Tra i monti e i boschi dell’alta valle del Basento, dove si erge la città vecchia di Potenza, il 29 maggio 2004 si svolge la Cavalcata dei turchi, una festa in onore di San Gerardo, patrono della città. Una leggenda narra che un gran numero di pirati turchi, capitanati dal Gran Saraceno dalla barba bianca, ormeggiarono la loro galea alla foce del Basento e, dopo aver risalito il corso del fiume con zattere e mezzi di fortuna, approdarono sulla sua sponda sinistra, giungendo così fin sotto la città, cinta da mura imponenti.
Era notte fonda e i potentini, colti di sorpresa, si ritrovarono sull’orlo della resa. Ma il cielo s’illuminò di una luce intensissima e sulle mura apparve una fitta schiera di angeli guidati dal Santo che, con spade fiammeggianti, mise in fuga le orde saracene. Le truppe potentine riuscirono a imprigionare gli invasori e la folla gridò al miracolo.
Forse l'origine storica va ricercata invece in una leggenda del VII sec.: Valeriano, preside di Cartagine, avrebbe tradotto dall'Africa a Roma dodici fratelli cristiani. Sopraggiunta una tempesta, egli incitò i cristiani a farla cessare per intercessione del loro Dio: al suo placarsi molti soldati si convertirono. Ciò nonostante, Valeriano avrebbe fatto decapitare quattro dei dodici fratelli: Onorato, Fortunanziano, Sabiniano e Oronzio. Quest’ultimo fu probabilmente protettore della città di Potenza fino all’arrivo di Gerardo. Nella fantasia popolare Valeriano sarebbe stato dunque trasformato nel Gran Turco, persecutore dei Cristiani.
Un’interpretazione più accreditata spiega che la sfilata sarebbe da ricollegare alla battaglia di Vienna combattuta contro i Turchi nel 1683. Lo spettacolare corteo si svolge di sera: si parte dalla Cattedrale e racconta la leggenda in quattro quadri. In prima linea troveremo araldi e alfieri, poi bambini vestiti da angioletti, a piedi oppure in sella di muli e cavalli ornati di nastri e campanelli. Vengono quindi gli schiavi turchi, che trainano la galea luminosa, dove una ciurma finge di remare: vi trovano posto due angeli e S.Gerardo benedicente, mentre fanciulle vestite di bianco bruciano incensi nei turiboli dondolanti. Giannizzeri e saraceni armati di lance a cavallo precedono il ricchissimo cocchio del Gran Turco, soprannominato dei potentini Cipollino o Giuddine Pascià, con tanto di turbante, folta barba bianca e narghilè. Il terzo quadro è costituito dai nobili e dagli arcieri, con gli stendardi delle quattro porte della città. Le truppe potentine accompagnano il Conte Gran Siniscalco e la Contessa.
Chiudono la sfilata le guardie d’onore, che scortano l’effigie del santo illuminata in un tempietto, decorato con fregi dorati e sormontato da una croce. Durante la sfilata è tradizione lanciare dalle finestre fiori di ginestra.
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