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Prova completa: Yamaha R1

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Non è esagerato, e nemmeno fuori luogo, definire la Yamaha R1 un capolavoro: tutte le modifiche apportate alle componenti della carrozzeria hanno motivazioni tecniche tese al miglioramento dell'efficienza generale della moto, alla diminuzione del peso e in definitiva all'aumento delle prestazioni. L'importanza dell'aerodinamica su una moto del genere è tale che tutti gli elementi estetici della R1 sono stati ridisegnati, a cominciare dalla carenatura, che risulta modificata sia lateralmente, sia inferiormente.

Anche il cupolino è stato reso più efficace adottando forme più rastremate e filanti, accentuate da un disegno ancor più arrabbiato del doppio faro e dal prolungamento verso il basso del profilatissimo parabrezza. Anche la forma del serbatoio del carburante appare ampiamente alterata nella parte inferiore e in quella posteriore e diversi sono anche il disegno del codone e la stessa sella del pilota.

Il cruscotto a prima vista sembra identico a quello della prima edizione della R1, ma in realtà la generale cura dimagrante ha coinvolto anche questo importante componente, che risulta più sottile e più leggero di prima. Non solo: rinnovati sono anche i due strumenti, costituiti dal contagiri analogico (con zona rossa a 11750 giri) e dal tachimetro digitale, ben leggibile entro un largo display a cristalli liquidi. Piacevoli e ben realizzate le rinnovate scelte cromatiche che "muovono" ed impreziosiscono non poco le forme della nuova R1.

Continua...



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