Vyrus 986 M2: e se sotto la carena...

di Edoardo Licciardello

Vyrus 986 M2: e se sotto la carena...

E’ stato facile restare sbalorditi – per l’estetica e le soluzioni tecniche – a Verona, davanti alla spettacolare e spettacolosa Vyrus 986M2 che, nelle intenzioni del geniale progettista Ascanio Rodorigo, dovrebbe auspicabilmente finire nelle mani di qualche team che voglia impegnarsi in una categoria Moto2, tanto per zittire chi sostiene che… moriremo tutti con una forcella fra le mani, e che la suddetta classe sia di un piattume mai visto, come abbiamo già fatto notare qualche giorno fa.

E’ stato ancora più facile notare nel prototipo (dal prezzo a rischio infarto, ma da cui dovrebbe derivare una meno sofisticata, e costosa, versione stradale più avanti) un telaio, se così lo si può definire, ad omega “rovesciata” rispetto alla stradale C2 o alla Bimota Tesi, presumibilmente per adattarsi ad un propulsore, quello del CBR600RR, ben più largo in zona “sopra-carter” del bicilindrico Ducati che faceva muovere le due moto sopra citate.

Meno banale – ha richiesto qualche rapida ed inquisitoria domanda al personale presente allo stand – capire che lo sterzo è controllato per via idraulica.

Soluzione, a nostra memoria, inedita o quasi nel panorama motociclistico, ma diffusissima, come tutti sanno, nel settore auto. Facile capire perché: basta provare una grossa berlina dotata di servosterzo o idroguida e subito dopo scendere, e tentare di far manovra sull’equivalente, sprovvisto dell’assistenza al volante, di venti e passa anni fa. Nelle moto, l’unica idraulica finora impiegata è servita a frenare, non alleggerire, lo sterzo, attraverso un ammortizzatore. Perché di ridurre lo sforzo, di fatto, non c’è mai stato bisogno.


E allora, perché complicarsi la vita come hanno fatto sulla Vyrus M2? Beh, in primis, il sistema sterzante della Vyrus non è, per usare un eufemismo, “esattamente identico” a quello di una ciclistica convenzionale, e potrebbero esserci diverse esigenze.. Ma c’è un altro aspetto molto interessante. Che farà arricciare il naso (o peggio, molto peggio) ai puristi, ma che potrebbe essere, a breve, la nuova grande rivoluzione tecnica. Arriveremo a parlare, a breve se l’accelerazione tecnica attuale manterrà il suo ritmo, di Steer-By-Wire, anche se, con ogni probabilità, non è ancora il caso della Vyrus attuale.

Immaginatevi la situazione: la moto fatica ad entrare in curva perché, lanciata a 200 e passa all’ora, con il gas spalancato l’effetto giroscopico di ruote e albero motore (supponiamo che non sia controrotante…), ha un’inerzia spaventosa? Basta “dare una mano” allo sterzo aumentando il rapporto idraulico, e di colpo lo sforzo sul manubrio si riduce. Il controllo di trazione rileva l’innesco di una derapata in una piega? Oltre a smussare la potenza, possiamo anche ammorbidire la pressione idraulica sullo sterzo, facendo si che… la moto inizi un’azione di controsterzo da sola, esattamente come succede adesso sulle auto più sofisticate dal punto di vista elettronico. Vita ancora più facile per i piloti, è vero, ma anche per chi non ha la loro sensibilità – che saranno i veri beneficiari, diciamocelo, perché a differenza di altri sistemi, questo è facilissimo da vietare.

Già mi immagino gente con i capelli dritti dalla paura: ma come, consegnare nelle mani dell’elettronica lo sterzo? Si. Se ci pensate, è molto meno pericoloso che affidarle la frenata o il controllo dell’acceleratore, che, per quanto faccia tanta notizia, ha finora fatto molto meno danni di quanti non ne abbiano fatti altre rotture. Un po’ perché l’elettronica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni quanto ad affidabilità, un po’ perché i sistemi di sicurezza implementati funzionano praticamente sempre. Il peggio che può capitare è il manubrio che diventa pesantissimo, come se vi si fosse inchiodato l’ammortizzatore di sterzo. Con la differenza che, in questo caso, almeno vi si accenderebbe una spia sul cruscotto.

Il futuro? Difficile da dire. Ma se dovessi scommettere con la pistola alla tempia, vista l'esperienza passata, cercherei di infiltrarmi nei reparti R&D di Monaco di Baviera per vedere a che punto sono loro...

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