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Prova racing: Honda Harris SP-1
di Andy Ibbot, BikeNet - traduzione di Edoardo Licciardello - Foto Mark Wernham

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Mercoledì 22 novembre 2000

Quando leggete il test di una moto da corsa sapete bene che chi stende l'articolo passerà la maggior parte del suo tempo a far notare quanto la moto in versione racing sia migliore di quella stradale, così come è giusto che sia. In questo caso, tuttavia, vista in ottica di gare, la Honda Harris SP-1 è partita piuttosto in ritardo di preparazione, e si è trovata a dover recuperare. La moto in prova è quella di Sean Emmett: interessante il fatto che guidando le moto da corsa, dal loro assetto si ottiene anche uno spaccato dello stile di guida e del modo di intendere le corse del pilota che le porta in gara.

Ma partiamo dall'inizio: fate finta di essere un team manager, la FIM annuncia che nel 2002 il regolamento cambierà e nella Superbike tutti avranno a disposizione moto "kit", e nessuno potrà quindi più schierare mezzi ufficiali. Pensandoci bene, sembra perfettamente logico cercare di anticipare la concorrenza cominciando a sviluppare la moto kit con due anni di anticipo.

Una moto "kit" altro non è se non una moto allestita con parti speciali fornite dalla casa costruttrice. Pezzi speciali che chiunque può acquistare, e che rendono una moto privata molto più veloce ma non tanto quanto una ufficiale, che a sua volta monta parti solitamente ancora più leggere, prestanti e robuste. Potete già immaginarvi il risultato: rispetto alla SPW di Colin Edwards la moto schierata da Harris è meno potente e leggermente più pesante. Niente di grave, se non fosse che la FIM ha fatto dietro-front un'altra volta. Si alle moto ufficiali, niente più obbligo di fornire kit ai privati.

A una sola settimana dall'inizio del campionato, quindi, vi trovate già in svantaggio: le moto "kit" sono appena state consegnate. Non c'è tempo per testarle, svilupparle e ottenere magari qualche pezzo ufficiale. Nel frattempo, il resto del paddock schiera moto ufficiali. Facile immaginarsi come andrà a finire: sarà una stagione difficile...

In qualunque altro campionato nazionale, molto probabilmente la moto allestita da Harris sarebbe in grado perlomeno di lottare per il podio. Nel campionato inglese, il più importante e combattuto campionato nazionale (e quello a più alta densità di moto ufficiali) del mondo, le possibilità di puntare così in alto sono ridotte al lumicino.

Per migliorare le cose, Harris ha fatto l'unica cosa che poteva: trascurare il motore e intervenire sulla ciclistica, contando sul fatto che migliorando la guidabilità avrebbe potuto permettere al pilota di compensare la carenza di cavalli.

Continua...


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