Il Mondiale in vacanza per oltre un mese, ma a settembre sarà lotta per il titolo

di Omar Fumagalli

Il Mondiale in vacanza per oltre un mese, ma a settembre sarà lotta per il titolo


Il circus del Mondiale Superbike, si concede oltre un mese di vacanze (26 luglio ultima gara disputata a Brno - 4 settembre il primo giorno di prova al round del Nurburgring).

Si tratta di una lunga pausa, durante tutto il mese di agosto, ma è sicuramente una pausa meritata, se si guarda alla concentrazione della classifica generale ed allo spettacolo regalato ai tifosi, frutto di venti combattutissime gare (sono due, per ciascun round iridato) disputate sinora.

Per il campionato piloti sono tre gli uomini che, racchiusi in circa cinquanta punti, si disputeranno negli ultimi quattro round rimasti le vittorie ed i podi necessari per scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Superbike ed ottenere così lo scettro di campione del mondo.

Chi sarà il successore di Bayliss: l’esperto Nori Haga, il fenomeno Ben Spies o forse l’italiano Michel Fabrizio? Lo sapremo probabilmente solo all’ultimo, così come anche per il campionato costruttori, dove Ducati conduce con cinquanta punti su Yamaha.

Teoricamente la possibilità di vittoria finale è ancora aperta a molti altri piloti, fra cui i meglio messi sono Johnny Rea e Max Biaggi (rispettivamente quarto e quinto in classifica). I punti a disposizione sono ben 200, ma alla luce di quanto visto sinora, pare non esserci spazio per grandi scossoni, in vetta ad una classifica dove i primi tre nomi sono gli stessi da lungo tempo ed hanno dato ormai prova di essere i più consistenti del campionato 2009.

Analizzando le statistiche della stagione, dove le gare sono pur sempre state molto combattute sino alla bandiera a scacchi, se si guarda il dato dei giri veloci in gara, ci si accorge di come su ben venti partenze, ci sono i nomi di soli altri quattro piloti, al di fuori del trio di testa. Ciò la dice lunga sul chi siano i favoriti ad andare a podio nelle ultime gare: Haga e Spies ci sono finiti più di chiunque altro, ben tredici volte, mentre Fabrizio li segue a dodici.

Dopo un avvio di stagione brillante e concreto, Noriuyki Haga aveva preso un ottimo margine in classifica, grazie alla bontà tecnica della sua Ducati 1098, alla professionalità della squadra ufficiale ed anche alla sua esperienza, che lo aveva reso il più costante del campionato: sempre vincente oppure secondo, su undici delle prime dodici gare disputate. Ora, dopo qualche prestazione opaca negli USA ed a Misano (opaca rispetto a quanto ci si aspetterebbe da lui, ma comunque a punti) ed il recente periodo davvero difficile, dovuto alla brutta caduta subita a Donington, durante il round inglese, la situazione è radicalmente cambiata per Nori: la leadership non è più così salda.

Nonostante la forma fisica non ancora pienamente recuperata (non tanto per la frattura del braccio, ridotta chirurgicamente, quanto per quella alla scapola sinistra), il giapponese è ancora primo, ma solo grazie alla nefasta caduta di Spies e Fabrizio, che a Brno sono scivolati insieme mentre conducevano gara1 (la colpa è del romano, che ha azzardato un sorpasso oltre il limite, pur scusandosi poi per l’accaduto).

La situazione è come si direbbe usando un termine da mercato finanziario, in una fase molto “fluida”: Ducati sa che, per vincere i titoli che fa suoi da anni, questa volta entrambi i suoi piloti non dovranno più sbagliare e segnare punti pesanti ad ogni round, per se stessi e per la squadra.

In repubblica Ceca, Spies avrebbe potuto fare il pieno di punti, con doppia vittoria ed anche i piloti del team Ten Kate, non sono così distanti dal podio nelle ultime gare, soprattutto qualora riescano a colmare completamente il gap che ancora separa le CBR da R1 e 1098 ufficiali.
Si tratta di una differenza principalmente di elettronica, come ci ha confessato il nordirlandese Rea (vincitore a Misano ed amante dell’Italia, nella quale ha passato qualche giorno di mare per l’estate). La casa inglese PI, che fornisce solo le loro moto in tutto il Mondiale, gode di uno sviluppo meno ampio a causa della sua singolarità e, pur essendo teoricamente valida, difficilmente riesce a supportare Rea, Checa e Kionari tanto quanto fa la rivale Marelli per gli altri piloti ufficiali. Certo, ben diversa (vista dall'esterno sembra uguale, ma non lo è) ed ancor più limitata è invece l’elettronica a disposizione dei team privati, se vogliamo dirla tutta, ma ormai anche nella moderna SBK contano molto le “risorse”, se si vuole vincere.

Le gare della repubblica Ceca, hanno mostrato come la stella di Ben Spies pare brillare ora come non mai: lo statunitense porta quasi sempre addosso raffigurata quella del Texas (il suo stato), ma stellari paiono anche le sue prestazioni in pista. Ogni volta che si approda su tracciati per lui nuovi, la Yamaha numero 19 è comunque in prima fila (nove pole position su dieci round disputati, è un record) ed il podio gli sfugge solo per condizioni esterne (come a proprio in Italia a Monza e Misano, oppure recentemente a Brno).

Sarà da vedere quanto gioco di squadra potrà fare la Ducati, poiché seppur fortissimo, Spies è comunque in sostanza solo; mentre la casa di Borgo Panigale, oltre ai due ufficiali, ha qualche valido pilota che potrebbe salire sul podio e provare a sottrarre punti all’americano, come Jacob Smrz o Shane Byrne.

Sarà però difficile che la politica influenzi la Superbike, che rimane il campionato Mondiale a due ruote con la competizione maggiormente aperta (come dicono con piacere Checa e Hacking, piloti che hanno lunga esperienza in ogni categoria ed hanno recentemente corso anche nella MotoGP).

Comunque vada, saranno gare appassionanti, come da tradizione e se la vittoria finale non sarà di un pilota italiano (Fabrizio), lo sarà la moto (Ducati) od almeno il team (Yamaha Motor Italia), mantenendo il tricolore al vertice della serie iridata che ogni anno infiamma gli autodromi nazionali con ben tre delle sue tappe.

Alla luce degli ultimi risultati, è da sottolineare anche la validità delle prestazioni dimostrate in pista dalle nuove entrate del Mondiale: Aprilia e BMW. La casa di Noale ha fatto davvero un ottimo lavoro, conquistando con Biaggi dei podi e soprattutto la prima meritata vittoria a Brno. BMW dal canto suo, pare aver messo finalmente i suoi piloti in condizione di lottare per la top-ten. Sarebbe stato davvero pesante per i responsabili della divisione Motorrad, il giustificare all’alta dirigenza ed al consiglio di amministrazione della casa di Monaco, una totale mancanza di prestazioni (proprio a fine luglio il presidente Reithofer, ha freddamente ufficializzato il prossimo ritiro dalla F.1 - ambito nel quale solo cinque mesi prima i suoi uomini gli avevano erroneamente palesato possibilità di vittoria).

Dal punti di vista tecnico, vista la posta in palio, potrebbe esserci una riscossa Ducati: il potenziale della rossa è alto così come la possibilità di sviluppo diretto della casa è quella che potrebbe avvantaggiare il team ufficiale (qualcosa di simile si è già visto lo scorso anno, anche se non era necessario ai fini della classifica, in chiusura di campionato assistemmo al debutto di alcuni particolari in previsione della stagione successiva).

Il tracciato di Imola, dove si correrà a fine settembre e dove tutti (tranne Haga, infortunato) hanno girato per i test di luglio, sembra aver messo in evidenza un sostanziale equilibro, su pista nuova per tutti, ma non ci è dato sapere con quanto margine abbiano girato i top-rider.

Grande assente dalla graduatoria è Max Neukirchner, il ragazzo tedesco della Suzuki, dopo l’infortunio subito a Monza, è purtroppo caduto nuovamente nei test di Imola, rendendo così lungo il suo recupero, da cancellare ogni velleità di classifica e mettere in crisi la casa stessa, che non ha potuto trovare un sostituto altrettanto valido.

Annata davvero nera per la Suzuki, sebbene si sia mosso anche il grande Kevin Schwantz (ex-campione del mondo 500 proprio con la Suzuki e attuale uomo immagine della casa), che ha provato a far salire sulla GSX-R senza successo il giovane Blake Young. Young nella serie AMA ha preso il posto di proprio di Spies, in fianco a Mladin, ma è ancora troppo acerbo per il Mondiale. Come nota positiva per la casa, rimane il fatto che Schwantz è molto più che un testimonial, visto che quanto ti parla ammette che dentro il suo cuore ha sempre la Suzuki e spera sempre che qualcuno, magari Spies, la riporti a vincere sia in SBK che in GP (al momento pare non sia però riuscito a realizzare tale ambizioso progetto, che lo vedrebbe nel ruolo di manager).

  
Classifica campionato piloti:

Noriyuki Haga Ducati 326
Ben Spies Yamaha 319
Michel Fabrizio Ducati 273
Jonathan Rea Honda 206
Max Biaggi Aprilia 200
Leon Haslam Honda 180
Tom Sykes Yamaha 150
Carlos Checa Honda 145
Shane Byrne Ducati 134
Jakub Smrz Ducati 132
Ryuichi Kiyonari Honda 119
Yukio Kagayama Suzuki 96
Shinya Nakano Aprilia 86
Règis Laconi Ducati 77
Max Neukirchner Suzuki 75
Troy Corser BMW 53
Ruben Xaus BMW 50
Broc Parkes Kawasaki 31
Matthieu Lagrive Honda 19
John Hopkins Honda 17
Leon Camier Yamaha 13
Fonsi Nieto Ducati 13
Gregorio Lavilla Ducati 12
Lorenzo Lanzi Ducati 10
Jamie Hacking Kawasaki 9
James Ellison Yamaha 8
Makoto Tamada Kawasaki 8
Sheridan Morais Kawasaki 8
Simon Andrews Kawasaki 6
Tommy Hill Honda 6
Karl Muggeridge Suzuki 4
Brendan Roberts Ducati 3
Roberto Rolfo Honda 3
Luca Scassa Kawasaki 3
Matteo Baiocco Kawasaki3
Vittorio Iannuzzo Honda 1
Alessandro Polita Suzuki 1
Jake Zemke Honda 1

 

Classifica campionato costruttori:
Ducati 412
Yamaha 362
Honda 306
Aprilia 207
Suzuki 133
BMW 87
Kawasaki 53

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