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Prova esclusiva: MV Agusta Brutale Serie Oro
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In più, in questo caso, gli splendori del telaio a traliccio, del compattissimo propulsore e della raffinata componentistica sono spudoratamente ostentati creando un insieme al tempo stesso tozzo ed elegante. Una roba da matti. Che volete di più? Un giretto veloce? Pronti! Scippiamo un esemplare non definitivo" (si fa per dire...) agli uomini della CRC per accontentarvi.
Vissuta in sella, rispetto alla sorella carenata, la Brutale è ben diversa: lo spazio a bordo non è abbondantissimo, e i piloti più alti accusano soprattutto il limitato sviluppo longitudinale della sella, che non consente di arretrare come si vorrebbe. Il resto calza alla perfezione, perché il sagomatissimo serbatoio (che integra i condotti d'immissione dell'aria ed è contraddistinto da due pronunciate escrescenze laterali nella parte superiore) è raccordato al resto delle smilze sovrastrutture in modo esemplare, così da determinare un punto vita sottilissimo senza tuttavia compromettere la possibilità di appigliarsi nella guida sportiva.
Se le gambe assumono una posizione non dissimile da quella indotta dalla F4 - sportiva ma non certo scomoda - per le braccia le cose cambiano decisamente per via del manubrio, ampio e appena rialzato, che tuttavia lascia ancora quel minimo di carico sui polsi che aiuta a percepire il lavoro dell'avantreno.
Quest'impostazione condiziona profondamente la sensazione di maneggevolezza, nel senso che rispetto alla F4 - che per inciso è agilissima - la Brutale sembra quasi una bicicletta: a passo d'uomo è già sorprendentemente bilanciata e reattiva, pronta a rispondere fulminea ai comandi del pilota e ad impennarsi spontaneamente se solo questi esagera con la rotazione dell'acceleratore. Perché in effetti, un po' per i rapporti accorciati, un po' per la diversa messa a punto del motore, le risposte sono davvero… brutali.
Continua...
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