Prove dei lettori

Ducati Sport Classic 1000

Alessandro Balbo
(30 ottobre 2007)



E’ incredibile. Ci sono cose che non hanno né luogo né tempo, oggetti che non sappiamo ben identificare, a cui non riusciamo ad attribuire un inizio ed una fine … o forse un arco di vita temporale indefinita ai nostri canoni. Ci si sente spiazzati, forse fuori luogo ... forse non sufficientemente “giusti”…

Toccare con mano la Ducati Sport Classic 1000 dà una sensazione strana. E’ un tuffo nel tempo, un ritorno inconsapevole a quei mitici anni 70, alle radici di quello che oggi, dopo oltre trent’anni, si ripropone qui di fronte a noi … un mito senza tempo.

“Figlia” di quella Sport Classic 750 apparsa al grande pubblico nel 1972, eredita tutto il fascino delle Cafè Racer vecchio stile; quelle dei motard da Bar e da scorribande cittadine.

Si resta a bocca aperta alla vista di cotanta bellezza. Le forme tondeggianti, il codino monoposto, la mascolinità espressa da questo saggio ed azzeccatissimo mix di linee e materiali retrò / moderni, ne fanno inizialmente oggetto di ammaliati sguardi. Pierre Terblanche questa volta ha superato se stesso.

Prima di averne una tutta per me per un weekend, ho sempre pensato che le Sport Classic (Paul Smart compresa) fossero delle moto difficili da capire, moto dal notevole impegno fisico, mezzi da portare prima col cuore e poi, successivamente, con la mente e col corpo ... ma i pregiudizi non hanno mai portato nulla a di buono e questa ne è stata la prova tangibile. Ho sempre ignorato la sua vera natura ...
 
La prima cosa che si avverte una volta saliti in sella é la distanza tra sellino e semimanubri. L'impostazione é quella delle moto sportive old style degli anni 70, con il serbatoio lungo che costringe a stare col busto proteso in avanti in una posizione di guida che sulle prime può risultare innaturale. Ma basta innestare la prima marcia e muovere i primi passi per fugare ogni perplessità, e trovarsi immediatamente a proprio agio. La Sport Classic 1000 non può definirsi comodissima, e sicuramente non è tra le caratteristiche primarie richieste in fase di un progetto ambizioso come questo. La distanza tra pedane e piano sella è corretta e non costringe le gambe ad assumere una posizione a “ranocchio”. Semmai potrebbero essere polsi e braccia a stancarsi per prime visto che, come ho già accennato, l’impostazione di guida impone il busto a protrarsi in avanti.

Una volta partiti la moto si mostra a noi in tutta sincerità, e sotto questo velo di moto “dura” si scopre un mezzo facilissimo da utilizzare, sorprendentemente ben manovrabile (la sensazione di “innaturalezza” iniziale svanisce dopo i primi metri) e maneggevole! Il motore è il noto DS 1000 2 valvole, perfetto per un utilizzo a 360° perché è ben sfruttabile in città e riesce a disimpegnarsi egregiamente anche nei percorsi veloci fuori porta.

Il motore è pacato sotto i 3500 e superata la soglia dei 4300 / 4500 giri indicati si sveglia mostrando la sua natura da Ducatista D.O.C.: tira bene fuori dalle curve e non mette mai in crisi la sospensione posteriore. La forcella lavora discretamente sullo sconnesso ed anche se è sembrata un tantino cedevole nelle staccate decise, si è dimostrata all’altezza ed in armonia col restante reparto ciclistico, sempre sincera in ogni frangente. L’impianto frenante gode di due dischi da 320 mm all’anteriore coadiuvati da pinze a due pistoncini che assicurano la giusta potenza frenante e di un disco da 245 mm a singolo pistoncino al posteriore. La “pinzata” (all’anteriore) è ben modulabile e necessita solo di un dito per far sentire il suo buon mordente. La scelta dei rapporti invece è sembrata un pelo troppo lunga e salendo di marcia nei rapporti alti (5a e 6a) il motore prende giri meno lestamente. La frizione ci è sembrata discretamente modulabile e dal disinnesto un minimo duro.

Salendo per le curve che portano a Motta S. Anastasia, viene fuori l’anima da Cafè Racer di questa SportClassic; la moto scende in piega velocemente, sfoggiando la sua notevole leggerezza. E’ precisa ed asseconda quasi sempre il volere del pilota, e solo nelle curve veloci l’inerzia direzionale si è mostrata un pizzico fastidiosa, dando qualche piccolo “disagio” nel seguire la traiettoria prefissata, colpevole anche un minimo di “galleggiamento” accusato all’avantreno. Comunque sia stiamo parlando di curvoni veloci da fare a manetta nelle marce alte, condizioni estreme per un mezzo come questo.
 
Conclusioni
Il mio modestissimo e personalissimo giudizio è che in Ducati abbiano compiuto l’ennesimo “parto ad arte”, moto create con l’intento di far sobbalzare i cuori dei sognatori, pronti ad innamorarsi ai primi sguardi sfuggenti o attenti resi a chi del fascino ha fatto la sua prima arma vincente. Una moto che non appartiene al tempo destinata a chi non fa dell’età la giusta metodologia per apprezzarla.

Alex47
Punteggio:
Link: www.ducati.it
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