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Salone di Tokyo: Yamaha MT01
Parlavamo in questi giorni di una futura evoluzione bicilindrica della V-MAX, fortunato modello
che in tanti anni ha riscosso un eccellente successo in tutto il mondo senza sostanziali modifiche.Devo dire che se la MT01 rappresenta per la Yamaha l'evoluzione delle "street dragster" siamo davanti ad una nuova filosofia costruttiva che potrebbe portare la casa dei tre diapason ad aggredire mercati di nicchia come ad esempio quelli attualmente coperti dalle Buell o da certe Moto Guzzi. Perchè in effetti sembra che la MT01 non sia un semplice prototipo da salone, di quelli fatti con legno e plastilina per stupire pubblico e giornalisti ma senza neppure un bullone avvitato ad un dado. La MT01, con le ovvie esagerazioni che la particolare atmosfera del Salone di Tokyo richiede, è una moto pronta ad andare in produzione con modifiche più di dettaglio che sostanziali.
Quello che conta in questa moto non è certo l'aspetto delle sovrastrutture - magari completamente
diverso al momento di essere costruita in serie - ma la struttura, l'impostazione.Il motore è una unità derivata dal bicilindrico di 1600 cc di cilindrata che attualmente equipaggia la Road Star, ma già dal disegno dei carter si può intuire una diversa preparazione meccanica ed una probabile robusta iniezione di coppia e potenza. A primo impatto la MT01 suscita una serie di "deja vu", qualcosa di indefinibile che ricorda innanzitutto le Buell per la poderosa figura del motore su cui risulta incentrata tutta l'estetica della moto, ma anche ad esempio la Moto Guzzi V7 Sport. Poi dall'immagine generale ci si sposta sui dettagli ed è un crescendo di emozioni, provocate da ogni minimo particolare che su questa moto risulta unico, originale ma perfettamente integrato al resto, tanto da non capire perchè non era stato fatto così prima... Domo arigato, Yamaha. Continua a farci sognare.
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