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Guida all'usato: Honda VFR
A cura di Emanuele Sali

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La Tecnica.

Il motore di 748 cc. del VFR era il famoso quattro cilindri a V di 90° usato fino all’anno scorso in configurazione pistaiola sulla ben piu’ prestante RC30 che gareggiava nel mondiale Superbike, ed era incastonato in un superbo telaio a doppio trave in alluminio.
La distribuzione era affidata ad una solida cascata di ingranaggi in posizione centrale (laterale sull’RC 30 e sul nuovo VFR 800), soluzione decisamente inconsueta in una moto di produzione per via del costo decisamente superiore a quello di una catena, ma spesso utilizzata in motori ad alte prestazioni per via delle superiori doti di precisione anche sotto stress.
L’alimentazione era assicurata da quattro carburatori e la potenza massima, non eclatante per una 750, era volutamente autolimitata a 100 cv a 10.000 giri/min. all’albero. La coppia di 6,9 si raggiungeva a circa 8000 giri/min. Circa 240 Km/h la velocita’ massima effettiva.

La Guida Turistica.

Facile da condurre e dotata di una posizione di guida adatta a chiunque e di un cupolino lievemente piu’ rialzato e protettivo del modello precedente, si rivelava decisamente adatta alle lunghe gite fuoriporta. Il busto solo lievemente caricato in avanti, i semi manubri rialzati e le gambe ben disposte sulle pedane lasciavano al pilota chilometri e chilometri di guida rilassata anche con il passeggero, che trovava ospitalita’ su una sella larga e pedane alla giusta latezza.
Le sospensioni, soprattutto nella regolazione standard, offrivano un buon comfort grazie alle ottime doti incassatrici della forcella e del mono posteriore.

Pronto all’avviamento il V4 honda ci metteva poco a raggiungere la temperatura ideale, senza che nessun vuoto o incertezza trapelasse da sotto la sella. Regolare tanto da essere definito "elettrico" il motore si faceva apprezzare per la trattabilita’ che consentiva di riprendere a gas splancato anche dai mille giri in sesta marcia senza nessun rifiuto. Frizione (idraulica) e freni ben modulabili convincevano nella guida turistica, cosi’ come il cambio docile e preciso.

Intuitivo, il VFR era una moto che perdonava quasi tutto al suo pilota, aiutandolo anche in situazioni critiche grazie all’angolo di sterzo ed alle geometrie del delaio non esasperate. Sincero nella guida turistica, dopo pochi chilometri sembrava di averlo guidato da una vita dando confidenza subito ma senza fare brutti scherzi.
Le vibrazioni inesistenti, tranne una leggera punta sui 4.500 giri/min sulla pedana sinistra, la nutrita serie di accessori e due comodi ganci sotto il codone completavano il quadro turistico del VFR 750.

La Guida Sportiva.

Nella guida sportiva invece le sospensioni si rivelavano ben presto troppo soffici, con l’avantreno che affondava nelle staccate decise alleggerendo la ruota posteriore e provocandone indesiderate perdite di aderenza sempre pero’ ben controllabili.
Per un uso più sportivo era quindi opportuno sostituire l'olio della forcella con uno piu’ denso ed indurire il precarico molla di un paio di tacche all’anteriore, mentre al posteriore bastavano tre tacche in piu’.
Un ulteriore giovamento veniva dallo sfilamento delle canne della forcella dalla piastra superiore di sterzo di circa 5mm, così da rendere l’avantreno molto piu’ veloce e reattivo riducendo l’effetto di "galleggiamento" proprio di questa moto.

Cosi’ settato il VFR regalava emozioni a non finire e, a patto di condurlo sempre in modo omogeneo e non di forza, concedeva ore di puro divertimento sul misto stretto, grazie anche alle doti di potenza e coppia del trattabile motore.
Quest’ultimo infatti era perfetto per sostenere la moto ed uscire in velocita’ dalle curve piu’ accentuate senza pero’ mettere in crisi il pneumatico posteriore come invece avviene oggi con le moderne supersportive. Con il VFR si poteva tranquillamente osare con il gas anche a moto piegata in seconda o terza marcia senza che perdite di aderenza improvvise creassero scompensi di assetto.
Il cambio poteva soffrire di qualche raro impuntamento solo se messo duramente sotto sforzo ed i freni dimostravano il classico fading solo dopo qualche giro in pista, ma mai su strada.

Nel complesso dunque la guida del VFR era sempre intuitiva, semplice ed efficace in ogni frangente.

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