Inizio questo articolo con le parole di una canzone di Vasco che, tra l’altro, è il cantante preferito di Valentino. Sono le parole che mi vengono in mente se mi metto nei panni di Rossi. Stupendo, questo binomio Rossi-Ducati, per tutta la stampa ed il marketing mondiale. Ha fornito fiumi di inchiostro e di parole a migliaia di giornalisti, programmi TV, gente da bar, esperti e non. E questo è qualcosa di positivo, per noi, per gli appassionati, per i giornalisti.
Ma se mi metto nei panni di Rossi mi viene il vomito, appunto.
Non sono un pilota (anche se in alcune fasi della mia vita mi ci sono avvicinato o, quanto meno, l’ho sperato e sognato con una tale forza da fami venire le lacrime agli occhi). Eppure capisco che se entri in pista e non guidi ti viene da vomitare, per lo meno per l’incazzatura che ti prendi quando finisci il turno o la gara.
Molti (tra cui Max Temporali) dicono che Rossi si sta comportando male perché manca di rispetto alla Ducati, che tanto ha fatto e sta facendo per lui.
Ma credete che un pilota che ha vinto 9 mondiali, a 33 anni, con un amico morto appena sei mesi fa, si metta a rischiare l’osso del collo per arrivare sesto? Chi, tranne Stoner (cadendo), ha provato a spremere la Ducati fino al midollo? Vi ricordate Hayden alle prime uscite con la Desmosedici? Ha fatto certi botti che la sua schiena ancora implora perdono. O lo stesso Rossi, che è caduto nel 2011 forse più del primo anno in 125. E Capirossi, da tutti considerato il cuor di leone, quello che non molla mai? L’anno scorso vagava per la pista; si ok, era sulla via del tramonto, ma dopo aver preso comunque forti botte in terra non si metteva certo a rischiare per un decimo posto.
E Melandri? Certo, proprio lui, il “brocco” della MotoGP, quello che nel 2006 ha fatto secondo nel mondiale con la Honda e che al Mugello ha passato Rossi e Biaggi in un colpo solo in fondo al dritto. Secondo voi è andato in Ducati per smettere di guidare?
Mi vien da dire, quindi, che qui nessuno sta mancando di rispetto a nessuno, perché se avere rispetto significa mettere a rischio la propria vita, allora ben venga la mancanza di rispetto. I piloti rischiano la vita già solo perché entrano in pista. E sono disposti ad aumentare questo rischio per raggiungere un sogno: vincere. Ma se questo sogno svanisce in partenza, non si può certo chiedere a Valentino di far finta di niente. Forse lo si poteva chiedere ad uno giovanissimo Stoner che, a mio avviso, oggi non sarebbe certo disposto a fare altrettanto.
Se Rossi avesse detto, per ipotesi: “Ducati maledetta, io mi sono fatto un mazzo così e loro stavano al bar a giocare a carte”, beh, allora Temporali avrebbe ragione. Ma così non è.
Credo quindi che entrambi, squadra e pilota, abbiano fatto moltissimo per trovare una soluzione vincente e si siano rispettati a vicenda. Ad oggi non ce l’hanno fatta. Bisogna prenderne atto e, nel frattempo, trovare un’alternativa che consenta ad entrambi di riconquistare il sorriso, possibilmente senza rimetterci le penne.
Rossi, nonostante tutto, ha creduto in Ducati, e viceversa. Il matrimonio non ha funzionato. Liberi di trovare un partner più adatto, consapevoli che ognuno ha fatto il proprio lavoro per salvare la coppia!