Il tuo marchio qui La Moto Guzzi riparte dalla V11

Una volta era la V7 Sport, moto mitica che ha fatto sognare un'intera generazione.

Allora le ipersportive non esistevano, e già il fatto di non avvitarsi sui curvoni o riuscire a frenare agli incroci era segno di grande sportività. Poi arrivò la V7 Sport, e fece lo stesso effetto della Honda NR 750 a pistoni ovali: bella e impossibile, con i suoi duecentoallora e la splendida carrozzeria verde metallizzato appoggiata su un telaio rosso fuoco.

Adesso la Moto Guzzi ha tutta un'altra storia, finiti i fasti degli anni sessanta e le tristezze degli anni ottanta ha anche cambiato nome e nazionalità: si chiama Moto Guzzi Corporation e si sta quotando alla borsa di New York. I piani di ristrutturazione a medio termine sono imponenti, con 70 miliardi di investimenti da parte dei soci americani da spendere in gran parte nei prossimi due anni.

Moto Guzzi V11 In attesa dei nuovi motori la parola d'ordine per riattirare gli appassionati dell'aquila è qualità, ed il primo modello del nuovo corso dovrebbe proprio essere l'erede della mitica V7 Sport del 1971: la nuova Moto Guzzi V11.
Sì, l'avete già vista in foto da almeno un paio d'anni, ed in effetti il progetto risale a quel periodo ma fu poi bloccato da problemi finanziari. In ogni caso il tempo l'ha maturata ed affinata proprio come un buon vino, ed il tipo di moto è proprio quello che adesso va per la maggiore.

Ma parliamo della moto e lasciamo i problemi finanziari agli gnomi delle borse: la moto è bella, molto più di quello che sembra in foto per via del serbatoio splendidamente modellato, del posteriore che richiama alla mente le moto da corsa anni sessanta, con l'unghia rigida però facilmente rimuovibile per poter ospitare il passeggero che, grazie al contenuto dislivello con la porzione di sella riservata al pilota, gode di una posizione decisamente migliore che in altre moto.

L'anteriore da' subito un gran senso di agilità, ed in effetti l'inclinazione del cannotto di sterzo è stata ridotta di un grado a favore della maneggevolezza, ma a questo scopo sono stati fatti interventi ben più radicali anche se meno visibili: il cambio è stato completamente ridisegnato adottando due alberi secondari, e la modifica ha tolto ben sette centimetri all'interasse! Anche la frizione è nuova e vanta il comando idraulico, ed anche se non è la più dolce in assoluto da azionare è comunque un bel miglioramento ed un deciso passo avanti verso la fruibilità totale della moto, che deve servire per la girata domenicale ma anche per andare in ufficio la mattina attraverso il traffico cittadino, dove le vecchie frizioni all'italiana si facevano tristemente notare...

Il motore è stato solo affinato partendo dalla base della 1100 Sport: bicilindrico raffreddato ad aria con due valvole per cilindro eroga sempre 91 cavalli, ma grazie alle modifiche all'impianto di iniezione, ai condotti di aspirazione ed alla marmitta adesso è decisamente più elastico e dolce nell'erogazione.

La moto sarà in vendita da settembre, ad un prezzo tutto sommato adeguato di 20 milioni tondi chiavi in mano: è probabilmente l'aquila di Mandello del lario con il miglior rapporto qualità/prezzo degli ultimi vent'anni.