Breve storia del Desmo

di Fabio Avossa, Desmo-Ducatisti Napoletani

Breve storia del Desmo

Desmo è sinonimo di Ducati o Ducati è sinonimo di Desmo? Abbiamo voluto vederci chiaro e quindi ecco per i lettori di Motocorse, un autorevole articolo di Fabio Avossa.

DESMODROMICO.

La parola viene dal greco "desmos" che significa "vincolo" e "dromos" che significa "corsa" (stessa etimologia hanno, ad esempio, le parole cinodromo, autodromo, etc.); dunque con desmodromico si intende un meccanismo a corsa guidata nell'interezza del suo movimento. La distribuzione desmodromica, o più comunemente Desmo, è un sistema di controllo dell'apertura/chiusura delle valvole messo a punto dalla Ducati fin dagli anni Cinquanta, opera della fertile mente di Fabio Taglioni. Sostituisce le molle riducendo praticamente a zero la potenza assorbita ed elimina i problemi di sfarfallamento ad alti regimi  causato da una sfollata o una staccata al limite; lo sfarfallamento è dovuto al fatto che l’inerzia della molla compressa impedisce alle spire di dilatarsi in tempo e si verifica così il rimbalzo della punteria contro l’asse a camme che nel frattempo con la sua rotazione ha liberato la corsa della valvola.

LA SUA STORIA. Uno dei primi esempi compare nel 1910 sull’inglese Arnott; successivamente ci provarono Peugeot (1912), Delage (1914), Isotta Fraschini (1916), seguirono poi Mercedes (la monoposto che nel 1954 dominò il Mondiale F1 con Fangio)  e poi ancora Osca, Stanguellini e quindi Ducati. E' ampiamente da sfatare quindi il luogo comune che vede Taglioni come l'ideatore della distribuzione desmodromica. Innegabilmente, però, il tecnico romagnolo fu però in grado di interpretare ed applicare ai motori motociclistici questo sistema come nessun altro.Fabio Taglioni nel maggio del 1954 iniziò a lavorare alla Ducati. Due anni dopo, nel 1956, realizza il suo progetto di distribuzione desmodromica per motore motociclistico: debutta in Svezia la 125 GP (vincendo con Degli Antoni!), che monta per la prima volta una distribuzione desmodromica a tre alberi a camme in testa (mossi da albero verticale e coppia conica). L’albero centrale recava le camme di “chiusura”, che, tramite bilancieri a doppio braccio, comandava le valvole nel movimento verso l’alto, mentre i due alberi laterali, a singola camma, provvedevano all’apertura. Taglioni in pratica “aggiunse” un albero centrale alla precedente testa bialbero a molle.Nel 1960 il facoltoso inglese Stan Hailwood chiede alla Ducati di realizzare un motore per il figlio Mike, promettente pilota. Ducati realizza l’ideale accoppiamento di due gruppi termici del 125 DOHC per ottenere il mitico 250 bicilindrico parallelo con distribuzione a due alberi a camme comandati da cascata di ingranaggi centrale che eroga 37CV a 11.600 giri/’. Si tratta, anche se in esemplare unico per le competizioni, del primo bicilindrico desmodromico della storia. Quando le geometrie vennero focalizzate con precisione e l’esperienza pratica accumulata fu sufficente si ebbe la prima grande evoluzione: il passaggio da tre alberi a camme ad uno. Nel 1968 esce infatti la Ducati Mark 3 Desmo con motore monocilindrico (350 cc) a distribuzione desmodromica monoalbero: a Borgo Panigale si porta il desmo nella produzione di serie. L’evoluzione tecnica del monocilindrico desmo si completa nel 1974, quando termina la produzione dei modelli “Desmo”  (250, 350, 450).Pietra miliare nel 1972: la storica 750 SS è la prima bicilindrica di serie con distribuzione desmodromica; lo schema della distribuzione è il solito (singolo albero a camme comandato tramite alberino e coppia conica) e si ricollega strettamente al progetto originario del monocilindrico. Nel 1974, all’Università di Bologna, si laurea un certo… Massimo Bordi, discutendo una tesi sul progetto di una distribuzione desmodromica a 4 valvole. Negli anni Ottanta e Novanta sentiremo parlare di lui. Nel 1977 viene presentato il prototipo della Pantah che entra in produzione di serie nel 1979 e mostra una notevolissima evoluzione tecnica: è una cinghia dentata che ora comanda l’albero a camme del nuovo motore da 500 cc con distribuzione desmodromica. Nel 1986 Marco Lucchinelli gareggia al Bol d’Or con la 750 DOHC (748 per l’esattezza). Nel 1987 con la stessa moto vince a Daytona nella classe BoT (Battle of Twins: nella Foto). La cilindrata del propulsore a quattro valvole è stata portata ad 851cc. Inizia una nuova era: una serie infinita di vittorie in quello che diventerà il Mondiale Superbike. Inizia, grazie all’entusiasmo dei due supertecnici Gainluigi Mengoli e Massimo Bordi, la storia moderna del desmo, che vede la produzione in serie della prima moto desmodromica a quattro valvole per cilindro: la 851 SBK presentata nel febbraio del 1988. Altra annata memorabile è il 1994 con l’apoteosi della 916: il desmoquattro viene consacrato in questa favolosa motocicletta, che apre l’era moderna del motociclismo mondiale.

Gli ultimi sviluppi della distribuzione desmodromica si chiamano Testastretta  e TSE (Testa Stretta Evoluzione).

TECNICA. Ma andiamo agli aspetti tecnici del desmo. In tutti i motori 4T, l'apertura delle valvole è comandata da una camma che, agendo direttamente sullo stelo della valvola o tramite un bilancere, la spinge verso l'interno del cilindro. La chiusura della valvola si ottiene invece tramite l'azione di una molla di richiamo, montata coassialmente alla valvola stessa. Nel desmo Ducati l’albero a camme reca due eccentrici per ogni valvola; quelli di apertura agiscono su bilancieri convenzionali. Gli eccentrici di chiusura lavorano invece su un bilanciere con l’estremità lato valvola a forchetta. Questo bilanciere riporta la valvola a pochi centesimi dalla chiusura in sede agendo su un collarino ricavato sullo stelo della valvola. La chiusura completa della valvola si ottiene con molle a bassissimo carico integrato dall’inerzia della valvola e dalla forte pressione dei gas nel cilindro; la molla nel sistema Desmodromico  serve a garantire la chiusura completa della valvola ma anche ad eliminare gli eventuali giochi dovuti all'usura e alla dilatazioni termiche dei particolari. Il sistema desmodromico rispetto a quello classico consente di raggiungere alcuni vantaggi: totale assenza del fenomeno dello "sfarfallamento" agli alti regimi di rotazione, in quanto la valvola è sempre guidata meccanicamente nei suoi moti riduzione degli attriti di funzionamento grazie all'assenza della molla di richiamo della valvola, che specialmente con diagrammi di distribuzione spinti necessita di un carico notevole possibilità di ottimizzare il moto della valvola permettendole tempi di apertura maggiori a parità di durata della fase di alzata. L'estrema precisione nel modo in cui vengono guidate le valvole: il loro movimento non si scosta da quello previsto in sede di progetto nemmeno ad elevati regimi. Una maggiore velocità di apertura e chiusura delle valvole, conseguentemente le valvole possono rimanere per più tempo alla massima apertura. Tutto ciò si raggiunge tuttavia a scapito di una maggiore complessità progettuale e realizzativa del sistema stesso. Altro aspetto da chiarire è quello del “comando della distribuzione” che da molti viene confuso con il tipo di distribuzione; si tratta invece del meccanismo di trasmissione del moto dall’albero motore all’albero(i) a cammes che deve essere realizzato con un rapporto 1:2 in quanto nei motori a quattro tempi le 4 fasi si realizzano ogni 2 giri dell’albero motore e quindi le valvole dovranno a loro volta aprirsi ogni 2 giri.Il comando della distribuzione può essere realizzato mediante alberino e coppie coniche, utilizzato su tutti i monocilindrici e sui bicilindrici a V fino all’avvento del Pantah; cinghie, adottato sul Pantah e su tutti i bicilindrici fino ai giorni nostri; cascata di ingranaggi, di cui è dotata la recentissima Desmosedici RR ed infine a catena adottato da una serie fallimentare di bicilindrici 350/500 cc della metà anni ’70 che non ebbero appunto particolare successo commerciale. Anche sul comando della distribuzione è opportuno fare un chiarimento storico perché anche in questo caso molti attribuiscono alla Ducati la priorità nell’applicazione della cinghia dentata, almeno in campo motociclistico.

CINGHIA. La cinghia dentata viene adottata per la prima volta in campo automobilistico nei primi anni Sessanta dalla Pontiac e dalla Glas (una piccola casa tedesca assorbita poi dalla Bmw) seguite poi dalla Fiat nel 1967 con la 124 sport. In campo motociclistico nel 1973 la Moto Morini adotta la cinghia sulla sua 3 ½ ed infine la Ducati al Salone di Milano del 1977 presenta la Pantah 500 e due prototipi monocilindrici, la Utah e la Rollah. In realtà la Ducati aveva già sperimentato l’utilizzo della cinghia dentata mediante gli studi effettuati da Renato Armaroli (già meccanico Ducati passato poi alle quattro ruote con la Tecno) nel 1973 sulla 500 da GP bicilindrica ad L.

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Altri commenti

manziana

mille grazie

Inserito: 21 aprile 2010
forced_to_smile

bello!!!!

Inserito: 22 aprile 2010
Anonymous

Per amor di precisione, al Bol d'Or 1986, dove il prototipo Desmoquattro da 748cc resistette circa 13 ore di gara prima di rompere un cappelletto di biella, oltre a Lucchinelli, in sella c'erano anche Garriga e Ferrari...

Inserito: 22 aprile 2010
CAP

Articolo molto bello ... GRAZIE :-)

Inserito: 22 aprile 2010
nic_race

ma sapete che fine a fatto Massimo Bordi????????????

Inserito: 02 maggio 2010
ducati888sb

per nic-race

Dopo tanti successi in Ducati Bordi cercò una nuova sfida.
Same Deutz Fahr (una multinazionale italiana specializzata nella costruzione di trattori ad uso agricolo e nella realizzazione di componenti meccaniche. Il gruppo è titolare dei marchi SAME (Società Accomandita Motori Endotermici), Lamborghini Trattori, Hürlimann e Deutz-Fahr per quanto riguarda la commercializzazione dei trattori, e Deutz-Fahr e Ðuro Ðakovic per quanto riguarda le componenti)rappresentava la sfida giusta, tanto che nei primi mesi del 2001 sbarcò a Treviglio in qualità di amministratore delegato del gruppo fondato nel 1927 dai fratelli Cassani.
Poco prima di lasciare Ducati, Bordi aveva parlato con il team di gestione di Harley-Davidson a Milwaukee. Voleva convincerli a comprare Ducati e assegnargli la carica di Amministratore Delegato. Ma Harley non volle concludere perché, dal loro punto di vista in quel momento, la fusione avrebbe danneggiato l'immagine di un marchio forte: Bordi non ebbe successo in questa operazione e lasciò Ducati suggerendo Del Torchio come suo successore.
La prova cui Bordi era chiamato consisteva nel mettere mano a un gruppo industriale di primario livello quale è il gruppo Same che oggi fa capo alla famiglia Carozza e che in quegli anni sembrava avere perso un po' dello smalto che lo aveva contraddistinto nel corso della sua lunga e gloriosa storia. I risultati della sua opera gli daranno ancora una volta ragione.

Inserito: 28 maggio 2010
Anonymous

ragazzi scusate vi volevo chiedere se qualcuno conosce qualche sito dove posso trovare tutte le informazioni riguardanti la desmodromica...... mi serve per la tesina di maturita.... devo finirla entro pochissimi giorni quindi vi prego se potete affrettatevi.... ringrazio in anticipo....

Inserito: 17 giugno 2011
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