Prove dei lettori

Ducati Multistrada 1000

Andrea Umari
(13 settembre 2007)



E’ possibile realizzare una moto che si comporti in maniera eccellente in ogni tipo di impiego? Dopo essersi posti questa domanda, a Borgo Panigale si sono messi d’impegno per trovare la moto “tuttofare”.

E’ così che nasce Ducati Multistrada, una moto realizzata con tutto il know how e la passione di cui Ducati ha fama.

Per l’equipaggiamento termico si è optato ovviamente per un muscoloso bicilindrico, dalla cilindrata di 992 centimetri cubi, raffreddato ad aria e con la famigerata distribuzione desmodromica a 2 valvole per cilindro.

La novità di questo propulsore è l’adozione del sistema Dual Spark, che, prevedendo due candele per cilindro, migliora la combustione e la risposta del motore al comando del gas, oltre ad abbassare le emissioni inquinanti per rientrare nelle severe norme antinquinamento.
Ducati dichiara una potenza di 92 cavalli a 8000 giri e una coppia di 9,4 chilogrammetri a 5000 giri.

Il tutto è inserito nel classico telaio a traliccio in tubi di acciaio, progettato appositamente per quest’unità, accompagnato posteriormente da un elegante forcellone monobraccio derivante dai modelli di punta della casa emiliana.

All’anteriore una forcella Showa completamente regolabile (come  l’ammortizzatore posteriore), dotata di un’ampia escursione, rende il comportamento su strada davvero sorprendente, pur non disdegnando affatto i fondi sconnessi o sterrati.

A fermare i suoi 196 kg ci pensano i freni Brembo,  con l’ausilio di tubazioni in treccia d’acciaio, pinze Serie Oro a 4 pistoncini, dischi da 320 mm all’avantreno e disco da 245 mm al posteriore.
Le ruote sono composte da cerchi Marchesini da 17 pollici dal peso ridotto, che calzano pneumatici Pirelli Scorpio appositamente studiati per questa moto, 120/70 all’anteriore e 180/55 al posteriore. Nonostante la notevole scolpitura, il feeling trasmesso anche su asfalto levigato è degno di gomme ben più sportive.

Le inclinazioni permesse sono tali da poter esplorare il limite di luce a terra della moto e il profilo fa sì che la maneggevolezza sia ottima a qualsiasi velocità.

La moto offre una confortevole posizione di guida con un manubrio largo e una carenatura snella che, in combinazione con il plexiglass alto e la sella ben imbottita e dalla forma ergonomica, garantiscono comfort e protezione aerodinamica. La posizione è ideale sia per la guida rilassata da città o da statale, sia per un’andatura sportiva, come anche per i viaggi da soli o con passeggero. 
Il cruscotto comprende un contagiri elettronico/analogico di grandi dimensioni e un display LCD che offre varie funzioni tipiche di un computer di bordo come velocità media e autonomia. L’impianto elettrico è derivato da quello della 999, con la linea CAN che assicura semplicità e massima leggerezza.

IMPRESSIONI DI GUIDA:

Peccato che non ho la foto di quando sono sceso dalla moto dopo la prima “sessione” di curve. Penso di aver avuto un sorriso in faccia da bambino quando apre un regalo. Miracolo: prestazioni eccellenti, curve con pieghe sincere ma con poca fatica e poco dolore su polsi e schiena. In sella si percepisce infatti, fin dai primi metri, la sensazione di controllo totale, merito del manubrio largo, della posizione di guida azzeccata e della facilità di gestione della potenza. Per dirlo in una sola parola: divertente. Se me ne lasciate usare due: arma totale.

Il motore spinge forte fin dai 1500 giri, con una progressione vigorosa fino a 8000 giri; anche se è possibile allungare fino a 10000 giri, meglio cambiare marcia prima e godersi la muscolosa coppia del propulsore. Nel misto-veloce si riesce quasi a tenere il passo delle supersportive, mentre nel misto-lento o nei tornanti della vostra collina o montagna preferita Multistrada è una delle moto più performanti che abbia mai guidato, in grado di tenere andature superiori a qualsiasi moto da corsa.

Questo risultato è figlio della dolcezza dell’erogazione del bicilindrico Desmo2, nonché della prontezza del motore a qualsiasi regime, oltre ovviamente all’efficacia del pacchetto ciclistica-freni.

La fase di inserimento in curva è molto precisa e infonde sicurezza, con una velocità di discesa in piega sì rapida, ma non a livello da mettere in crisi i piloti meno smaliziati, aiutati da una frenata pronta e potente, ma gestibile anche a moto inclinata. Dopo aver mollato i freni, la stabilità a centro curva ed in fase di apertura del gas è di un livello ancora superiore, grazie al perfetto lavoro svolto dal monoammortizzatore Showa regolabile. Sarà una ripetizione, ma il solito binario che si usa spesso per descrivere la stabilità di una Ducati c’è anche qui.

La luce a terra è ampia grazie agli scarichi sottosella e le pedane mediamente alte, ma nelle pieghe più vistose a destra si rischia di far scintillare la protezione dello scarico, ed esagerando si rischia di appoggiarsi ad essa facendo chiudere lo sterzo e rischiando il patatrack, come ho fatto io in una curva da terza, tra l’altro immortalata tra le foto alla fine, dove sono però riuscito a salvare capra e cavoli.

Difetti? Difetti no, forse gli unici appunti possibili sono la frizione un po’ dura (da Ducati) e la forcella tarata un po’ troppo sul mordibo, almeno per un pilota di 90 kg come il sottoscritto. Niente comunque che crei squilibri o che non si possa risolvere mettendo mano alle regolazioni delle Showa, o al massimo acquistando un kit aftermarket di molle più rigide e olio adeguato con circa 200 €.

A proposito di €, un altro appunto ci sarebbe! Il prezzo di listino è salato, come spesso in casa Ducati (e chi scrive è un ducatista). Probabilmente Multistrada vale i soldi che costa, sia perchè, come già successo in passato con la Monster, è stata lei a creare una nuova categoria, sia perchè si comporta come una sportiva, ma con l’agilità di un motard e lo spunto bruciasemafori di una naked. Ma 12000 € sono comunque una cifra da supersportiva dura e pura, e che non tutti possono permettersi.

Come già detto la moto accetta volentieri il fuoristrada “soft”, e senza particolari pretese si può godersi una strada sterrata di campagna in completo relax.

Il passeggero sta seduto in posizione eretta e discretamente comoda, trovando solo qualche difficoltà di appiglio nella guida veloce. Questa “Rossa” è infatti pensata anche per i viaggi, ne sono testimoni il serbatoio capiente da 20 litri, la lista di optional comprendente valigie laterali e da serbatoio, e alcune funzioni della strumentazione come consumo medio e autonomia residua. In autostrada, complici anche la 5a e la 6a marcia lunghe, si riescono a vedere oltre 220 km/h.
Cos’è quindi Multistrada? Io la definirei una maxi-supermotard come guida, ma coi pregi del turismo e senza i suoi difetti. Una nuova concezione di moto sportiva. Insomma, se siete convinti che per divertirsi servano 150 cavalli, provandola cambierete probabilmente idea. Non voglio dire che abbandonerete la vostra supersportiva per una tuttofare, (io non lo farei, almeno fino a 40 anni), ma certamente non la guarderete più di storto pensando che sopra ci sia un tranquillo turista del nord Europa.

Ducati ha quindi sfornato una moto che va oltre all’obiettivo prefissato, perchè Multistrada non si comporta mediamente bene dappertutto, si comporta a livello ottimo dappertutto. Non è la solita via di mezzo, con limiti mediocri in ogni ambito. Qui i limiti sono davvero elevati in tutti i contesti (città, campagna, collina, passi di montagna, statali) anche se raggiungibili con una certa facilità vista la confidenza che affiora presto tra moto e pilota.

Multistrada è la regina di una categoria che lei stessa ha creato, ma che le case rivali hanno cercato di imitare.

Mai come in questo caso il Nome si sposa così bene col Mezzo.

Punteggio:
Scrivi un commento
I commenti sono inseriti dai lettori, che se ne assumono la responsabilità