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Prove dei lettori

Ducati Multistrada 1000DS

Colonel Custard
(07 settembre 2008)


E' finalmente arrivato il momento di inforcare e testare la Ducati Multistrada: uno dei modelli piú discussi (il piú discusso?) degli ultimi mesi.
Qui non si vuole aggiungere un rigo alla diatriba sulle scelte stilistiche fatte da Terblanche: la moto la vedono tutti ed ognuno ne tragga le proprie considerazioni.
Personalmente, vista dal vivo è senz'altro piú convincente che in fotografia.

Piuttosto, visto che si parla dell'ultimissima nata in quel di Borgo Panigale, vediamo come si comporta una volta che ci si è SOPRA, e non dinnanzi.
Dando un attento sguardo alle finiture ed in generale alla cura dei particolari si nota un deciso miglioramento negli accoppiamenti e nella scelta delle soluzioni estetiche, anche se sono decisamente deludenti i blocchetti dei comandi, molto standard; troppo, per una moto dal design fortemente caratterizzato. Quello che importa a chi ci viaggia è che siano pero' intuitivi e comodi, ed in questo rispondono alle esigenze.
La moto sembra davvero alta, quasi a scoraggiare chi (come il sottoscritto) rimane uno sputo al di sotto dell'altezza media. Bah, non ci facciamo caso: pronti e in sella.
Miracolo! Ogni eventuale timore reverenziale scompare: senza esibirmi in particolari contorsionismi riesco a poggiare un intero stivale a terra; e chi l'avebbe mai detto? E... mamma mia quanto è leggera! Abituato ad un Monster sembra di avere sottomano un vero enduro monocilindrico, uno di quelli da 150 Kg circa, per intenderci.
Dove l'hanno stipato il mezzo quintale che manca?

Su il cavalletto laterale (difficile da estrarre) e... contatto! Il desmo a doppia accensione borbotta sommesso: finalmente hanno levato di mezzo l'odiato (dal sottoscritto) starter manuale.
Bisogna fare pero' attenzione al meccanismo antifurto che lascia solo 15 secondi a disposizione dal contatto della chiave nel quadro all'accensione del motore. Poco pratico.

Prima marcia, morbida morbida, e... via! La sensazione di leggerezza si conferma anche nel traffico cittadino, senza mai rivelarsi instabilità... ci si siede comodi, in posizione praticamente eretta e con le gambe non costrette in pieghe da fachiro, ben chiuse intorno al vitino da vespa della moto.
Si puo' scegliere se guidare con il manubrio, ben posizionato, o condurre con le ginocchia, ci si puo' persino far distrarre dalle locali bellezze tanto il motore scorre dolce e senza eccessivi strappi. Vien da dubitare se sia davvero un mille o no...
Bah, usciamo dal traffico, molto meglio, in cerca di qualche strada sgombra: ecco l'ultimo semaforo prima della panoramica! Giallo... verde! E' UN MILLE!!! Dannazione se lo è!!! Quello che in città accompagnava nel traffico con la disinvoltura di uno scooterone (pardon per l'accostamento irriverente) diventa una belva d'attacco al superamento dei 3000 giri: agendo sul gas con cattiveria è praticamente impossibile convincere il pneumatico anteriore a rimanere a contatto con l'asfalto.
Il rombo del mille desmodromico sale di intensità con una grinta entusiasmante: le marce si snocciolano veloci tra una curva e l'altra, dando la sensazione che non ci sia mai abbastanza rettilineo per esaurire la spinta del 1000DS. Buoni gli innesti del cambio, anche se come gusto personale l'avrei preferito piú "comunicativo" nella selezione. Non sono riuscito a capire se fosse stata manomessa in occasione di qualche altro test-ride, ma ho avuto qualche piccola difficoltà anche ad abituarmi alla leva del freno posteriore, assai poco sporgente.

Per il resto, che dire? Le curve vengono aggredite con rabbia e sicurezza, il posteriore non si scompone e l'anteriore è sempre lí dove vuoi che stia, ben saldo. Piuttosto, si viene portati per i primissimi kilometri ad allargare le traiettorie quando si vuole provocare un po' troppo l'esuberanza del propulsore, sottovalutandone la risposta. In tali casi i freni anteriori trasmettono un'egregia sensazione di controllo: ben modulabili ed efficacissimi sempre, sia in staccata che in attacco di curva. Meno sensibile al comando quello posteriore, che va usato con piú decisione.
Il quadro strumenti è ben visibile, anche se bisogna fare un po' l'abitudine (come ovvio) alla disposizione delle varie informazioni. Non ho avuto problemi di visibilità negli specchietti retrovisori, anche se, come emerso in altre prove, quello sinistro ha perso via via la sua posizione, e la loro forma non mi ha del tutto convinto.

L'impressione generale nel misto medio-veloce, una volta che si è capito di rimanere ben aggrappati alle manopole tra una curva e l'altra, è quella di avere a che fare con una moto eccellente, molto ben equilibrata in tutte le sue parti e che ben si adegua al volere del pilota, sia che egli desideri viaggiare "ricamando" le curve solo di gas o che preferisca una guida "fisica", di prepotenza. Si piega, eccome, con la Multistrada, ben agevolati da un'ottima impostazione di guida che consente rapidi spostamenti e da un motore che, pur al minimo dei giri ed in marcia alta, non si attarda mai nel riprendere con crescente veemenza.
Piccolo appunto: io non ho trovato la sella assolutamente troppo rigida, come asserito da altri, anzi; forse scalda un po' troppo, ma che si pretende al sole di mezzogiorno, con 30° e passa?

Puro Rock 'n Roll, signori, e se volete ballare, la Multistrada balla con voi e vi farà assumere quella strana posizione di gomiti larghi, busto eretto e gambe ciondole che tanto vi ricorda quando facevate scorribande con il primo cinquantino da motocross... puro godimento! Seppoi la strada si inerpica in salita in un susseguirsi tortuoso di curve, controcurve e tornanti, in quanto a facilità di guida e maneggevolezza dimenticatevi di avere un mille da due quintalozzi sotto le chiappe: Multistrada salta leggera di piega in piega, divorando i brevi tratti di allungo in rettilineo.

Dopo qualche kilometro d'approccio e di familiarizzazione ho optato per non tirare mai le marce, credendo di trovare il meglio del propulsore ai bassi-medi, regimi ai quali il motore tira che è una bellezza.
Come tutte le cose belle, anche la prova è arrivata al suo termine; sono sceso controvoglia, lo confesso, e da profano dico: senza dubbio è una moto da provare, per le sensazioni che trasmette e per il carattere sportivo che incarna nel piú profondo significato del termine. Per viaggiare? Beh, non ho percorso autostrada, per quello rimando ad un eventuale secondo resoconto: ma per dirla tutta, non essendo uno spilungone, mi sono preso la rivincita di non avvertire fino ai 140 Km alcun fastidioso refolo d'aria su spalle e casco.

In conclusione, è vero che anche l'occhio vuole la sua parte, ma Multistrada ti fa battere il cuore soprattutto ascoltandola e vivendola: ha una grande Anima. Non è in fondo QUELLA che si richiede alla propria moto?
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Ducati Multistrada 1000DS   
di mud del 20 luglio 2003
 Ciao, ho avuto l''occasione di provarela moto per un intero week end. Multistrada e'' multistrada. Una moto unica che ha creato un genere nuovo. Credo che Ducati abbia rimesso in campo la capacità di creare ancora moto che riescono a stupire. Fantastico

Ducati Multistrada 1000DS   
di gigabike del 17 dicembre 2003
 A me piace anche esteticamente.