Sicurezza, deformazione controllata e la filosofia Shark

di Edoardo Licciardello

Sicurezza, deformazione controllata e la filosofia Shark

In occasione della presentazione del nuovo Race-R Pro, Shark – come abbiamo anticipato in quell’articolo – ha approfittato per approfondire diversi aspetti relativi alla sicurezza dei caschi, per darci modo di comprendere meglio la filosofia che ispira tutta la produzione della casa francese. Vista la vastità dell’argomento, e il livello di approfondimento affrontato da questa specie di workshop in miniatura, abbiamo pensato di dedicargli questo “focus”, per darvi modo di capire meglio cosa abbiamo imparato.

Seguiteci…


SCENARIO MONDIALE
Soazig Pinson, Export Manager Shark, inizia dagli antefatti. Tralasciando l’epoca “eroica”, dei Cromwell britannici per capirci, la produzione di caschi che possano essere considerati gli antenati di quelli attuali ha inizio circa 60 anni fa in due paesi: Italia e Giappone. In seguito, “noi” ci siamo rapidamente specializzati in caschi iniettati, in materiali plastici, mentre nel paese del Sol Levante la produzione si è incentrata su caschi in fibra. Italia e Giappone si sono quindi poi divisi il mercato mondiale: l’Italia si è concentrata sull’Europa, mentre il Giappone ha… invaso gli Stati Uniti.

FILOSOFIE DIFFERENTI
In quel momento storico è nata la fondazione SNELL, il cui nome spesso viene erroneamente utilizzato per la certificazione di sicurezza statunitense (indicata invece dalla sigla DOT – Department of Transportation). E’ molto diffuso il concetto che tale certificazione richieda test più severi, e dunque garantisca una maggior sicurezza dei caschi che la superano, rispetto all’europea ECE; in realtà, come spiega Soazig, si tratta invece di una differente filosofia, più adatta alle situazioni che derivano dall’uso automobilistico. La certificazione DOT – i test SNELL, di cui alcune case vantano il superamento – prevedono la resistenza del casco ad impatti ripetuti sullo stesso punto. Situazione tipica del pilota legato da cinture di sicurezza all’interno di un abitacolo auto, il cui capo sbatte, in caso di incidente, cappottamento o simili, più volte negli stessi punti. “La statistica su cui ci basiamo”, spiega la Pinson, “legata gli incidenti motociclistici, evidenzia come un doppio impatto sullo stesso punto non avvenga praticamente mai.”

RIGIDITA’ VS. ASSORBIMENTO
La filosofia costruttiva di Shark – e, ci permettiamo di estendere in generale ad una filosofia ‘europea’ – parte quindi dall’idea di avere una calotta esterna capace di assorbire al massimo, al 100%, il primo urto. E la miglior strategia per ottenere questo prende ispirazione da quella che si è ormai diffusa universalmente sulle auto. I tempi delle strutture rigidissime sono finiti da tempo; ora, se ci fate caso, praticamente ovunque si parla di deformazione controllata per la struttura, di materiali morbidi con memoria di forma. Così facendo, si ammortizza l’urto, diversamente si rischia di avere una struttura che resiste sì all’urto, ma distrugge il proprio contenuto. La calotta si rovina, si distrugge, evitando di trasmettere l’urto alla testa. “Provate a pensare di infilare un uovo in una scatola di metallo, poi sbattetela per terra” spiega Soazig. “La scatola rimane perfettamente intatta, ma non ha assorbito in nessuna parte l’energia cinetica dell’impatto – l’uovo si è rotto. La scatola non ha offerto protezione.”

CARBONIO E ARAMIDE
Shark, quindi, realizza per i caschi top di gamma calotte al 100% in Carbon/Kevlar – ma sarebbe più corretto dire fibra di carbonio e materiale aramidico, visto che Kevlar è soltanto il nome commerciale del composito – a differenza di tutti gli altri costruttori, che vantano costruzione della calotta in carbonio pur usandolo in percentuali molto più ridotte, fino ad arrivare ad un misero 5%. Il carbonio offre leggerezza e resistenza, ma senza l’esteso impiego di materiale aramidico ci troveremmo nella condizione della scatola di metallo sopra descritta: è l’aramide a garantire l’elasticità necessaria all’assorbimento dell’urto di cui abbiamo parlato.

DEFORMAZIONE CONTROLLATA
Anche la struttura interna, con i “canali” di cui abbiamo parlato nella descrizione del casco, non ha funzione di ventilazione, ma aiuta a dissipare l’urto attraverso una deformazione controllata. Allo stesso modo, l’impiego di fibre molto lunghe nella realizzazione della calotta consente alle fibre stesse di lavorare meglio nell’assorbimento dell’urto, potendo distribuire la deformazione su una maggior lunghezza. Nelle immagini che vi presentiamo nella gallery, vedete la differenza fra la gestione di un impatto da parte di una calotta rigida che poggia su uno strato interno molto soffice, e la scelta di Shark – tutta la struttura offre una gestione ottimale della decelerazione, con il contributo di ogni singola componente.

EUROPA CONTRO USA
E’ molto interessante notare, poi, le differenze nei test di filosofia europea (ECE), nonché quelli che invece seguono quella statunitense, usata anche in Australia. Se qui nel vecchio continente le misurazioni vengono effettuate stabilendo punti molto precisi per l’impatto, in USA ed Oceania la normativa prescrive più genericamente delle aree. Shark si vanta – a buona ragione – di offrire una perfetta risposta su tutti i punti previsti della normativa europea, ottenuta NON attraverso l’impiego di semplici rinforzi nelle zone d’impatto (trucchetto utilizzato da più di un costruttore di prodotti più economici), ma grazie alle suddette caratteristiche della calotta.

HIC: LA NORMA ECE22-05
Come potete vedere nel grafico in Photo Gallery, la normativa europea non prevede solo una valutazione della resistenza all’urto, ma è anche l’unica a prendere in considerazione il tempo – ovvero, a calcolare la dispersione dell’energia cinetica nell’arco di tempo richiesto, attraverso lo Head Injury Criteria, che stabiliscono tanto i G della massima decelerazione tollerabile (275), quanto i millisecondi (10) per cui tale decelerazione può durare. E’ facile intuire come una decelerazione troppo elevata, anche per una durata minima, possa risultare traumatica o addirittura letale; è forse meno immediato realizzare come anche una decelerazione inferiore, ma più prolungata nel tempo (avete presente il concetto della tortura cinese?) possa causare altrettanti danni. Un casco di buona qualità riceve un grafico come quello che vedete, nell’immagine, colorato in verde, ovvero che indica un impatto controllato tanto nell’intensità che nel tempo.

SHARK: FILOSOFIA TRASVERSALE
Quanto abbiamo spiegato sopra, sia ben chiaro, non si applica solo ai top di gamma Shark. A prescindere da materiali e dotazioni dei singoli modelli, tutta la produzione della casa francese nasce dalla filosofia sopra descritta. Su tutti i caschi, dal più economico e turistico fino ai più raffinati Vision-R e Race-R, Shark studia materiali e tecnologia costruttiva secondo quanto abbiamo cercato di raccontarvi qui sopra. Per quanto ci riguarda, la giornata ci è bastata per capire quanto vasto sia il mondo relativo alla sicurezza dei caschi, e quanto poco se ne sappia in giro. Tanto per dirne una, dai tempi dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà del casco (esattamente un quarto di secolo fa: era il giugno del 1986) la normativa è cambiata altre due volte; da ECE22-03 è passata a 05. Quanti di voi, ma anche di noi, se ne sono accorti? Ne parleremo di più. Ne vale la pena, alla fin fine è la vostra, e nostra, zucca…

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