Guardrail assassini, continuiamo la battaglia

Sicurezza

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di A.M.I. - Motociclisti Incolumi, pubblicato il 12 giugno 2008


Com’è strana la vita. Ieri sera stavo leggendo a Marco la lettera di sconcerto scritta a seguito dell’ennesimo incidente accaduto ad un motociclista nel torinese. Stavamo studiando un comunicato stampa da far uscire per elogiare il giro d’onore fatto da Pedrosa con la bandiera degli “GUARDARRAILES ASESINOS” associazione spagnola che si sta battendo come noi contro le infrastrutture stradali non a misura di motociclisti.

La notte è strana, non dormo bene, non sento la sveglia ma sento il telefonino squillare: è in cucina, ci devo mettere un po’ prima di realizzare dov’è, squilla, mi scoppia la testa provo a leggere il display: è mia madre. “Davide una disgrazia!” Penso a mio padre, è malato di cuore ma è giovane, troppo giovane per andarsene! “Bruno, tuo cugino… si è ucciso in moto!” Non so cosa le ho detto, mi sono fatto la barba, ho fatto colazione con quella voce dentro la testa che risuonava continuamente, ma era come se fossi stato in un incubo, sapevo che da lì a poco avrebbe suonato la sveglia. Mio figlio mi chiama, mi accoglie con il sorriso che solo un bimbo di venti mesi ti può regalare. Lo abbraccio. Mi fermo in edicola e prendo tutti i quotidiani, il primo strilla in prima pagina “motociclista straziato dal guardrail”, vado alla pagina dell’articolo e vedo le foto. Eccomi la sveglia non ha suonato, purtroppo non è un incubo!

Come può esserci sotto a quel lenzuolo mio cugino? Come può essere toccato a noi?

Ecco maledetto gaurdrail, maledetta moto, vi siete presi qualcosa anche da me.

Avevo iniziato questa battaglia contro i guardrails cinque anni fa, non perché ne fossi coinvolto direttamente ma perché ci credevo, credevo che fosse giusto lottare per far riconoscere i diritti basilari dei motociclisti, per trasmettere le mie esperienze e far sì che non succeda ad altri quello che si legge ogni maledetta bella stagione nei giornali.

Bruno sorrideva quando gli facevo questi discorsi, qualche settimana fa dovevo chiamarlo per raccomandarmi: quella moto non è facile da guidare, il settemmezzo è sempre stato il nostro terrore, tante volte abbiamo sentito “amici motociclisti” che l’hanno venduta per paura.

Era felice, finalmente aveva un contratto a tempo indeterminato, finalmente poteva sostenere quel sogno. Quel sogno ce l’ha portato via.

Ora posso dire che è toccato anche a me, che nel cuore accanto agli altri ci sei anche tu, che lotterò ogni giorno della mia vita perché si riduca questa strage, perché entri nella  testa di tutti quella… cultura della sicurezza stradale che da anni professiamo, a noi motociclisti per primi, ma anche alle amministrazioni che DEVONO imparare a tutelare le nostre vite, a contemplare l’errore umano.

Bisogna rivedere totalmente il sistema di rilascio delle patenti, sia per le due che per le quattro ruote; quando si rilascia una patente il conducente DEVE saper guidare. Siamo tutti capaci di spostare un veicolo, qualunque sia, guidare è un’altra cosa. Corsi obbligatori in pista per ogni categoria di patente, con richiamo periodico. La patente è una cosa seria, non è un titolo acquisito.

Revisione delle norme che regolamentano la progettazione e la costruzione delle infrastrutture, noi un manuale l’abbiamo prodotto assieme all’università di Bologna. Questo manuale ha ricevuto il secondo premio europeo Norauto l’anno scorso.

Severe sanzioni per chi non rispetta le regole che devono essere giuste e verso tutti i componenti comprese le amministrazioni: se tappi una buca con una badilata di catrame e ci metti un cartello di pericolo, paghi una multa perché lo stesso cartello è un pericolo.

Qualcuno domenica ha dimostrato di avere le palle, quel ragazzino spagnolo che a molti non è simpatico,ha dimostrato che campioni si nasce non si diventa. Alla sagra della salsiccia siamo tutti capaci di fare i piacioni, ma i veri campioni vengono fuori  quando si parla della realtà di tutti i giorni. Certo ci piacciono le goliardate, i caschi “strani” ma non farebbe male a nessuno se ogni tanto, i nostri cari eroi, prendessero coscienza che la realtà è un’altra che il loro potere mediatico è enorme e che con un semplice gesto, il gesto di un Campione potrebbe salvare qualche vita e vi posso assicurare che quella vita che fino a ieri era seduta lì vicino a noi, ora ci manca tanto.

 

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Commenti dei lettori
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Anonymous
Italy
Rome

Ti faccio innanziatutto le mie più sentite condoglianze per la perdita di tuo cugino... fa venire i brividi pensare che un ragazzo se ne possa andare così!

Ho ammirato anche io moltissimo Pedrosa per il suo gesto, e confesso che sono anni che aspetto che i vari Rossi (di cui sono da sempre tifoso), Capirossi, Melandri, Biaggi ecc ecc che vivono davanti ai microfoni non usino 10 secondi del tempo concessogli (un'inezia vera e propria) per parlare a 7-8 milioni di persone della vita e delle vicende dei motociclisti comuni, dei drammi che succedono, e di quanti di questi drammi si potrebbero evitare usando un pò di buon senso, da parte si dei motociclisti, ma anche di chi progetta e gestisce le strade su cui gli stessi viaggiano.... cosa costerebbe a un pilota famoso fare un semplice appello davanti alle televisioni????

Inserito: 13 giugno 2008

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