“Duro come un chiodo da bara”: espressione inglese per definire quei personaggi che, con una certa nonchalance, fanno sembrare uno come Bruce Willis candidato ideale per il reparto geriatrico dell’ospedale. Ci sono tanti piloti per cui l’espressione calza benissimo: Joey Dunlop, Barry Sheene, Mick Doohan, lo stesso Capirossi. Tutta gente che ha corso in condizioni in cui una persona sana di mente non avrebbe nemmeno voluto andare a fare la spesa in moto. Per qualche motivo – ci dev’essere qualcosa nell’acqua – spesso si tratta di britannici o australiani.
Inutile dire che Bayliss ne faccia parte ad ottimo diritto, come emerge dall’intervista pubblicata su Visordown.com, tutta incentrata su quali siano le motivazioni che spingano Troy a rischiare le ossa in uno sport in cui ha già largamente dimostrato tutto quello che doveva.
“Motivazione? Mi viene naturale lavorare duro. I problemi ci sono sempre, si tratta solo di affrontarli. A Monza, nel 2006, la moto era così instabile che dovevo chiudere il gas da metà rettilineo in poi. All’ultima sessione di prova abbiamo trovato il bandolo della matassa, e ho vinto. Non è facile fare una cosa del genere a Monza.”
Interessante la sua analisi sulla reale competitività della Ducati: “Credo che il nostro vantaggio sia svanito nel 2003. Nel 2001 e 2002 eravamo pari a Honda, con cui condividevamo un vantaggio di gomme sulla concorrenza. Credo di essermi meritato il titolo più lo scorso anno che nel 2001: ho dovuto lavorare molto più duro. Stavo quasi per smettere di correre, a fine stagione – in effetti, dovevo smettere nel 2002, visto che il mio progetto prevedeva di imparare le piste nel 2000, vincere il titolo nel 2001, confermarmi nel 2002 e poi ritirarmi. Poi Ducati mi ha offerto la MotoGP. Una proposta che non si può rifiutare (ride)…”
“Per farla breve, amo ancora andare in moto, tutto qui. Ma l’altro giorno mi sono reso conto di una cosa: ho un contratto con Ducati fino a fine 2008… ma potrei correre anche nel 2009. Se non riesco a mantenere una media di 12 vittorie l’anno non riuscirò a raggiungere il record di 59 vittorie di Fogarty. Preferisco morire piuttosto che lasciargli quel record… e mi sono affezionato all’idea di vincere su tre generazioni diverse di Ducati.”
Ora, l’intervista – che prosegue facendo ipotesi sulla possibilità di omologazione della 1098 – è vecchia, e da allora Troy avrà cambiato idea. Sono solo io che ho voglia di fare il tifo perché Bayliss non raggiunga le 59 vittorie di King Carl, quest’anno?