Il Portogallo ha un re inglese

di Gabriel Pirini

Il Portogallo ha un re inglese

Finivano gli anni Sessanta, si entrava nei Settanta, in Italia – Monza ed Imola a parte – si correva sui circuiti cittadini (e una volta l’anno all’aerautodromo di Modena). A Riccione il locale Ente Turismo sponsorizzava la locale Mototemporada tappezzando la città di striscioni nei quali si vedeva una motocicletta cavalcare luminosissime onde e campeggiare la scritta (rossa e bianca) “Fate un pieno di sole a Riccione”.

A Portimao è ancora impossibile abbronzarsi ma almeno le nubi più grosse se ne sono andate consentendo lo svolgimento più o meno regolare della sessione pomeridiana dei test collettivi Superbike.

Sull’impianto lusitano (ieri ci siamo dimenticati di dirvelo, ma è colpa della pioggia…) è stato anche ufficialmente presentato il campionato 2009.

Un autodromo modernissimo e modulare (30 le possibili configurazioni), ma ci piove sopra un po’ troppo e, anche se non è tutta colpa del patron Paulo Pinheiro, magari le giornate nelle quali fare scendere in pista i piloti andrebbero scelte con maggior cura. Per dirla alla De Crescenzo, senza la pioggia o con la pioggia là davanti non cambia molto.

Ci siamo addormentati ieri con un inglese (Shane Byrne) ed una Ducati in prima posizione ed il rombo dei due e dei quattro clindri (ce ne sono ancora, nonostante la spietata concorrenza made in Bologna) ci risveglia oggi con la medesima leadership. Byrne rimane Re del Portogallo bevendo tra una seduta e l'altra latte Sterligarda gentilmente offerto dalla famiglia Borciani. Del gigante britannico (è nato a Lambeth, ai confini col Galles, il 10 dicembre 1975) dire che ha un’esperienza immensa è quasi sminuirlo.

Ha corso anche in MotoGP ma l’altalena degli ingaggi lo aveva recentemente riportato in patria e fatto diventare stella di prima grandezza nel firmamento Bsb. Per chi non è mai andato oltremare, ricordiamo trattarsi del campionato britannico Superbike, “solamente” una succursale del Mondiale, il cui cassiere stacca a Snetterton - una delle piste meno note - oltre 20mila biglietti. Se vi dicessimo anche quanti tagliandi vendono a Brands Hatch (la Wembley del motociclismo) maledireste la circostanza di essere nati a Tozzona, nell’ hinterland imolese.

Per quieto vivere, torniamo dunque a parlar portoghese.

Byrne è convolato a nozze con la Regina Rossa (per l’occasione nerovestita, allo sponsor non si comanda) ed il matrimonio sembra funzionare anche in pista, oltre che negli uffici dei manager. L'omone inglese (ci ricorda McElnea, chissà perché) Migliora, sia pure di poco, il tempo fatto segnare dal “Supremo”, durante l’utlima gara della stagione passata. Naturalmente, parliamo di Troy Bayliss, la cui popolarità si misura in applausi (molti e rumorosi) nonché in titoli mondiali (3).

Tanto per confermare che la Superbike 2009 si veste di nuovo sfruttando il meglio dell’umanità già esistente ad altra latitudine, ecco che dalla lontana America arriva Ben Spies a fare segnare il secondo miglior tempo con la Yamaha. Il pilota del Tennessee (non azzardatevi a chiamarlo yankee: quelli che vengono dal Meridione d’America là si definiscono dixies, o “gentiluomini del profondo sud”) ha un paio di conti da regolare con qualcosa e qualcuno ed ha già fatto capire, a colpi di trasponder (i cronometri manuali sono ormai un oggetto di antiquariato), che anche europei e nipponici dovranno, per far quadrar le somme, tenere conto anche del fattore Spies (è pur sempre campione statunitense in carica).

A proposito di giapponesi: terzo tempo per Noriyuki Haga. Da circa 10 stagioni insegue un titolo iridato che si fa sempre più lontano. Riuscirà a raggiungerlo prima che i figli si iscrivano all'Univresità? Quest’anno ci prova con la Ducati-Xerox e per farlo si è perfino dovuto trasferire in Emilia. Lo storico appartamento in Brianza però non lo ha venduto, ma affittato ad un tecnico giapponese distaccato presso il reparto corse della Yamaha Italia, ex squadra di Nori.

Dietro al trio meraviglia di testa, ecco Honda e Suzuki con Checa e Neukirchner. Bmw ed Aprilia, marche entrate più o meno in pompa magna quest’anno, sembrano in progresso, anche se il distacco dai primi si misura ancora in secondi. Un maestro elementare direbbe che Corser, Xaus (ne segnaliamo anche una caduta pomeridiana), Nakano e Biaggi -non necessariamente in quest’ordine- svolgono diligentemente il loro compitino. Pur lontano dai tempi dei primi, Shinya Nakano vince la palma del pilota più attaccato al lavoro. Ha girato sempre, anche sotto la pioggia battente del mattino. Sorge un legittimo dubbio: lo pagano ad ore?

Abriel (aka Gabriel Pirini)

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