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Prova in pista: Ducati 996R
di Edoardo Licciardello

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Martedì 6 marzo 2001

Valencia, mattina di Lunedì 5 Marzo. Dalle finestre dell'albergo il cielo appare plumbeo, la strada umida e il vento del giorno prima pare essersi calmato, facendo diminuire le speranze di poter effettuare qualche giro asciutto. Pista sconosciuta, probabilmente bagnata e moto da 140 cavalli: confesso di essere un po' teso... e invece, una volta raggiunto il circuito Ricardo Tormo, la pista si dimostra asciutta grazie al vento che fuori città non ha smesso di soffiare - visto il cielo, abbiamo anche qualche speranza che il meteo viri al bello.

Salire sulla 996R, per quanto emozionante, non riserva sorprese: la posizione di guida è assolutamente identica alla versione standard. Anche la meravigliosa tonalità di scarico che prorompe dai due Termignoni in carbonio (non omologati, ma in dotazione con la moto) non è troppo diversa da quella di una SPS, almeno al minimo. Ma già alla partenza dalla corsia box le cose cambiano: il motore sembra notevolmente più fluido, anche se ai bassi regimi (diciamo sotto ai 5000) il collegamento fra comando gas e risposta motore non è proprio direttissimo: il motore tende ad affogare per un istante se si spalanca l'acceleratore, e c'è comunque qualche incertezza anche parzializzando. Ma d'altra parte, se qualcuno compra una 996R per tenerla a questi regimi significa che non ha capito davvero niente...

Primi giri con i piedi di piombo: il vento tiene bassa la temperatura dell'asfalto, i tecnici Michelin hanno tenuto una pressione troppo alta per le Pilot Sport di primo equipaggiamento e la pista, in un paio di punti, si fa davvero dare del lei. Ma ciononostante emerge il carattere del propulsore: sopra i 5000, nelle marce basse, la progressione toglie il fiato. I 140 cavalli dichiarati ci devono essere proprio tutti: sulla veloce chicane il nuovo testastretta spinge come un dannato incurante del dislivello, impressionando per rapidità nel prendere i giri ma soprattutto per la linearità dell'erogazione.

E' sparito quel calcio nel sedere in alto che caratterizzava la SPS; sulla R, dai 5-6000 in poi la spinta è forte ma regolare, la tonalità di scarico è grintosissima e pur diventando più acuta con il salire dei giri non cambia, lasciando intendere che la curva di coppia (estremamente regolare) vista la sera prima su un lucido non è una mera boutade pubblicitaria. L'incertezza mostrata (e tra l'altro, in altra occasione mi sono trovato con la moto ammutolita senza ragione in staccata) è comunque da ricondursi all'allestimento con silenziatori in carbonio e mappatura racing: un guadagno di quasi sei cavalli ha indubbiamente il suo prezzo...

Una pausa ai box per bandiera rossa (nel frattempo il vento ha spazzato via le nubi, regalandoci una giornata meravigliosa - peccato solo che le foto siano già state fatte...) permette ai tecnici Michelin di verificare la temperatura dei pneumatici e di abbassarne la pressione: la 996R ne esce trasformata. Dopo un giro la gomma è in temperatura, trasmettendo molta più confidenza nell'inserimento in curva e alla corda: la maneggevolezza è notevole, con un netto miglioramento rispetto alle versioni standard della supersportiva Ducati. Certo, la R1 è ancora lontana, ma il miglioramento c'è e la stabilità - e il feedback - a centro curva ripagano ampiamente dello sforzo in più quando si tratta di iscrivere la "R" in traiettoria.

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