CARLOS CHECA 10: Il toro spagnolo gioca con le
carene rosse della sua Ducati come se fossero delle bandiere da corrida, e la
porta sul gradino più alto del podio dove si respira il profumo dei campioni. Torna
a casa con la quarta superpole, una doppietta, e con un’ipoteca seria sul
titolo mondiale. Imbattibile!
LEON CAMIER 8: L’inglese mette a tacere un
po’ di malelingue, dimostrando di non essere affatto uno fermo. In gara due
vince di forza il duello con il compagno titolato. Se riuscirà ad essere più costante
in futuro, lo vedremo spesso sul podio. Consistente!
MAX BIAGGI 6: Il romano è vittima, a mio
avviso dell’irruenza di Rea in gara uno. Nella seconda manche cerca il riscatto
che però gli riesce a metà, perché le prende non solo dal leader in classifica,
ma anche dal compagno di squadra. La lotta per il titolo si fa più dura, ma
all’appello manca ancora metà campionato. Smarrito!
MARCO MELANDRI 5: Il grillo parlante della Sbk è
autore di due manche anonime, e le prende in entrambi i round dal collega di
box. Ha dalla sua la scusante della non conoscenza della pista, ma è un alibi
che regge fino ad un certo punto. Forse si è lasciato distrarre dal
chiacchiericcio avuto nei giorni scorsi e dal briefing pre-gara. Anonimo!
MICHEL FABRIZIO 7: Il laziale con una moto
inferiore a quelle dei primi cinque, coglie punti pesanti in gara due, dove
sfiora il podio. In gara uno non può nulla contro la valanga Xaus. Purtroppo
guida un mezzo avaro di potenza, mancanza che supplisce con la grinta del
cuore. Gagliardo!
EUGENE LAVERTY 7: Non sale sul podio in nessuna
delle gare, ma ribadisce d’essere un osso duro. Una volta capito che contro le
moto italiane non c’è nulla da fare, adotta una condotta intelligente, che gli
frutta punti pesanti per la classifica mondiale. Sorpresa!
LEON HASLAM 4,5: Non solo ha concluso sempre
lontano dal podio, ma prende paga da Badovini che in BMW non gode dello stesso
trattamento. In America è sembrato un pesce fuor d’acqua, che ha lottato per
posizioni lontane da quelle che ci aveva fino ad oggi abituato. Spaesato!
AYRTON BADOVINI 8,5: E’ uno di quei piloti che
seguo con piacere, perché mi piace il mix di talento e d’umiltà che lo
contraddistingue. E’ capace di trasformare il Miller Park in una specie di
parco giochi per la sua moto, ed è l’unico a difendere egregiamente l’onore
della casa dell’elica. Bravo!
SYLVAIN GUINTOLI 7,5: Il suo gradino più basso del
podio di gara uno, regala alla Ducati una tripletta storica. In gara due è
settimo, risultato che conferma il suo week end positivo. Recuperato!
JAKUB SMRZ 7,5: Riesce finalmente ad essere
veloce non solo durante le qualifiche, ma anche durante le gare. La piazza
d’onore della prima manche premia i suoi sforzi. Concreto!
DUCATI 10: L’equilibrio generale la rende vincente sulla
quasi totalità delle piste. Chi asserisce che il regolamento penalizza le
bicilindriche, credo toppi alla grande. La regina del Miller Park è lei, ed il
podio di gara uno è emblematico. A Borgo Panigale le moto da corsa le hanno
sempre saputo fare, basta solo avere il pilota giusto. Freccia Rossa!
APRILIA 8: Moto che se guadagnasse in termini di
maneggevolezza e di minor usura del pneumatico posteriore, sarebbe alla pari
della rivale italiana. Purtroppo queste pecche la rendono difficile da gestire.
Perfettibile!
YAMAHA 6,5: Dopo le qualifiche, e prima della gara, c’era la
convinzione che sul tracciato statunitense la casa dei tre diapason avrebbe detto la sua. Purtroppo per i
giapponesi, ha dovuto cedere il passo alle moto italiane. Illusoria!
BMW 5: In Germania nonostante le cifre investite, non
tornano i conti dei risultati. Non solo le posizioni di vertice sono lontane,
ma non c’è neanche quel barlume di speranza per arrivare in alto. Disagiata!
SUZUKI 5: La salva solo l’esperienza e la bravura degli
uomini del team di Battà. Non capisco la scelta fatta ad Hamamatsu di non
appoggiare lo sviluppo della moto; a che serve scendere in pista, se poi non si
offrono gli strumenti per essere protagonisti? Stranezza giapponese!
HONDA 4,5: Ad inizio stagione la livrea tricolore simbolo
della Castrol, lasciava immaginare cavalcate trionfali sulla strada della
conquista di nuove vittorie. Invece la Cbr non solo manca all’appello, ma
palesa uno stallo nello sviluppo che fa stare poco allegri per il futuro. Da rifondare!
KAWASAKI 4: Peccato vedere un progetto interessante non
progredire e rimanere intruppato nelle retrovie. Se si punta su piloti anonimi,
senza esperienza e polso, chi poi deve portare avanti lo sviluppo? Verde senza
speranza!
MOTO ITALIANE 10: Guardate i due podi, e ditemi
che non è vero che “Italians do it better”? Orgoglio nostrano!
GARE 7: La Sbk è sempre interessante per gli innumerevoli
spunti che le sue gare offrono. Questa volta, però, gli assoli di Checa hanno
tolto un po’ di pepe alle lotte per il vertice. Ma avete visto i duelli per le
posizioni di rincalzo? Fedele nell’offerta di spettacolo!