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Prova racing: Honda Harris SP-1
di Andy Ibbot, BikeNet - traduzione di Edoardo Licciardello - Foto Mark Wernham
Per questo motivo la SP-1 schierata da Harris è dotata di sofisticatissime (e costosissime) sospensioni Ohlins sia all'avantreno che al retrotreno, che permettono di variare tutti i parametri fondamentali della moto, quali l'altezza, l'interasse (tramite piastre di sterzo regolabili) e la frenatura idraulica, per variare in maniera sostanziale il comportamento della moto.
La moto di Emmett è piuttosto diversa dalle altre sotto diversi aspetti. Tanto per cominciare, il comando del freno posteriore è ad azionamento manuale, caratteristica sicuramente ereditata dalle GP a due tempi che Sean guidava prima di passare alla Superbike. Le pedane, poi, sono piuttosto basse per una moto da corsa, ma data la lunghezza delle gambe di Emmett non c'è da stupirsene: il problema è che così diventa difficile ancorarsi al serbatoio, il che a sua volta rende faticoso il rimettersi dritti in sella in uscita di curva senza fare forza sul manubrio - ma ci arriveremo fra poco.
L'inserimento in curva è più difficile di quanto non dovrebbe essere: Harris ha lavorato molto sulla velocità di percorrenza delle curve della SP-1. Il problema è che i piloti vogliono moto sempre più agili per velocizzare il più possibile l'inserimento in traiettoria. Ma più la moto è agile, più diventa - giocoforza - instabile in rettilineo. E' questo il caso della Honda Harris: se si prova ad uscire di curva a gas spalancato cercando contemporaneamente di rimettersi in carenatura, una qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) sollecitazione al manubrio provoca sbacchettamenti di entità impressionante. Fate forza sulla gamba per rimettervi in sella, invece, e scoprirete una moto stabile e docilissima. Il problema, come dicevamo sopra, è che la lunghezza delle gambe del signor Emmett rende difficile usarle per cambiare posizione in sella.
Certo, si tratta da un problema da poco, e probabilmente molto semplice da risolvere cambiando la posizione delle pedane. Ma il vero problema è che questi difetti nascono dall'intenzione di Harris di velocizzare l'iscrizione in traiettoria della SP-1, senza però riuscirci a causa dell'ammortizzatore di sterzo, necessariamente tarato sul duro per contrastare gli sbacchettamenti.
Come è ovvio, l'ammortizzatore di sterzo rallenta l'ingresso in curva ma rende più stabile la moto: aumentandone però la rigidità si arriva ad eliminare i benefici raggiunti con una geometria di sterzo agile. Se volete verificare questa teoria, basta fare come ho fatto io nel test: provate ad uscire da una curva a gas spalancato aggrappandovi al manubrio. Vi troverete a sbacchettare da tutte le parti. State leggeri sullo sterzo, "mollate" un po' l'ammortizzatore di sterzo e uscirete lisci come l'olio.
Continua...
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