Jamie Hacking è un esperto motociclista britannico, nato nel 1971. Dopo aver corso sin da bambino con tutto ciò che aveva due ruote (la prima moto a soli cinque anni e le prime gare a dodici), passando per biciclette BMX e moto da cross, inizia nel 1994 una carriera professionale su pista. In seguito alle positive esperienze locali, dal 1997, si trasferisce stabilmente negli Stati Uniti, dove attualmente risiede (a Denver, in Colorado).
In terra americana Hacking raccoglie subito discreti successi, è infatti “rooky of the year” in Superbike nel 1998. Soprattutto negli ultimi anni, per Jamie, si è consolidata una buona fama nelle serie AMA. E’ passato da Suzuki a Yamaha e correndo in varie categorie (principalmente Superbike e Supersport) dal 2007 è ritornato alla Kawasaki, la sua moto al debutto negli States, quale pilota ufficiale.
Grazie anche al titolo vinto in Supersport, nel 2003, attualmente Hacking in ambito Kawasaki è considerato come una delle migliori alternative presenti, in caso di necessità, per salire sulle moto ufficiali della casa nel Mondiale.
Jamie ha una grande esperienza e guida in uno dei campionati che, seppur distante dal Mondiale sotto alcuni punti di vista, è pur sempre fra i migliori in ambito nazionale. Per le verdone quattro cilindri, rimane il pilota di riferimento quindi non solo per l’ambito US; gli è accaduto di correre sia nel Motomondiale, dove ha disputato il Gran Premio degli Stati Uniti del 2008 con la MotoGP (in sostituzione dell'infortunato John Hopkins), sia nella Superbike iridata, dove quest’anno ha corso alcuni round per il PBM, al posto di Tamada.
Lo abbiamo incontrato dopo la sua recente esperienza europea (ha corso tre tappe iridate con la ZX10-R: Miller, Misano e Donington) e ci ha parlato in modo molto semplice, di come sia il suo modo di vedere le corse.
MotoCorse: Cosa ne pensi attualmente delle gare in Europa, dopo anni di militanza nelle serie statunitensi. Ci sono molte differenze, sportive o di risorse?
Jamie Hacking: “L’organizzazione ed il livello di competizione del Mondiale sono davvero molto elevati, vedo anche che c’è molta passione intorno alle gare da parte di tutti. Se negli States i top-riders possono guadagnare bene o anche meglio di molti piloti del Mondiale, per quanto riguarda le gare in senso stretto, qua (in Europa) devo dire che sono molto migliori. Se vuoi correre per la competizione e non per i soldi, il Mondiale SBK è la prima scelta. In AMA il livello dei piloti è alto solo per i primi tre o quattro e sebbene correre in US sia divertente, qua la grande differenza è nella estrema professionalità di tutti i piloti ed i teams presenti. A me piace molto questo aspetto, se avessimo questo livello in US sarebbe davvero bello, con venti piloti tutti vicini fra loro.”
M.C.: Ben Spies, che ha corso in AMA fino allo scorso anno, sta trovando ora qui in Europa ottime soddisfazioni e risultati incredibili, che potranno lanciarlo in MotoGP. Tu ora non sei più giovanissimo (37 anni); non reputavi più come interessanti o necessarie per la tua carriera le corse in Europa?
J.H.: “Penso che sia necessario per un pilota forte in AMA provare a venire a competere in Europa, ma non è facile. Io a dire il vero ho avuto la mia opportunità per il Mondiale otto o nove anni fa, ma la ho poi lasciata. Ora ha avuto qualche altra occasione e sono contento così, mi diverto.”