Un folletto di nome Pionava

di Giorgia Pionava

Un folletto di nome Pionava

Ci occupiamo oggi di una stirpe motociclistica bolognese, quella dei Pionava. Roberto Pionava fu, negli anni Cinquanta, un valentissimo pilota e partecipò più volte al Motogiro, del quale il 24 maggio parte la Rievocazione Storica Fmi. Per anni quel folletto (esuberante quanto basso di statura) di nome Pionava legò le sue sorti a quelle della Benelli. A scrivere l’articolo è la nipote Giorgia.

Il servizio, oltre che commemorare il nonno e la sua esemplare carriera sportiva, ci rende partecipi del restauro di una Benelli Leoncino 125. Un’idea maturata alcuni anni fa a casa Pionava e portata a compimento senza lesinare sforzi. Buona lettura di un'altra pagina del libro dei ricordi che, in questo modo, Motocorse.com offre ai suoi lettori.

 

 

Mi presento, mi chiamo Giorgia, sono l'ultima della stirpe dei Pionava e per questo mi sento in dovere di ricordare la mia famiglia, in quanto ho una passione tramandata geneticamente da mio nonno Roberto.

Roberto Pionava, era un pilota degli anni Cinquanta. Nel 1952, gareggiò, con la sua MV Agusta, nella Milano-Taranto, arrivando al terzo posto nella classe “competizione” 125cc.

Con la sua determinazione e passione per le corse, fu notato dalla Benelli che lo accolse nella squadra ufficiale e ce lo tenne per molti anni. Gareggiò nel Motogiro insieme ai più rinomati piloti dell’epoca, come Campanelli, Fattori, Mariani, Cerè e tanti altri. Sia nelle tappe singole, che in quelle finali il nome di Roberto Pionava compariva spesso tra i primi dieci arrivati. Il nonno si prenotava così un posto nel podio della classifica generale.

Un anno storico per Roberto fu il 1955. Durante il Motogiro cadde con la sua fida Benelli Leoncino e il manubrio si spaccò di netto. Ai tempi non c'erano cellulari e meccanici al seguito, perciò il pilota Roberto Pionava prese del fil di ferro dal recinto di un campo e legò alla meglio il manubrio alla moto. A un dì presso scivolò dal 4° al 35° posto, ma risalì fino al 7° posto nella tappa seguente; vincendo come 3° classificato il Motogiro. Quell'anno fu un successo per mio nonno, molti anziani appassionati, ricordano ancora come andarono le cose in quella corsa.

Mio padre Franco (figlio di Roberto), mi ha sempre parlato delle gare fatte dal nonno e delle sue moto, dalla Norton 500cc (una delle prime con forcelle telescopiche), alla Leoncino Benelli 125cc.

Ho avuto sempre una grande curiosità per queste “vecchie” moto, fino a scoprire nel 2001 internet; ricerche su ricerche, mi fecero capire che avevo la possibilità di trovare una moto d'epoca tra gli annunci di questo mondo digitale. Spesso si trovavano Leoncino demolite, altre con cifre astronomiche e alcune degli anni Sessanta. Ci misi 8 anni per capire cosa volevo veramente e iniziai la ricerca definitiva della mia moto. In quel periodo chiesi aiuto anche al club Tonino Benelli, dove ebbi il piacere di conoscere Paolo Marchinelli. Paolo mi seguì passo per passo, fino a decidere con me, l'acquisto della Leoncino che avevo trovato a Trento.

Percorsi più di 400 km di andata e ritorno con il furgone, ero al settimo cielo, avevo la mia tanto sognata Leoncino e non vedevo l'ora di farla vedere al mio papà. Arrivata a casa presi mio padre per mano e lo tirai con foga al furgone, appena vide la moto rimase impietrito, poi la scaricò e se la mise in garage....qui iniziò la nostra grande avventura!!!

Papà smontò in mille pezzi la moto nell'arco di due giorni...la domanda nasceva spontanea: “riusciremo a rimontarla???”.

Andai alla fiera d'Imola, dove Paolo Marchinelli mi accolse nello stand con un panino, un bicchiere d'acqua e una sedia, era la prima volta che lo vedevo di persona e ne rimasi sconcertata dalla sua grande ospitalità. A Imola trovai tutti i pezzi mancanti per il restauro e delle vecchie riviste con articoli su Roberto, mio padre da Bologna mi chiamava spesso per sapere novità, impaziente d'iniziare il grande lavoro.

Franco, come mio nonno, è stato un bravissimo meccanico e ai tempi ha sempre imparato a gestire il tutto da solo, ingegnandosi nell'inventare strumenti e modi per lavorare. Perciò decidemmo di restaurare tutta la moto con le nostre mani, dalla sabbiatura, la lucidatura, fino al montaggio vero e proprio. La sabbiatura non fu un gran successo, o per lo meno il risultato era soddisfacente, ma lo sporco mi fece capire che dovevo far fare a chi di dovere il lavoro.

La lucidatura, invece, fu una scoperta; premetto che da brava donna, non ero in grado di maneggiare nemmeno un cacciavite, ma la voglia di rimettere a nuovo quella moto era talmente tanta che imparai presto a gestire ogni tipo di utensile. Franco, con il suo lato protettivo di buon padre, si irritava e agitava nel vedermi toccare trapani e smerigli, poi le mie prime lucidature erano a dir poco scarse e per questo mi obbligava spesso a lasciar perdere. Non mi persi d'animo e iniziai a fare i miei tentativi di lucidatura di nascosto fino ad ottenere un carter copri-catena talmente splendente che ci si poteva specchiare. Papà rimase entusiasta del mio risultato, facendomi anche i complimenti, da quel giorno anche io ero a pieno titolo un meccanico, l’ultimo della serie, che di cognome fa Pionava…che soddisfazione!!! Dopo la lucidatura, decisi di pulire tutti i pezzi con una spazzola dello smeriglio per prepararli alla cromatura e verniciatura.

Il montaggio fu veloce e di grande effetto, ogni giorno la moto prendeva sempre più forma. Avemmo qualche problema con il montaggio delle molle nella forcella posteriore rigida, usammo delle fascette da elettricista e qualche spinta per farle entrare, ma il resto fu una passeggiata. In questa fase, mio padre m'insegnò tutto sulla meccanica e sul funzionamento di ogni singolo pezzo della moto; imparai veramente tanto da lui. Poi feci la prima parte dell'impianto elettrico sempre con l'aiuto di papà e un elettrauto e provammo ad accenderla. La candela era appena stata cambiata, ma faceva poca scintilla, qui imparai cosa fossero le puntine e come si procedeva con la fasatura; anche qui, compresi il vero funzionamento del volano e del circuito elettrico vero e proprio. Feci pulire il carburatore da un meccanico, affiancandolo per capire bene il processo...era il momento di accendere la Leoncino. Ora il restauro della mitica Benelli Leoncino è concluso. La moto è contenuta dalle pareti del garage. Il mio cuore, invece, fatica a contenere il ricordo vivo del nonno Roberto e la bellissima esperienza con mio padre Franco, che non dimenticherò mai. Posseggo molto di più di una moto fiammante e perfettamente funzionante. In una frase: sono fiera di essere una Pionava! 

 

Nell’immagine: Fotomontaggio coi motociclisti della famiglia Pionava. Da sinistra Roberto Pionava, l’autrice dell’articolo Giorgia Pionava e Franco Pionava, figlio di Roberto e padre di Giorgia. In primo piano la Benelli Leoncino 125 restaurata da Giorgia e Franco.

 

 

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Altri commenti

manziana

ciao Giorgia non fermarti qui ,continua

Inserito: 20 maggio 2010
anti1

brava,continua così

Inserito: 20 maggio 2010
pionava

grazie....infatti non è finita qui.....oggi sono arrivati i pezzi per il nuovo restauro....
in più ho iniziato anche a scrivere un libro sui meravigliosi anni del Giro d'Italia motociclistico.....
come vedi non posso fermarmi....
un saluto

Inserito: 20 maggio 2010
pionava

grazie anche a te.......non ho resistito a iscrivermi per ringraziarti dell'appoggio.....fa sempre piacere!
Grazie a questo articolo e i vostri primi messaggi siete riusciti a strapparmi delle lacrime di commozione, domani farò vedere al mio papà questa pagina e i vostri commenti....sicuramente farà la mia stessa fine e quella di mia madre e mia sorella....insomma qui ci commuoviamo tutti!!!!!!!!!!!!!!!

Inserito: 20 maggio 2010
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Commento


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