 La notizia che Marco Simoncelli il prossimo anno farà qualche gara nelle derivate di serie, ha confermato una situazione che si percepiva già da qualche tempo: la Superbike è la vera regina delle due ruote e ne sono tutti attratti! Come se non bastasse, anche Valentino Rossi ha espresso il desiderio di battersi contro il “Re” Troy Bayliss. Per non parlare del recente ritiro della Kawasaki dalla Moto Gp, che apre potenzialmente le porte delle derivate di serie a Melandri e Hopkins. D'altronde non poteva essere diversamente. La crisi economica mondiale che, di riflesso, ha investito anche lo sport, ed altri fattori, hanno dirottato le preferenze verso la Superbike. I piloti, in quanto hanno capito che nelle derivate di serie domina ancora il fattore umano, nonostante l'elettronica (...che andrebbe abolita...), vedendo esaltato il loro talento. Le case motociclistiche, le quali hanno visto che il rapporto investimenti-ritorno economico è nettamente a favore delle derivate di serie. I team: un team privato può ben figurare in superbike senza spendere una fortuna. Cosa assolutamente impossibile nella Moto Gp. Il pubblico. Ormai gli appassionati si identificano nella Superbike. Le moto che vedono correre sono quelle che comprano dal concessionario. I piloti: non sono quei “mostri” inavvicinabili con i quali è impossibile parlare. Il paddock della Superbike è un ambiente “aperto”. I piloti si fermano spesso a parlare con il pubblico ed a firmare autografi. Un esempio: Troy Bayliss! Lo spettacolo. La formula delle due manches permette a chi sbaglia la prima gara di rifarsi nella seconda. La superpole (che da quest'anno cambia la sua formula) aggiunge spettacolo allo spettacolo. La televisione. La Superbike sta diventando un evento mediatico motoristico di grande spessore. I grandi duelli in pista fino all'ultimo giro e la presenza di diverse case motociclistiche attira i media. Non da ultimo, nomi di grido in pianta stabile nelle derivate di serie come Max Biaggi. Le gare di contorno. Durante il week-end corre anche la Supersport, nella quale si vedono “sportellate” ad ogni curva, la Superstock seicento e mille. L'organizzazione. Da quando il mondiale delle derivate di serie è nato, venti anni addietro, i fratelli Flammini hanno fatto crescere la serie. Nei periodi di crisi, poi, sono stati capaci di fare scelte inizialmente molto discusse, ma che poi si sono rivelate fondamentali per la salvaguardia del campionato stesso. Ci permettiamo di dare solo un consiglio agli organizzatori: abolire totalmente l'elettronica che rischia di diventare il “cruccio” della serie facendole perdere di spettacolarità.
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