In ricordo di Carlo Talamo a sei anni dalla sua scomparsa

In Yesterbike

di Ascanio Gardini, 28 ottobre 2008
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In ricordo di Carlo Talamo a sei anni dalla sua scomparsa



Purtroppo ricordo perfettamente quel giorno. Era il 29 ottobre del 2002. Era un martedì sera verso le 19,30 e la giornata volgeva ormai al termine. Mi arriva una telefonata: è Fabrizio Farinelli  (vecchio amico di Carlo Talamo, nonché odierno proprietario della concessionaria Triumph Numero Tre Roma) che con voce rotta dall'emozione mi dice: “Ascanio è successo l'impensabile. E' morto Carlo.”.  Rimango di stucco e mi crolla il mondo addosso. Ero molto legato a Carlo. Da lui avevo imparato una cosa fondamentale: essere sempre se stessi. Con pregi e difetti. Ma essere se stessi. Lo avevo conosciuto di persona dieci anni prima, quando avevo coronato il sogno di comprare la mia prima Harley (una 883), anche se il suo volto mi era ben noto da tempo.  Da quando aveva iniziato a pubblicare quegli strani racconti su motociclette fatte con il ferro e con l'acciaio, che andavano alla velocità di una lumaca. Io, sempre appassionato di corse, avevo ceduto a quel buffo tipo con gli occhialetti e la faccia da matto. Ricordo il primo “pallequadre” nel 1992. Ci conoscemmo lì e nacque subito una simpatia reciproca. Gli stetti (o meglio: tentai....) appresso per due giorni mentre lui, con il suo Softail Custom giallo e le inseparabili Superga senza calzini, correvano come matti lungo le strade della Toscana. In quegli anni iniziai a studiare il suo modo di comunicare, l'organizzazione delle sue aziende, il modo di gestire i rapporti con i clienti-amici  e, soprattutto, le sue moto: Harley prima e Triumph. Creò delle special che non mi facevano dormire la notte per quanto erano belle alcuni esempi:  “la Suora”, un Fat Boy fatto tutto nero ed abbassato.  “Fate l'amore non fate la guerra”, uno Springer Softail verniciato verde militare con la ruota anteriore da 16 pollici del Fat Boy.  La Triumph alluminio. Eppoi la Sua creatura: la Postatomica, o meglio conosciuta come “eve of distruction”, apparsa sulle pagine di Motociclismo del 1996.
In mezzo alle numerose moto che inventava, tanti episodi di vita: molti raccontati e molti vissuti in prima persona con lui. Oltre ai numerosi pellegrinaggi in Via Niccolini   dove mi fermavo per ore davanti alle vetrine per vedere ed a parlare con il suo “entourage”.
Ricordo che una volta entrò come un pazzo dentro la Numero Uno di Roma, con una Triumph Tiger fatta mimetica militare, dopo essersi fatto il viaggio da Milano a duecento all'ora.  Mi raccontarono che in pieno agosto si fece da Porto Ercole a Roma sotto il diluvio universale in jeans, maglietta e Superga con il suo Gilera Dna.  Eppoi i vari Triumph Day,  quando alla cena del sabato sera mi presentavo con la maglietta della Ducati facendolo infuriare, per poi finire tutto in una fragorosa risata. E tanti altri episodi che a raccontarli, non basterebbe un libro.  Ma non erano tutte rose e fiori. Interagire serenamente con lui sul lavoro era difficile ed a volte anche nella vita. C'erano delle volte in cui lo incontravo che non ci si poteva assolutamente parlare. Allora lo evitavo ed andavo per la mia strada. L'ultima volta che ci siamo incontrati, al Triumph Day nel Luglio del 2002: qualche battuta e via. Circa un mese dopo, invece, lo avrei sentito per l'ultima volta. Un sabato sera, mentre andavo a cena al mare a casa di amici, mi si rompe la frizione della mia Bonneville. Immediatamente chiamo Fabrizio Farinelli, il quale mi dice: “....ti passo una persona che ti può aiutare meglio di me....”. Era Carlo. Mi risponde al telefono con tono scherzoso: “....ma mi rompi le balle pure il sabato sera....?” Ed io timoroso: “Carlo scusa, ma mi si è rotta la Bonneville....”.
Immediatamente il tono della voce cambiò. Si fece serio e mi spiegò come fare per tornare a casa, aggiungendo: “Se hai problemi non esitare a chiamare ancora....”.
Poi arrivò quel maledetto giorno. E finì un'epoca. L'epoca di un uomo che “.....con le contraddizioni tipiche delle personalità perfettamente squilibrate.....”, aveva segnato indelebilmente la storia del motociclismo italiano. Qualche tempo dopo ritornai in via Niccolini. C'era un'aria strana. Si vedeva che stava andando tutto a rotoli.
Incontrai Federica, la sua fidanzata, e parlammo per diverso tempo. Ci salutammo con un forte abbraccio. Dentro di me decisi che non sarei più tornato lì. Ma ora il tempo è passato e, memore delle parole di Carlo: “.....le belle storie devono finire quando è il momento....”, so che tornerò nuovamente in Via Niccolini. Ricordandomi sempre di questo grande uomo.





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Commenti dei lettori

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Commento


selly
Italy
Padova

SALVE,SONO ALLA DISPERATA RICERCA DEL LIBRO DI CARLO TALAMO..... CILINDRI, BULLONI E FACCE..... QUALCUNO Sa DIRMI DOVE POSSO TROVARLO???? GRAZIE

Inserito: 18 febbraio 2010

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