Guido Mandracci: correre con la sorte avversa

di Alessandro Pastore, Moto Club Valle Argentina

Guido Mandracci: correre con la sorte avversa

Il Moto Club Valle Argentina di Arma di Taggia ha recentemente organizzato una mostra (si può visitare sino all'8 maggio; gli orari, qui) sul campione locale Guido Mandracci, scomparso nel 2000 ma la cui memoria è ancora vivida nei cuori degli appassionati liguri e non.

Cogliamo l’occasione per pubblicare uno scritto di Alessandro Pastore, presidente del sodalizio.

Guido Mandracci, nato a Sanremo il 22 ottobre 1942, fin dalla prima giovinezza dimostra un viscerale amore per le moto. A sedici anni - dopo avere vissuto una breve esperienza coi kart - esordisce in moto con le prime prove di regolarità e con le gimkane, aggiudicandosi il campionato provinciale imperiese su Moto Maserati e Motom 48.

Dal 1965 al 1969, migliorando in tutte e due le specialità, corre in circuito con la Morini 125 fornitagli dall'amico Benuzzi di Bologna  e in salita con le Bultaco 125 e 250; conquistando il secondo posto nel Campionato Italiano della Montagna nella classe minore. Nel 1969 si qualifica al terzo posto del campionato juniores (in circuito) con l'Aermacchi Aletta 125.

Le vittorie di Monza e sul circuito "di casa" di Ospedaletti lo portano, grazie all'amico pilota Vittorio Brambilla, alla corte della Moto Guzzi che lo inserisce, nello stesso 1969, nella squadra che si aggiudica il record dell'ora e delle 24 ore a Monza (Foto: la squadra al gran completo, Mandracci è il primo da sinistra- Archivio Moto Guzzi).

Nel 1970 con l'aiuto di Angelo Balliano, concessionario Aermacchi di Torino, partecipa con ottimi piazzamenti al campionato italiano senior e ad alcune gare internazionali con la Yamaha 350. Finalmente nel 1971, sempre grazie a Balliano, dispone di una moto veramente competitiva per il campionato italiano: la Yamaha 250 ex Carruthers (sì, proprio il futuro capo tecnico di Kenny Roberts), che alla prima prova, il 19 di Marzo a Modena, gli consente di salire sul gradino più alto del podio, davanti ad un campione del calibro e della tempra di Phil Read, detto Fil di Ferro dai tifosi italiani. Durante quest'anno partecipa anche a numerose gare internazionali con discreti risultati, per arrivare a fine stagione alla conquista del suo primo titolo tricolore, davanti al grande Renzo Pasolini.

Statura media, forte come un torello, non si accontenta delle piccole cilindrate e negli anni 1971 e 1972 è in sella alla Moto Guzzi 750 ufficiale alla 24 ore di Le Mans ed al "Bol d'Or". Arriva rispettivamente al terzo e quarto posto dopo aver mantenuto per quasi tutto il tempo il comando di entrambe le gare ma è costretto a rinunciare al gradino più alto del podio per noie meccaniche.

Nel 1972 inizia una nuova avventura: con l'aiuto degli amici di Arma di Taggia riesce ad acquistare una Yamaha 250, mentre l'importatore della Suzuki SAIAD di Torino gli affida due motori 500 cc che gli permettono di allestire, con la collaborazione dell'amico fraterno Vincenzo Novella, una Suzuki per il campionato italiano e mondiale. A causa di una banale “rottura da 100 lire” durante l'ultima gara di campionato, ironia del destino sul tracciato “amico” di Ospedaletti, svanisce il secondo titolo italiano, ceduto per un soffio a Pasolini. Nel Campionato Mondiale riporta ottimi piazzamenti, il più importante dei quali è il secondo posto al G.P. d’Austria (Salisburgo) alle spalle di Giacomo Agostini.

In ambito internazionale è da ricordare il primo posto al G.P. di Avignone in sella alla Yamaha 250. Nei due anni successivi la Suzuki SAIAD gli mette a disposizione due moto ufficiali con le quali affronta il campionato italiano e mondiale, nella classe 500, nonché il Prix Fim 750 cc. (che diventerà mondiale solo alcuni anni dopo). Nel 1973 a Daytona la 200 Miglia gli sfugge di mano per le bizze dei primi componenti elettronici installati sulle moto da competizione.

Durante l'anno successivo si aggiudica le vittore del G.P. di Francia (sul velocissimo "Paul Ricard"), la "100 Miglia" di Imola in coppia con Jack Findlay e la 500 km di Misano e dà il suo contributo tecnico per il successo della Suzuki SAIAD nei campionati juniores 250 e 500 (per il quale viene scherzosamente soprannominato "ing. Fantasia"). Nel 1975 passa alla scuderia Vitaloni Helmets Racing Team con le Yamaha 250 e 350, disputando varie gare di campionato italiano e mondiale con discreti risultati.

Finisce in quell'anno il suo connubio con le moto ma non certo con i motori: torna infatti ai kart, antica passione di gioventù. Si dedica alle piccole quattro ruote con grinta e amore, riuscendo a formare il Team Mandracci Tony Kart, che conquista il campionato italiano nel 1981. Il suo sogno è la costruzione di una pista di kart, che poi davvero realizza con alcuni suoi soci nel 1993 nella sua città, Arma di Taggia. Qui si vengono ad allenare anche affermati campioni, come Schumacher, Doohan, Biaggi, Frentzen, Regazzoni, Bayliss, Capirossi.

Nel 1998 si schiera per la sua ultima griglia di partenza al Centennial TT, la manifestazione organizzata dall’ex meccanico Yamaha (e poi alto dirigente Arai) Ferry Brouwer per i festeggiamenti del centesimo anniversario del circuito di Assen, in Olanda. Prende il via con una Paton 500.

Purtroppo nel 2000 ci lascerà prematuramente. Rimarrà un gran vuoto, tra gli amici e nello sport.

 

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