Commento: Superbike 'Mon Amour'
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Venti anni fa chi l'avrebbe mai detto che la superbike sarebbe stata in grado, nel giro di poco tempo, di eguagliare, se non addirittura superare, in popolarità la Moto Gp. Merito dei fratelli Flammini che hanno avuto la capacità di far crescere la serie portando il grande pubblico, grazie ad una serie di campioni e di mosse azzeccate. Da quando nel 1988 “Flyng” Fred Merkel vinse il primo titolo iridato, ad oggi la superbike si è evoluta notevolmente trascendendo i confini del motociclismo fatto per gli appassionati, ma senza perdere la sua natura di campionato creato per chi ama lo sport motociclistico. Basti pensare alla possibilità di incontrare e parlare con i piloti nel paddock (...cosa impensabile nella Moto Gp....) da parte di qualunque comune mortale, o a gare combattute fino all'ultimo metro che hanno fatto sognare migliaia di tifosi. Dopo un periodo di stallo, da qualche anno la superbike è più viva che mai anche se, purtroppo, eguale attenzione non è prestata dai media al campionato supersport che meriterebbe più attenzione, stante anche il notevole traino sul mercato delle due ruote operato dalle sportive di media cilindrata. Quest'anno, poi, i “Flammini Brothers” hanno assestato un altro bel colpo al campionato prototipi, portando un “pezzo da novanta” come Max Biaggi alla propria corte, in grado di catalizzare l'interesse dei media. Basti pensare che le presenze di pubblico sui circuiti durante i tre giorni si assestano attorno alle 100.000 unità. Numeri da capogiro se si pensa al rapporto agli investimenti che occorrono in Moto Gp per essere competitivi e quelli della Superbike, che ammontano a meno della metà. Forse il merito intrinseco sta anche nel fatto che l'appassionato e richiamato dalla presenza di moto che corrono uguali (almeno esteriormente....) a quelle che circolano tutti i giorni sulle strade. Anche se ciò non basta a decretare il successo di una serie: ed i fatti lo dimostrano ampiamente. La trovata del “monogomma” tempo addietro fece gridare allo scandalo. Così come anche la Superpole: il giro “tutto o niente” attraverso cui aggiudicarsi i primi sedici posti in griglia di partenza. La Formula Uno, che tanto si vantava di detenere una posizione elitaria nel mondo motoristico, si è limitata a copiare le moto derivate dalla serie... Il discorso regolamento è un'altra di quelle note apparentemente stonate che sono state attribuite agli organizzatori. In particolare, l'aumento di cilindrata a 1200 per i motori bicilindrici è stato additato da molti come la precisa volontà di far vincere la Ducati. Ma poi tutto si è risolto in una “bolla di sapone” quando si è capito che, attualmente, i motori plurifrazionati, a parità di cilindrata hanno un vantaggio non di poco conto rispetto ai due cilindri. Discorso piloti. Si è sempre detto che nelle derivate di serie ci fossero piloti non di talento ed, in molti casi, pronti per la pensione. Poi nel 1998 un certo Noryuki Haga, sale per la prima volta sulla Yamaha 500 nel week end di gara e si permette di arrivare terzo in Giappone. Recentemente “l'eroe dei due mondi” Troy Bayliss, dopo aver vinto il mondiale in superbike nel 2006, va a Valencia per l'ultima gara della Moto Gp e straccia tutti... Presenza delle case. Yamaha, Ducati, Suzuki, Honda e Kawasaki presenti in forma più o meno ufficiale. Sono attese Mv Agusta, Aprilia, Ktm, Bmw. Forse più in avanti, Buell (che guarda caso ha presentato la sua nuova bicilindrica con motore da 1125 cc raffreddato a liquido con oltre 140 cv.....) e Triumph (che sembra stia riprogettando la Daytona 900....). Non occorre aggiungere altro. Uniche situazioni, a nostro avviso, da migliorare: la procedura della superpole con il bagnato e l'utilizzo dell'elettronica. Se non si pone un freno, si rischia di fare la fine della Moto Gp o, peggio della Formula Uno, dove il pilota conta molto poco o, peggio, più niente. Come ci mancano i “deraponi” di Haga e company... Per il ventennale della Sbk ricordiamo i suoi grandi campioni: “King” Carl Fogarty, Yasutomo Nagai, Piergiorgio Bontempi, Baldassarre Monti, Giancarlo Falappa, Frankie Chili, Paolo Casoli, Fabrizio Pirovano, Raimond Roche, Doug Polen, Stephane Mertens, “Flyng” Freddie Merkel, Mauro Lucchiari, Alessandro Gramigni, Antony Gobert, Simon Crafar, Aaron Slight, Colin Edwards, Giovanni Bussei, Scott Russell, Neil Hogson, Chris Walker, Troy Corser, Troy Bayliss, Michel Fabrizio, Noryuki Haga, Norifumi Abe, Ben Bostrom, Akira Yanagawa, Marco Lucchinelli, James Witham, Ruben Xaus, John Kocinski, Max Biaggi, James Toseland, Davide Tardozzi, Virginio Ferrari, Rob Phillis, Wataru Yoshikawa, Makoto Tamada, Tadayuki Okada, Peter Goddard. |
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Rozzano
Sono perfettamente in accordo con quello scritto. Amo la SBK, le sue moto, i suoi piloti, il suo spirito. L'aria che si respira durante un gp del Motomondiale purtroppo non é come quella della SBK. Forse una volta era così, ma con il tempo si é perso questo valore aggiunto in favore di un'avvicinamento al ricco, freddo ed elitario mondo della F1.
Punti da migliorare sono sicuramente l'utilizzo dell'elettronica ed inoltre il numero dei partecipanti. Griglia che negli ultimi anni é diminuita di numero a causa dei costi elevati (non come nella motogp per fortuna, dove hanno dovuto inventarsi la griglia a 3!!!). Bisognerà fare qualcosa anche in questa direzione, contenimento dei costi! infatti le belle battaglie con le wild card dove sono finite? gli spunti sporadici di qualche piccolo team privato?
Stupendo il mondo della SBK, ma si può fare di più.
Inserito: 25 ottobre 2007
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