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Prova: Kawasaki ZX-7R
di Emma Sorrell, BikeNet - traduzione di Edoardo Licciardello


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Mercoledì 4 Ottobre 2000

La ZX-7 ha sostituito la gloriosa ZXR750 nel 1996, con il chiaro intento di schierare una moto più aggiornata nel mondiale Superbike nello stesso anno in cui è stata aggiornata anche la GSXR750. La versione stradale si è dimostrata più pesante e - almeno sulla carta - leggermente meno potente dell'avversaria Suzuki. Tuttavia, ha riscosso un certo successo di vendita: evidentemente in molti hanno considerato la stabilità derivante dal peso un vantaggio per una moto stradale.

L'esemplare della nostra prova era del solito verde Kawasaki, con le ruote e il codone viola, la qual cosa lascia perplessi: le moto da corsa sono completamente verdi, perché non fare lo stesso con la versione stradale? In ogni caso, dal punto di vista estetico tutto è dove deve essere, e dal vivo la ZX7 si dimostra estremamente attraente, con qualcosa di diverso dalle altre Kawasaki di adesso.

Le due prese d'aria sul cupolino, situate ai lati dei fari, convogliano l'aria verso i carburatori con effetto ram-air alle alte velocità: l'estetica ricorda molto le endurance di qualche tempo fa. Il frontale della ZX-7 sembra piuttosto basso, specialmente per quanto riguarda la punta della carenatura, ma il cupolino si dimostra sufficientemente alto da offrire un'elevata protezione aerodinamica. Gli indicatori di direzione sono minuscoli - probabilmente al limite della legalità - mentre il silenziatore è sproporzionatamente grande a causa delle norme di omologazione. Il passeggero, inoltre, è tenuto maggiormente in considerazione di quanto non avvenga normalmente sulle sportive: la sella è abbastanza comoda e ci sono addirittura due maniglioni a cui attaccarsi.

Continua...


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