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Guida all'usato: Yamaha XT600
di Andrea Crosato

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INTRODUZIONE

La Yamaha XT 600 e' un grande classico dell’enduro a quattro tempi: deriva infatti dalle mitiche XT 500 ed XT 550, indimenticabili capostipiti di questa categoria, ormai passata di moda ma che, nel recente passato, ha raccolto i favori del pubblico italiano ed europeo. L’impostazione di questa moto la pone come proposta intermedia nella gamma delle enduro Yamaha, tra le più specializzate TT/E e TT/R e la turistica Tenere (ormai fuori produzione).

Attualmente la categoria delle enduro monocilindriche sta vivendo un periodo sfavorevole. Tali moto rappresentano però una valida proposta per chi vuole affacciarsi al mondo delle due ruote con un mezzo facile, economico ed effettivamente molto versatile: ne e' prova il buon gradimento delle enduro monocilindriche sul mercato dell’usato. Non dimentichiamoci che una motocicletta di questo tipo può essere una ottima nave scuola per un principiante, grazie a peso contenuto, prestazioni non eccessive, maneggevolezza elevata ed incredibile facilità di guida.

La XT 600 E del 1991

La XT 600 E che, presentata nel 1991, ha introdotto diverse innovazioni nella gamma XT. Tra queste, la principale era senz’altro l’avviamento elettrico, richiamato anche dalla lettera “E” riportata nella sigla del modello (la versione con il kickstarter era denominata XT600K).

Tutta nuova anche la linea, che pur richiamando la precedente si dimostrava meno aggressiva e specialistica. Le altre novità erano comunque volte a stradalizzare la XT, che come quasi tutte le sue colleghe era nata per il fuoristrada ma utilizzata in prevalenza per spostarsi su asfalto: si trattava essenzialmente del passaggio da una ruota posteriore da 18" ad una da 17", unito ad un allungamento dei rapporti, un lieve abbassamento della sella, l’adozione del freno a disco posteriore e altre modifiche di dettaglio (strumentazione e altro).

Prestazioni

La minore aggressività rispetto al modello precedente non e' solo estetica: l’allungamento del rapporto di trasmissione ha l’effetto di stemperare la notevole coppia ai bassi regimi, caratteristica principale di un motore generoso ma poco propenso agli allunghi. Aprendo con decisione il gas, avendo cura di evitare questa operazione ai regimi più bassi per evitare gli immancabili strappi, si avverte il classico "calcione" dei monocilindrici: tutto però si esaurisce in fretta e l’erogazione perde vivacità, consigliando di passare al rapporto superiore. Sulla versione precedente i rapporti più corti conferivano una maggiore vivacità alla moto: ad ogni apertura del gas corrispondeva una robustissima e "maschia" risposta del propulsore, che dava l’impressione di essere molto più cattivo. Alla prova dei fatti la differenza era contenuta, e anzi il maggiore utilizzo del cambio richiesto in accelerazione con la "vecchia" XT favoriva leggermente la versione E, più godibile anche nella marcia a velocità costante ma prevedibilmente svantaggiata in ripresa.

Avrete notato l’assenza di riferimenti a particolari regimi di rotazione: infatti una peculiarità della XT/E era anche l’assenza del contagiri (presente invece sul modello precedente), sostituito da una più semplice spia rossa che si accendeva al superamento dei 6.500 giri/min. La mancanza di questo strumento, che sarebbe necessario in una moto di estrazione più sportiva, e' a tutti gli effetti inavvertibile a causa della citata erogazione piatta del grosso monocilindrico Yamaha.

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