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Impressioni di guida in pista della Honda X-Eleven
Aprile 2000 Mmmm... pensavo di dover girare con la CB500 che abbiamo appena finito di provare ed invece il responsabile Honda, con un sorriso sornione, mi dice: "Perchè non fai qualche giro con quella?" "Quella", adagiata mollemente sul cavalletto laterale, apparentemente inoffensiva nella penombra del box, è una X-Eleven, una moto che dimostra come anche alla Honda ogni tanto si lasci spazio alla fantasia estrema per dar vita ad una creatura assolutamente illogica, totalmente inutile ed incredibilmente entusiasmante!
La scena si svolge nel paddock del circuito di Imola, tracciato che mette a dura prova le ciclistiche
ed i manici fatto di saliscendi mozzafiato, secche varianti e curvoni veloci, staccatone e tornanti:
insomma, c'è un po' tutto quello che serve a pompare adrenalina a mille, compreso un asfalto
tutt'altro che liscio a causa dell'ultimo GP di Formula Uno.Certo che la moto è imponente, nonostante il bel nero metallizzato faccia di tutto per affinarne le forme il serbatoio incute timore per quanto è largo, con quelle splendide svasature laterali che sembrano fatte apposta per ancorarsi con le ginocchia nelle tremende accelerazioni di cui questa moto è capace... Ci giro intorno incantato dalle forme suadenti, il codone è un piccolo capolavoro di cesello e sovrasta una bellissima coppia di scarichi che puntano verso l'alto come due bazooka. L'avantreno è fortemente caratterizzato dai due grossi dischi lavorati da pinze dall'aspetto particolarmente professionale e rassicurante, e nel complesso la moto è molto più bella che in foto, dove forse risaltano troppo i due convogliatori laterali del radiatore. Bah, da ferma sembra inoffensiva, chissà se si impermalosisce se ci monto sopra? Per ora non morde, anzi, una volta in sella sembra di averla sempre guidata, bene incastonati ma non troppo costretti in una posizione obbligata, con le mani che vanno automaticamente ad impugnare il largo manubrio. Il busto è piegato in avanti quel tanto che basta a dare confidenza, ma la posizione dei polsi consente di abbassarsi senza sforzo e mantenere lo stesso un'angolazione naturale; ricorda molto la posizione di guida delle Superbike americane di qualche anno fa, quando Eddie Lawson ancora correva negli ovali prima di approdare al Motomondiale.
Una lieve pressione sul pulsante di avviamento ed il quadricilindrico prende vita, o almeno lo
immagino perchè la lancetta del contagiri si è mossa, visto che le vibrazioni ed il
rumore sono praticamente assenti... La prima entra dolcemente, e fare manovra sul cemento scivoloso
del box è un gioco da ragazzi, con il bestione che reagisce docile ed equilibrato anche
praticamente da fermo.
Mi metto in coda ad un gruppo di scatenati ed iniziano le danze: il primo giro per scaldare le gomme
e poi si inizia a dare un po' di gas. La prima sorpresa ci coglie sul rettilineo, dove la
strumentazione mostra di essere lì con una funzione non solo estetica, visto che riesce
a togliere dalle spalle e dal casco un bel po' della pressione dell'aria. Certo, non c'è la
protezione di una Gold Wing, ma stando ben acquattati si riescono a raggiungere (e velocemente!)
velocità impensate.
Alla prima variante si arriva con una discreta staccata, ma la X-Eleven si accuccia tranquilla senza
saltellare, con giusto quel tanto che basta di freno motore per mantenere la ruota posteriore
aderente e non perdere la linea ideale. Il cambio è veramente un burro e le marce vanno
dentro quasi da sole, poi proviamo a buttar giù la moto di forza, aiutandoci con lo
spostamento del corpo: il manubrio largo rende tutto molto facile, e anche se la moto non può
certo essere definita un missile a trovare la corda le manovre avvengono con facilità,
senza intimorire con reazioni scomposte. In uscita poi il generoso motore permette di dare quel
tanto che basta di sovrasterzo per chiudere la curva velocemente.
Alla Tosa poi è uno spasso, piegati fino a strusciare la pedana con il motore bene in coppia
aspettando il momento di aprire il gas, sentendo millimetro per millimetro la reazione della gomma
posteriore sollecitata dalla potenza del quattro cilindri.In accelerazione le salite non esistono, in qualunque marcia si viene fiondati via dalle curve per arrivare in un batter d'occhio alla staccata successiva, senza però la cattiveria dell'entrata in coppia di una seicento, a volte difficile da gestire. Qui tutto sembra avvolto da morbida bambagia, tutto è soffice e morbido, tranne il cordolo della Rivazza che mi sta schizzando incontro ad una velocità spaventosa...
Certo, sulle ondulazioni dell'asfalto imolese la moto ondeggia un po', ci fa capire che una signora
non può essere strapazzata senza riguardi, ma lo fa con aria bonaria. Le oscillazioni si
smorzano da sole ed in accelerazione l'avantreno rimane granitico anche aggrappandosi con forza al
manubrio, merito anche di quote ciclistiche non "estreme". Volendo forzare la staccata - operazione
assolutamente inutile con una moto di questo tipo - il controllo rimane ottimo, anche se nell'ultima fase
il peso si fa sentire.Un paio di giri con il rapporto più lungo inserito ci fanno poi apprezzare le grandi doti del propulsore, incredibile "polmone" che potrebbe consentire alla Honda di fare una X-Eleven con soli tre rapporti del cambio: uno per partire, uno per guidare normalmente ed uno per l'autostrada!
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