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Prova: Aprilia Falco
di Andy Ibbot, BikeNet - traduzione di Edoardo Licciardello

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Giovedì 27 luglio 2000

Come Ducati, Guzzi e Triumph, anche Aprilia è dell'opinione che se si ha già in casa un motore valido non ha senso investire tempo, soldi e fatica nel crearne uno nuovo quando basta modificarlo per adattarlo ad un altro telaio per altri scopi. E voila, una moto nuova per un'altro genere di utenza. Signore e signori, ecco a voi la Falco, il primo tentativo Aprilia di entrare nel segmento Sport-touring.

La moto è stata realizzata con molta cura, e rappresenta un ottimo esempio del perché Aprilia venga ritenuta la Honda europea. La cura per i particolari e la voglia di competere con i produttori del sol levante, pur mantenendo l'inconfondibile carisma italiano, rappresentano la chiave d'interpretazione del successo presente e futuro della ditta di Noale.

La RSV rappresenta l'ammiraglia Aprilia, mentre invece la Falco, o SL1000 se preferite, è stata creata per racchiudere in una sola moto comfort, prestazioni e piacere di guida. Sarà molto difficile convincere i possessori di VTR e TL a vendere le loro moto giapponesi per passare alla Falco, ma forse basterà fargliela provare. Dopo pochi chilometri saranno più che disposti ad uno scambio alla pari, sia che i chilometri siano stati percorsi in autostrada, che invece siano stati quelli di una stradina di montagna.

Molto semplicemente, la SL è meno sportiva della RSV. Ma questo è un pregio, perché basta provarla per rendersi conto che la differenza con la RSV in termini di guida sportiva è veramente minima, pur offrendo molto di più negli altri campi. La posizione di guida è più rialzata, le pedane un po' più avanzate, il cupolino legermente più alto e la sella più confortevole. Il tutto implica che è possibile restare in sella più a lungo, pur senza perdere niente in termini di comunicativa fra moto e pilota.

Il telaio non è troppo diverso dalla RSV, e la posizione di guida più comoda permette di raggiungere facilmente i propri limiti su strada aperta. Solo impegnandosi a fondo emergono i limiti derivanti dai pneumatici, i Metzeler MeZ3, ma siamo ancora ben lontani dal raggiungere il limite delle sospensioni. E' possibile prodursi in coreografiche derapate al posteriore semplicemente accelerando molto presto in curva. Non è certo una situazione piacevole, ma significa che l'Aprilia ha solo bisogno di gomme più performanti, mentre guidando allo stesso ritmo una delle concorrenti si rischia ben più grosso...

La sensazione è di morbidezza rispetto a quanto ci si aspetta da una sportiva all'italiana, ma in realtà il lavoro svolto dalla forcella Showa e dall'unità Sachs-Boge al retrotreno è ottimo: assorbono senza fiatare buche ed irregolarità della strada pur rimanendo stabili e coerenti alle alte velocità.

Continua...


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