Corso Supermotard, by Off Road School

In Offroad - Supermotard

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti, 15 ottobre 2008
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Corso Supermotard, by Off Road School



Che bello il supermotard. Moto leggere, semplici, essenziali, agilissime. Con pochi cavalli, certo, ma alla fine, oggi come oggi, contano davvero? Non è meglio un mezzo che diverte e permette qualche "numero", senza dover per forza arrivare a velocità siderali?
Io a queste domande, ho già dato una risposta: si, è meglio. Ci sono arrivato dopo anni, ma alla fine mi sono reso conto che le mie strade preferite sono quelle che chi se ne intende definisce "misto stretto". Per capirsi, quelle che si aggrovigliano su se stesse, e con un rapporto non inferiore a 20 a 1, cioè 20 curve per ogni km, meglio se tornanti, dove gli unici allunghi permessi sono quelli del collo per vedere cosa c'è dietro alla prossima piega a gomito a sinistra, magari col fondo anche un po' sporco e dissestato.
Quindi, dovevo arrivarci, prima o poi. E infatti, dopo sport-tourer, endurone, naked e hypersport, mi sono comprato una supermotard. Dopo averci preso la mano - incredibile quanto si possa piegare, e quanto presto si possa aprire il gas! -, mi ci sono divertito come un bambino. Ma ne vedevo solo l'aspetto stradale, non mi è mai venuto in mente di andarci in pista (kartodromo o similari, naturalmente). Poi un conoscente se n'è innamorato, le ha fatto la corte per un po', alla fine mi ha chiesto la sua mano, pardon, manopola, e io gliel'ho concessa. Conscio però che dal mezzo non avevo estratto tutto, che le sue possibilità erano ancora superiori.
M'è insomma rimasto il dubbio: quanto forte si può davvero andare con questi oggettini in una pista?
Beh, adesso lo so: parecchio. E non solo in pista...

I "colpevoli" sono quelli della Off Road School. Che un bel giorno ho contattato, per curiosità, e mi sono sentito proporre di partecipare ad uno dei loro corsi supermotard. Con tanto di moto a noleggio, ovviamente presa dal "catalogo" Husqvarna, a cui i dirigenti della scuola sono legati da sempre.
Ho riesumato la tuta di pelle comprata nel 1997, mi sono comprato un paraschiena e dei guanti nuovi, prenotando anche gli stivali da enduro di una misura più grande (porto ancora i segni di un paio di stivali simili, ma del mio numero, in teoria almeno...), e sono partito, il giorno prima, alla volta di Ottobiano, in provincia di Pavia, dove si sarebbe svolto il corso.
All'arrivo al kartodromo South Milano, nel cui paddock avevamo appuntamento alle 9, c'erano meno di 6 gradi. E un umido che entrava nelle ossa. Spogliarsi per "bardarsi" per la giornata è stata davvero una sorta di tortura. Ma che soddisfazione entrare ancora nella tuta, dopo 11 anni!
Il gruppo, che all'arrivo era assai scaro, piano piano è diventato più numeroso, e anche molto eterogeneo: da chi arrivava col carrello o col furgone con sopra le moto proprie, tutte splendide e dai "natali" anch'essi assai variegati; a chi raggiungeva l'autodromo direttamente in sella alla propria supermotard, con cui poi avrebbe anche girato in pista; a chi veniva, come me, in auto, e trovava ad attenderlo un mezzo a noleggio.
Anche l'etè dei partecipanti, e la loro esperienza, erano assai varie: dai 20 ai 45 anni, a occhio e croce, per qualcuno era la prima volta in assoluto in pista, per altri era una delle prime volte su una pista di supermotard, ma con un passato di assidua frequentazione di piste di velocità (diventate ormai troppo care, ma questo è un discorso lunghissimo, e meriterebbe un articolo a parte...), per altri ancora era un'occasione per allenarsi, in vista della probabile partecipazione a qualche trofeo, e così via. Insomma, un po' di tutto.
Alla fine i responsabili hanno decretato che c'eravamo tutti, una ventina, e che si poteva cominciare.



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