Prove dei lettori

Yamaha YZF R1

Giorgio Bertuzzi
(10 luglio 2003)



Premessa:

Sarò sincero... ad una motocicletta come la Yamaha YZF R1, non si arriva per una prima scelta di acquisto.

Chi lo ha fatto è stato male consigliato, oppure è un incosciente, o un pazzo (n.d.r.).

Personalmente ci sono arrivato dopo un lunghissimo tirocinio in parte motivato dalla impossibilità economica di cambiarmi la moto come se fosse una camicia ed in parte per una voluta "scaletta" che dal basso mi ha gradualmente portato a gestire potenze e motociclette complessivamente sempre più potenti ed all'avanguardia.

Non ho la pretesa di dire nulla di particolarmente nuovo poichè di questa moto è stato detto di tutto e talvolta anche il contrario di tutto, mi limiterò a riportare fedelmente le mie personali impressioni ricordando a chi avrà la bontà di seguirmi che sono il frutto di venti anni di esprerienza motociclistica e di un lungo rodaggio in sella alla mia amata R1.

• Il carattere:

Questa è una motocicletta dal carattere prepotente, che deve tale esuberanza in particolar modo dal motore, ad un quattro cilindri in linea di 998 c.c. di ben 150
cavalli vapore al volano, ed ad un rapporto peso potenza di quasi 1:1, ...manca poco. A tanta potenza, nel senso assoluto della parola, fa eco una ciclistica di riferimento,
per il normale uso stradale, e una qualità globale di tutta la componentistica che esalta il proprio stile di guida con doti di sicurezza difficilmente rilevabili in moto
simili, fatta esclusione della nuova Suzuki 1000 che l’ha, senza dubbio di sorta, surclassata di recente.
E’ una moto che richiede un certo rodaggio tra pilota e mezzo, se non altro per capire quali possano essere i limiti del
primo, visto che la moto ha dimostrato e dimostra, di essere un’”arma “ temibile in mano a chi ne sa sfruttare le doti.
Infatti non è folle definire la YZF R1 una moto che perdona molto gli errori di gioventù del proprio pilota, anche se non bisogna darle fin troppi motivi per tradire la nostra fiducia, è altresì vero che éleva ogni pilota ad un gradino, il più alto, superiore, che egli stesso possa dimostrare a se stesso ed agli altri. In poche parole anche un “somaro”, con tutto il rispetto per l’animale, può tirare fuori dei numeri interessati purché sia cosciente dei propri limiti.

• Aspetto e componenti:

Gli occhi della R1, hanno fatto innamorare tantissimi motociclisti e il resto delle linee sono in accordo con un progetto “no limits” così come su pensato sin dalla sua
prima edizione. In buon accordo la qualità dei materiali, anche se è da far notare che essendo un prodotto in serie, la standardizzazione di alcune sue parti, come ad esempio le leve
comandi ed i comandi stessi, di disegno eguale a tutta la produzione Yamaha, scooter compresi, toglie un po’ di “sapore” all’ ammiraglia di Iwata. Questo è purtroppo il prezzo da pagare per avere un qualcosa di particolarmente prestante, ad un prezzo che non sia da “elite”, vedi, ad esempio, le Ducati di maggior prestigio (dal 748 in su).
Altro neo da segnalare è la qualità delle verniciature, troppo delicate, richiedono molte attenzioni, ma questa caratteristica è tipica delle Yamaha purtroppo. Del resto, nulla da eccepire, se la moto viene usata per passeggiate o uscite non eccessivamente “avvelenate”.
Per l’ uso in pista si consiglia di rivedere con materiale adeguato freni, ammortizzatori e tutto l’indotto che gira intorno ad essi, e qualcosina di più.

• Vivibilità:

“Del senno di poi son piene le fosse” , e se avete una R1 o siete in procinto di acquistarla, parlate chiaramente con la vostra “zavorra”, la quale dovrà amarvi molto per decidersi a sedere su uno strapuntino da pappagallo come quello riservato ai passeggeri.. Questa motocicletta è nata per essere portata in pista. Il pilota invece gode di una posizione caricata sui polsi, proiettato in avanti, a prendersi tutta l’aria possibile immaginabile, visto il ridotto capolino, ma ben incastonato in sella, quasi avessero preso le misure per
conto suo. La R1 è come le Superga, o le si ama o le si
odia, ed occhio quindi a non perdere il proprio amore per una motocicletta entusiasmante ma non pensata alla vita di
coppia.

• Conclusioni:

Io l’ho comperata, (ero scapolo), e ne sono entusiasta, ho preferito parlarvi dei suoi difetti piuttosto che dei pregi, visto che questi ultimi sono sotto gli occhi di tutti. Con buona pace di tutti la consiglio a chi abbia svariati anni di moto sul groppone, per due motivi principali:

1. Si necessità esperienza, quella che non si compera al negozio ma quella acquisita nel tempo vero e proprio, cascatoni compresi.

2. Se non siete troppo giovani e non la usate in pista è una fortuna, poiché è più facile capire quando state esagerando e chiudere il gas non è vergogna affatto, credetemi.

In ultimo vi voglio dire una cosa che non smetterò mai di dire della R1. Non è una motocicletta pericolosa in se stessa. E’ pericolosa in mano ad uno stupido… Il fatto è che sulla R1, tutto accade in modo così ultraveloce, che la distrazione è un
optional che non ci si può permettere il lusso di portare a bordo. Spero di non avervi scoraggiato troppo o avervi incoraggiato troppo ?

Buone pieghe a tutti

ErreONE** P.S. la mia l’ho portata a 160 c.v. effettivi alla ruota… Okkio Suzuki
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