Dainese: D-Air Street

di Edoardo Licciardello

Dainese: D-Air Street

Non si tratta di una novità assoluta, visto che se ne parla già da un po', ma il D-Air in declinazione street (del racing ve ne abbiamo già parlato qui) è, di fatto, all'esordio assoluto nella sua versione definitiva. Sarebbe superficiale pensare che si tratti dello stesso sistema: la piattaforma D-Air ha, ovviamente, profonde differenze nella sua versione stradale, che banalmente deve tenere in considerazione le diverse dinamiche di un incidente rispetto ad una "normale" caduta in pista, più prevedibile nella sua dinamica.

RISULTATI DIMOSTRABILI
Tocca a Vittorio Cafaggi, anima storica di Dainese, l'onore di presentarci il nuovo sistema basato, appunto, sulla piattaforma già declinata in versione gara.

"Chi ci conosce sa che amiamo parlare di risultati dimostrabili, e il D-Air street non fa differenza" esordisce Vittorio. I numeri, nella stele dietro di lui, parlano chiaro: in un incidente stradale è essenziale una protezione totale entro un tempo massimo di 80 millisecondi. Il sistema Dainese si attiva in un tempo totale di 45 millisecondi, gonfiando due airbag della capacità di 12 litri, per garantire lo stato dell'arte della protezione disponibile al momento.


IL SISTEMA
Il sistema si basa su una serie di giroscopi, applicati sulla moto in zona forcella (la prima parte del veicolo da cui si ha l'indicazione di un impatto imminente, potete vederlo nella foto della nostra gallery, montato sulla Multistrada 1200 utilizzata per il test) e sotto la sella, dove risiede anche la centralina dedicata. Il giubbotto del pilota e dell'eventuale passeggero - o il semplice gilet, che si può indossare da solo (al momento la collezione Dainese D-Air street, che vedete nella gallery, comprende capi in tessuto e Gore-Tex, mentre il giubbotto in pelle sarà disponibile nel 2013) contenente l'airbag è in costante collegamento radio con la centralina, da cui riceve l'eventuale comando di attivazione. Naturalmente, è richiesta preventivamente una procedura di pairing, del tutto simile a quanto avviene per i dispositivi Bluetooth, fra giubbotti e sistema. 

PERCHE' NON A CAVO?
Perché non un cavo? "Facile" prosegue Cafaggi. "Perché non sarebbe in grado di garantire i risultati di cui sopra". In effetti, basta fare rapidamente mente locale per rendersi conto che un sistema a cavo inizia la sua attivazione ad impatto già avvenuto, quando il pilota inizia a separarsi dal veicolo, perdendo così molto tempo prezioso rispetto al D-Air Street. Per chi fosse scettico, pensando a possibili malfunzionamenti del sistema, basti dire che il sistema (coperto da 13 brevetti), oltre a prevedere tutte le ovvie ridondanze per quanto riguarda le componenti critiche, è stato oggetto di lunghi test. Un po' di numeri: 150.000km per verificarne l'affidabilità, 5.000 ore di test per gli algoritmi di attivazione, 800 test superati in fase di omologazione (numero che cresce costantemente, visto che tutti i materiali impiegati anche nei singoli capi devono essere validati dall'ente tedesco, come ci ricorda David Manzardo, hardware project manager D-Air), 32 crash test e 975 misurazioni a scopo di test, passando su 18 tipi diversi di ostacoli con 13 diverse tipologie di motocicli.

A QUANDO?
Il D-Air Street sarà disponibile attorno a Marzo. Vi terremo aggiornati per saperne di più, da qui ad allora...



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leoallafila

figata spaziale

Inserito: 09 novembre 2011
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