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Test utente: Yamaha TDM

di Andrea Crosato

Il motore, verniciato con cura e molto ben confezionato, è ben incastonato nel famoso telaio Deltabox; purtroppo la zona anteriore del basamento è soggetta all’accumulo di sporcizia nelle porosità, ed i collettori di scarico (verniciati in nero opaco) tendono ad assumere un colore giallastro difficilmente eliminabile.
Sono invece all’altezza della situazione i terminali di scarico, cromati e molto corti: quest’ultima caratteristica è resa possibile dall’impiego di un grosso silenziatore centrale posto davanti alla ruota posteriore, che si rivela una buona idea in quanto, pur molto efficace, non è troppo "invadente".


Il compatto motore bicilindrico il linea frontemarcia

Finalmente terminata l’analisi statica della moto, mi accingo a salire in sella: confesso che le dimensioni imponenti, il peso non trascurabile e la notevole potenza mi preoccupano un po’, ma una volta in sella la tensione svanisce. La posizione di guida è infatti molto rassicurante: tutto è a portata di mano, i comandi sono ben fatti e l’ampio manubrio dà una confortante sensazione di controllo.
Appena avviato, il motore mi sorprende per la sommessa ma grintosa tonalità di scarico, una sorta di cupo e "zoppicante" borbottio. Inserisco la prima (con un sonoro "clack") e parto con circospezione; precauzione inutile, dato che il grosso bicilindrico è molto fluido anche a regimi trialistici, dove semmai si vorrebbe un po’ di coppia in più. La spinta comunque non manca mai, e basta un filo di gas per muoversi velocemente: in queste condizioni il consumo è veramente basso, ed è facile avvicinare e superare i 20 km/litro.
Una volta presa confidenza si può osare un po’ di più: a 3000 giri la spinta aumenta, poi a 6000 c’è un ulteriore, grintoso impulso, accompagnato da un cambio di sonorità, che porta a superare d’un fiato la zona rossa, prudenzialmente posta a quota 8000. A 9000 giri/min è meglio cambiare, anche se il motore non sembra voler smettere di spingere come un dannato. Se c’è un limitatore, è oltre questa soglia: io non andrò certo a cercarlo!

Dunque, motore promosso a pieni voti perché eroga prestazioni notevoli in scioltezza e con consumi abbastanza contenuti: anche tirando un bel po’ è difficile (guidando su strade aperte al traffico!) scendere sotto i 15 km/litro.

Passiamo alle impressioni di guida: nelle manovre e nei tornanti più stretti il peso (superiore ai 200 kg) si fa sentire, ma basta guadagnare un po’ di velocità per scoprire che la moto è addirittura maneggevole. La discesa in piega è rapida e sicura, e la traiettoria impostata viene seguita con rigore.
Sono le sospensioni a porre un freno all’esuberanza della TDM: la taratura standard privilegia giustamente il comfort, e le possibilità di intervento su idraulica in estensione e precarico di forcella e ammortizzatore risolvono solo in parte il problema.
A dire il vero, questo "problema" compare solo quando si pretende dalla grossa Yamaha un comportamento da supersportiva: si può comunque raggiungere un gran bel ritmo senza difficoltà, evitando magari manovre troppo brusche e privilegiando una guida non troppo aggressiva.