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Cagiva Raptor e V-Raptor

Così simili e così diverse.
Basta un codino diverso ed un'accenno di cupolino (ma è poi veramente così o non è piuttosto una nuova struttura stilistica destinata a fare proseliti?) per distinguere in modo così accentuato il carattere di due moto per il resto perfettamente uguali?
Nel caso delle Cagiva Raptor e V-Raptor diremmo proprio di sì, visto che si tratta di due moto non solo molto diverse a colpo d'occhio, ma anche rivolte a due tipi di acquirente.

Cagiva V-Raptor La Raptor si rivolge ad un target più tradizionale e variegato, che spazia dall'appassionato di moto tecnicamente all'avanguardia ma con una caratterizzazione estetica non troppo esasperata, e che trova nella Raptor una linea evoluta dalle naked attuali. Parliamoci chiaro: la Raptor è l'erede degnissimo della Ducati Monster, e non potrebbe essere altrimenti visto che è nata dalla stessa matita di quel genio che è Miguel Galluzzi.
La linea è così moderna ed attuale, ma mantiene quell'aria di tradizione ben apprezzata da tanti motociclisti.
Rivoluzione e non evoluzione per la V-Raptor invece, adatta a chi non desidera certo passare inosservato: la V-Raptor potrebbe benissimo essere impiegata in un film di fantascienza tanta è la carica innovativa e la forza stilistica che emana dalle sovrastruttore dalla forma affilata. Al contrario della sorella nuda (che invece si presta benissimo a personalizzazioni di ogni tipo) pensiamo che nessuno oserà manomettere la perfezione dello stile che non accetta indecisioni: si ama o si odia!

La ciclistica. Il telaio è un traliccio in tubi d'acciaio ad alta resistenza, abbinato ad una forcella anteriore a steli rovesciati da 43 mm e ad un monoammortizzatore posteriore regolabile nel precarico. Non dovrebbero esserci altre possibilità di regolazione delle sospensioni, e questo potrebbe costituire un limite nell'uso più sportivo, aspettiamo quindi con impazienza di poter provare la moto su strada per dare un giudizio definitivo.

Cagiva Raptor Per i freni ci si è affidati ad una terna di dischi Brembo, con la coppia anteriore di 298 mm di diametro e il singolo posteriore da 220 mm. Si tratta di un prodotto di alta qualità tecnicamente ben collaudato e di buon impatto estetico, che si abbina particolarmente bene con le belle ruote in lega leggera a 6 razze dal disegno volvente. Sui cerchi da 17 pollici (con un canale da 3.5 pollici l'anteriore e 5.5 pollici il posteriore) sono montati pneumatici 120/70 e 180/55, e di primo equipaggiamento arriveranno Metzeler MEZ1, Michelin TX23 (abbinato ad un Michelin A89 XTL al posteriore...) oppure Bridgestone BT56.

Il motore. Per il motore si è fatto ricorso all'unità da 996 cc di cilindrata di produzione Suzuki che equipaggia le TL1000, modificato nell'erogazione per offrire una curva di coppia ancora più godibile. I cavalli alla ruota dichiarati sono ben 105,5 e con una coppia massima di ben 9.22 kgm a 7000 giri il divertimento è assicurato: già con la Suzuki TL l'accelerazione era sempre prontissima qualunque fosse il rapporto del cambio inserito, ma con la Raptor sarà ancora più esaltante pennellare le stradine di montagna con la terza inserita, preoccupandosi solamente di tenere la ruota anteriore attaccata a terra!
Parlando delle caratteristiche tecniche ci troviamo di fronte ad un bicilindrico a V di 90 gradi longitudinale, dotato di distribuzione con doppio albero a camme in testa e quattro valvole per cilindro. Come già detto l'alimentazione è affidata ad un evoluto sistema di iniezione elettronica e l'accensione è del tipo digitale. Il peso a secco dichiarato è di 192 kg per la Raptor e di 197 kg per la V-Raptor.