Verso Monza-3: intervista a Michele Pirro

di Gabriel Pirini

Verso Monza-3: intervista a Michele Pirro

Monza. L’Autodromo Nazionale ospita la gara Superbike per antonomasia, la più anziana, nel panorama tricolore, in assoluto. Dal 1997 alla corsa del Mondiale Superbike i monomandatarii del campionato hanno aggiunto il Mondiale Supersport (classe che c’era peraltro anche prima, ma non era iridata). Nella gara di quest’anno, grande protagonista dovrebbe essere Michele Pirro (Foto), un pilota concreto e veloce che sino ad ora, dopo quattro gare, si è piazzato sul podio a Portimao ma è stato bersagliato da infortuni ed ha mostrato – ma solo a volte, ...succede – un pizzico di inesperienza.

 

 

MotoCorse. Michele, come si preannuncia la gara di Monza?

Michele Pirro. Non fatemi pronunciare il solito luogo comune della gara di casa. In Italia, poi, con tre prove in calendario (seguiranno Misano ed Imola, ndr) è difficile scegliere la cosiddetta gara casalinga. Diciamo che è un circuito ove posso dire la mia. La modifica alla prima variante ancora nessuno di noi la conosce, salvo Fabien Foret che ha partecipato proprio per questo motivo alla gara nazionale della scorsa settimana. Quindi, ognuno farà il suo gioco.

MC. Ma i tifosi italiani?

MP. E’ ovvio che i piloti italiani, in una gara che si corre in Italia, sono soggetti a maggior pressione da parte di chi frequenta gli spalti, soprattutto in una classe come la mia. Nella Supersport non ci sono moto italiane in corsa. In una frase, siamo chiamati a fare la voce del padrone.

MC. Già, i tifosi. Quelli del tuo fan club come si organizzeranno?

MP. Dovrebbero arrivare a Monza circa in 100. Per Misano so che stanno lavorando per allestire una sorta di Tribuna Pirro. Vedremo.

MC. Un bilancio dopo quattro gare.

MP. Ho raccolto meno di ciò che, immagino, meritassi. Tra gente che mi è caduta davanti, pneumatici sbriciolati ed altro è stato davvero un inizio di stagione difficile.

MC. C’è stato anche il podio di Portimao.

MP. Corro per stare là davanti, non per essere un comprimario. Ritengo che gli aspetti negativi della primissima fase di campionato siano imputabili a fattori esterni. Ammetto però che in Olanda, ove la pressione della tifoseria sul Team Ten Kate era massima, ho un poco teso a strafare.

MC. Il calendario non vi dà molto respiro da ora in avanti.

MP. Respirare? Sarà un mese di fuoco. Ma mi sento bene; sono carico ed abbastanza ottimista.

MC. Per la prima volta, sei con una struttura non italiana. Come ti trovi coi fratelli Ten Kate?

MP. Benissimo. Niente da recriminare per il passato ma le strutture con le quali ho corso in precedenza facevano onestamente il loro lavoro (ed infatti Pirro ha vinto svariate volte il titolo tricolore, ndr) ma non erano squadre a respiro internazionale. L’ Hannspree Ten Kate è, non dimentichiamolo, la longa manus dell’Honda nei Mondiali delle derivate di serie.

MC. E’ vero che hai dovuto imparare l’inglese in quattro e quattr’otto?

MP. Sì: per relazionarmi coi tecnici ed i dirigenti della squadra una buona padronanza dell’inglese è indispensabile. Io ne avevo solo conoscenze scolastiche, quindi sono tornato, nello scorso inverno, tra i banchi.

MC. Un ricordo, bello o brutto, delle gare che hai già corso a Monza.

MP. Non dimenticherò mai la domenica del 2008 nella quale un altro pilota mi sbatté a terra e mi fece perdere la Coppa Fim Stock 1000.

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