INTRODUZIONE
Quando venne presentato, nel lontano 1986, il VFR 750 era nelle caratteristiche tecniche e nelle
intenzioni della Honda, una moto sportiva con una potenza di 105 cavalli ed un peso relativamente
contenuto.
Con il passare degli anni e delle versioni il carattere corsaiolo di questa moto è stato smussato
per farne una delle più eclettiche e piacevoli sport-touring mai prodotte, tanto da renderla
ancora oggi nella sua ultima evoluzione una moto decisamente appetibile a ben 13 anni di distanza dalla
presentazione del primo modello!
L’estetica.
Il VFR del 1994 differiva principalmente dal suo immediato predecessore, prodotto dal 1990 al 1993
e capostipite del famoso forcellone monobraccio, per la forma della carenatura che si presentava più
affusolata nel cupolino e nella parte centrale, cosa che donava alla moto una linea slanciata ed un certo carattere
sportivo.
Il faro sdoppiato sul cupolino e le feritoie laterali sulla carena erano prese a prestito da
quell’esempio di tecnologia che era l’NR750, moto famosa per i suoi pistoni ovali e per il costo
proibitivo. Il serbatoi ben sagomato ed il codone appena slanciato verso l’alto completavano l’insieme
di una moto armoniosa nelle forme e, a suo modo, quasi felina.
Poche erano le scritte : lo stemma Honda
sui lati del serbatoio e la scritta VFR in basso sulle carene laterali con il puntale nero lasciavano
spazio alle verniciature spesse e ben rifinite. I colori disponibili erano gli eleganti grigio
metallizzato, nero metallizzato, blu metallizzato, lo sportivo rosso e i non fortunati (almeno in Italia)
azzurro e verde bottiglia.
La Dotazione.
Il VFR era una moto ottimamente rifinita, con plastiche perfettamente accoppiate che celavano
alla vista lo splendido motore quattro cilindri a V. Il cupolino vantava un sistema di aggancio al
telaio senza il fastidioso "telaietto" metallico che ancora oggi si usa sulle sportive
lasciando libera la vista del completo cruscotto in dotazione.
Tachimetro/contachilometri, contagiri
con sfondo bianco, indicatore della temperatura dell’acqua ed indicatore del livello del carburante,
assieme ed una nutrita serie di spie (luci di posizione, abbaglianti, cavalletto, riserva, frecce)
davano in ogni momento le informazioni necessarie alla guida. Se a questo aggiungiamo che la
strumentazione prendeva una gradevole ed elegante colorazione verde di notte, possiamo dire che
guardare quel cruscotto era una vera soddisfazione.
I semi manubri, rialzati dalle piastre dello
sterzo di qualche centimetro erano di ottima fattura e regolabili in ampiezza ed i comandi
frecce/luci/avviamento facili da azionare e robusti. La sella imbottita quanto basta non dava
particolari problemi nemmeno sulle lunghe distanze mentre le due massicce maniglie per il passeggero
erano ripiegabili sotto la sella per poter installare il guscio in dotazione che trasformava il VFR
in monoposto. L’interruttore di sicurezza sul cavalletto laterale, il rubinetto di carburante automatico
ed il cavalletto centrale completavano la dotazione di base del V4 Honda.