Prove dei lettori

Honda GL 1800 Gold Wing 2002

Carlo Guerra
(11 marzo 2002)


Il mondo non è fatto solo di appassionati di moto. Non tutti si emozionano davanti a una Honda NR 750, a una MV Agusta F4, a una Della Ferrera, a una Indian. Per la Gold Wing 1800, è diverso. Se vi piace passare inosservati, statele lontani. Anche i più indifferenti vi scruteranno con curiosità, interesse, o con quel pizzico di disprezzo (invidia?) che alcuni mediocri nutrono nei confronti di chi preferisce una vivace ostentazione, di sé e del proprio mezzo, al piatto anonimato. Il peso di questi sguardi è a volte gratificante, a volte imbarazzante. A me piace. Mi dà la carica.

Le persone non sono ciò che guidano. C'è una crema di ignoranti delinquenti al volante di Ferrari e Rolls-Royce, e probabilmente anche sulla sella di parecchie GW. Però questi avanzi di galera danno una nota di colore e di folklore a un grigio mondo di mezzi tutti uguali, allineati e coperti.

E' davanti a me. Nera. Lucida. Imponente e lievemente inquietante. Un sogno lungo dieci anni che si realizza. Esito un attimo, le giro intorno studiandola per parecchi minuti, come per capire se è mia amica o mia nemica, poi monto.

Eccomi seduto sulla mia bella poltrona di pelle. Giro la chiave e una coreografica "cerimonia" di partenza (così la chiama il libretto di uso e manutenzione, tradotto in italiano da Don Lurio e Wendy), consistente in un'aquila dalle ali dorate che si materializza sullo schermo, mi dà il benvenuto in sella. Pulsante di avviamento. Il sei cilindri inizia a ronfare con la sonorità di un'orchestra d'archi. Devo fare manovra. La retromarcia elettrica, in pianura, non serve, se non si hanno problemi di mobilità agli arti inferiori. La riservo ad occasioni particolari.

Parto, e una nuova frontiera del piacere motociclistico mi si para innanzi. Mi dimentico delle altre moto e ritaro il mio metro di valutazione sulla base di parametri nuovi. Le promesse fatte sulla carta sono mantenute. Il motore, com'è inevitabile che sia, è un toro ai bassi regimi. Le leve sono morbide e tutti i comandi dolcissimi e progressivi. Le vibrazioni si fanno notare per la loro assenza assoluta. Lo stereo dal suono puro e corposo crea un'atmosfera inusuale e rilassante per un mezzo a due ruote.
Prima di salire sul GW ero sospettoso. La preoccupazione per il peso sarà tale da compromettere il piacere della guida a basse velocità? La risposta è un no deciso.

Sedile vicino a terra, raggio di sterzo da Vespa, frizione modulabile rendono le gimcane a passo d'uomo una formalità espletabile in pieno relax. E' bene rimanere comunque concentrati. Se la troppa disinvoltura nel manovrare frizione e acceleratore mi portasse malauguratamente a far spegnere il motore durante una svolta a bassa velocità, temo che i tubi cromati di protezione dai ribaltamenti laterali potrebbero essere chiamati a fare il loro lavoro. Cercherò di fare in modo che non mi capiti mai. Anche la fase critica di posizionamento della moto sul cavalletto centrale è facilmente superata. Non ci sono servomeccanismi, ma un uomo dalle medie risorse muscolari, coordinando l'azione di gambe e braccia, ce la fa in souplesse. La frenata, coadiuvata da dual-cbs, abs e anti-dive, mi piace, ad azione morbida e graduale sulle leve corrisponde decelerazione poderosa con assetto impeccabile. Vedremo in futuro se avrà il fading facile.

Misto. GW, docile come una pecorella, segue fedelissimamente le traiettorie imposte, nonostante i cambi di direzione a metà curva, per le note leggi sui momenti d'inerzia, non siano propriamente immediati. E' bene comunque non farsi prendere troppo la mano dall'apparente facilità di tenere ritmi di tutto rispetto, sulla base di questa ovvia considerazione: poiché la luce a terra non è elevatissima, anche se niente strofina a terra nella guida turistica medio-veloce, il margine di aumento di piega in emergenza è ovviamente ridotto, ed è drammatico pensare alle conseguenze di un eccessivo alleggerimento alle ruote, dovuto all'intervento di un terzo punto d'appoggio, in questa situazione.

Autostrada. Forse il suo regno, anche se io, con lei, adoro la città di sera, con poco traffico. Sui lunghi rettilinei delle nostre highways padane il cruise control, preciso e immediato, sposta più in là il confine del benessere motociclistico. Non viene voglia di spremere il motore, anzi, si vorrebbe poter dilatare il tempo per protrarre l'ebbrezza di godersi l'aria, che senti vicino ma non ti tocca, la musica (ai centosessanta si sente ancora, ma è più bello impostare una velocità di crociera inferiore), il motore, gli sguardi degli automobilisti che ti sorpassano. Se proprio ci si tiene, si può anche andare forte. La ciclistica non fa una smorfia, la stabilità, a qualunque velocità, è assoluta. Il parabrezza mi lascia la possibilità di vedere al di sopra, quindi non ho la sensazione di essere su un'auto, ma posso guidare col casco jet, senza occhiali, senza provare fastidio. Chi spreme una GW in autostrada ne falsa comunque lo spirito, oltre a farla consumare come un carro armato.

Il coraggio di spendere. Questa follia ha un suo prezzo, molto elevato. Value for money? Non l'ho ancora capito; si potrà dire sulla lunga distanza, se GW 1800 sarà capace di mantenere alto il suo valore nel tempo come GW 1500 è stata in grado di fare. Penso comunque di sì. La mia impressione, dopo pochi giorni di uso ed analisi della moto, è che gli uomini del marketing Honda siano dei grandissimi marpioni, e riescano a far leva, bene come pochi, sulle perversioni mentali di quelli come me, a bieco scopo di lucro. Iniziamo dal prezzo d'acquisto: la moto non ha concorrenti degni di questo nome (ci prova K 1200 LT, però non ci riesce, anche per via di quell'immagine da lavastoviglie che a parer mio si porta dietro), ma per quella cifra astronomica, che vi lascio il piacere di scoprire da soli, dovrebbe essere compreso tutto il possibile e anche qualcos'altro. Se io voglio il caricatore per sei cd, devo invece cacciar fuori ben 1297.22 euro extra. Questo è un insulto che grida vendetta agli occhi della buonanima di Soichiro Honda. Lo stesso discorso è valido per la totalità degli accessori a richiesta. Se il Wing Store di Novara verrà saccheggiato, includetemi pure nella lista dei sospetti.

Approfondisco l'analisi impietosa. Anche se sono innamorato, non posso e non devo perdere lo spirito critico. Le bocchette di aerazione, oltre a darmi la vaga impressione di non essere fondamentali per il comfort (un lieve soffio caldo proviene da quelle inferiori, e tiene in temperatura le caviglie) son fatte con una plastica così esile che ho paura a toccarle. La regolazione in altezza del parabrezza non mi piace, è scomoda e mi sembra di fattura più adatta a uno scooter economico. Inoltre lievi cigolii arrivano da quella zona, o dalle plastiche nella parte posteriore, quando si passa su qualche malformazione dell'asfalto. E il motore è così silenzioso che si sentono tutti.

Nel marasma di tasti e tastini, ce ne sono troppi dedicati alla radio, per funzioni che, almeno in Italia, non servono a niente. Il tasto inutile non mi piace, mi ricorda la moto della giostra con il clacson che non funziona. A proposito di clacson, GW ne ha uno bellissimo, da fuoriserie. Il telecomando per l'apertura e la chiusura dei bauletti fa anche lampeggiare le quattro frecce con un appariscente effetto antifurto. Cavolo, però l'antifurto non c'è. C'è l'HISS (Honda Ignition Security System), ma è attivato con l'estrazione della chiave, e nessuna sirena suonerà se qualche malintenzionato - che la saetta lo incenerisca – metterà le mani sul nostro gioiello incustodito.

Parliamo ancora di finiture. Nel mio mondo ideal, come diceva Alice nel Paese delle Meraviglie, e anche Platone, esistono plastiche di qualità ancora superiore per realizzare i bauletti. Forse peserebbero un po' di più, ma tanto nessuno penserà mai a un kit di viteria in ergal per GW, no? Inoltre mi capita spesso che il check panel indichi l'imperfetta chiusura di un bauletto laterale, per cui è necessario assestare una decisa manata sullo stesso per far cessare l'allarme. E' certamente una non perfetta regolazione e dovrebbe essere facilmente sistemabile, ma tutto ciò che non è impeccabile, in questo contesto, non è perdonabile.

Esaurito lo spirito critico. Mi sia consentita un'osservazione del tutto soggettiva: GW mi piace da impazzire, la adoro, passerei, anzi passo, le ore a guardarla e a scoprire nuove raffinatezze nelle finiture, nuovi motivi per innamorarmene ogni giorno di più. Per chi fosse interessato a un aspetto superficiale e marginale, la poltrona posteriore sembra calamitare fatalmente gentili pulzelle di tutte le fogge ed età.

Le moto non fanno la felicità; nessuna moto può essere un succedàneo di un amore corrisposto, di un lavoro gratificante, di una vita piena e ricca di soddisfazioni. Però, parafrasando Marilyn, è meglio essere infelici in sella a una Gold Wing 1800, piuttosto che al volante di un'Audi A2. Chi ha orecchie per intendere…..
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Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di mattglue del 20 marzo 2002
 Ottimo commento...mi è piaciuta la parte finale (marilyn).

salut

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di spak del 21 marzo 2002
 uno come te, dovrebbe vendere moto

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di filovagante del 17 maggio 2002
 complimenti

ps.a quando la prova di un 748???

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di dannygas del 02 settembre 2002
 Come seconda moto, magari per andare in 2 in ferie...... Però intanto hai convinto uno con l''Hornet 900 a pensarci...........
Dannygas del Gruppoleoni

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di dannygas del 02 settembre 2002
 azz... il voto alla prova!!!!!
Holaaaaa!!!!!!
Dannygas del Gruppoleoni

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di Kuldacciaio del 06 luglio 2003
 Hai detto bene all''inizio: il mondo non è fatto di soli amanti della cultura motociclistica.
e tu, francamente, non lo sei.
La GoldWing GL1800 è il mezzo a due ruote piu distante, in senso assoluto, dalla filosofia stessa dell moto.
Per assurdo, ritengo sicuramente più meritevole chi in viaggio si mettesse con un Hamburgerman 650.
Perchè la moto NON E'' comodità allo spasimo. NON E'' un impianto HI-Fi
con caricatore CD. e sicuramente NON E'' lusso.
Non è andare in giro con un qualcosa che altro non è se non uno specchio della vanità, del grezzo danaro da industriale arricchito, da avvocato, da Dott., con la Lacoste e gli occhialetti con la montatura di tartaruga.
La moto è ben altro.
E quando vorro'' essere guardato non come un barile pieno di soldi ma come un motociclista amante della raffinatezza e della moderna tecnologia, mi basterà, come è successo, rispondere imbarazzato alle infinite domande di chi, affascinato dalla mia Yamaha GTS,mi chiederà e si congratulerà.

E francamente, ma proprio con tutto il cuore, mi viene da chiedermi... nulla. scrollo la testa, e come disse il Dante,
"non ti curar di loro, ma guarda e passa".

Antonio
Yamaha GTS 1000 "Cacciatorpediniere"

Honda GL 1800 Gold Wing 2002   
di carloguerra del 09 luglio 2003
 Caro Antonio, tra gli aspetti più affascinanti della rete, per lo meno in Italia e nel mondo occidentale, c''è il fatto che tutti noi abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere su qualunque argomento con la massima libertà. Il tuo parere è che io non sono un amante della cultura motociclistica, poiché sono un estimatore della Honda Gold Wing. Il mio parere è che tu sbagli. Cerco di chiarire il mio punto di vista: Innanzi tutto, tu parli di filosofia della moto e di quanto la GW ne sia distante. Io ritengo che esistano diverse filosofie della moto, che una moto da trial abbia una sua filosofia, così come una Yamaha GTS (gran bella moto, forse incompresa), così come uno scooter, così come un 999. Parecchi motociclisti abbracciano una sola di queste filosofie e snobbano le altre. A mio parere questi motociclisti si perdono qualcosa. Penso che nell''ambito della "filosofia del granturismo motociclistico", GW continui a rappresentare il massimo. Tu scrivi: "la moto NON E'''' comodità allo spasimo. NON E'''' un impianto HI-Fi con caricatore CD. e sicuramente NON E'''' lusso". Io, ai tuoi cattedratici NON E'', voglio sostituire dei minuscoli "può essere". Noto inoltre da parte tua un certo fastidio nei confronti di chi ostenta ricchezza (che comunque non è certo il caso di un proprietario di GW; una Stilo accessoriata costa di più e nessuno la addita come arrogante status symbol). Perché? Dov''è il problema? Se la tua è una considerazione etica sulla palese ingiustizia data da una disuniforme distribuzione del benessere nel mondo, potrei anche essere d''accordo, anche se non è non acquistando delle "inutili" moto che risolveremmo il drammatico problema. A mio parere il tuo astio nei confronti degli acquirenti di oggetti di lusso, da ostentare, ha radici in una atavica avversione che parecchi hanno nei confronti delle persone che appartengono ad una "categoria" diversa da quella a cui essi credono di appartenere. Ritengo comunque che questa avversione, da cui è difficile essere immuni, vada combattuta, così come va combattuta la schiavitù dei luoghi comuni. Se proprio si sente la necessità di catalogare una persona (cosa comunque sbagliata; non esistono né i buoni, né i cattivi, ma solo tante sfumature) è meglio farlo dopo averla conosciuta e averci avuto a che fare il più possibile, non dopo averle visto gli occhiali, la moto o il titolo di studio. Comunque, se passerai per Torino con la tua moto e avrai piacere di venirmi a trovare, potremmo fare uno scambio culturale. Se ci ispireremo sufficiente fiducia a vicenda, potremmo scambiarci le moto per qualche minuto (ho sempre voluto provare un GTS ma non ho mai trovato chi ce lo avesse e me lo affidasse). Io sarò certamente contento della nuova esperienza motociclistica fatta (questo è ciò che mi interessa di più), e magari le tue idee potranno cambiare, almeno un po''. Virgilio diceva a Dante di non curarsi dei dannati vicino ai quali passava, nel suo peregrinare per l''Inferno. Può darsi che la mia anima sia condannata alla dannazione perché ho un GW, ma lasciamolo decidere a qualcuno più in alto.....

Un lampeggio.

Carlo Guerra