Harley-Davidson Dyna Low Rider: prova su strada

di Redazione Italia MotoCorse.com - Gianluca Villa

Harley-Davidson Dyna Low Rider: prova su strada


Direttamente da Milwaukee la nuova Dyna Low Rider, che nella sua declinazione 2015 riprende dettagli  autentici degli anni '70, ora più “incattivita” per il mondo moderno, acciaio e benzina ma anche ABS e iniezione elettronica

A primo sguardo

E’ l'iconico stile Low Rider dell’intramontabile cruiser custom Harley-Davidson, quello che mi ritrovo davanti, di quelli che promette prestazioni esaltanti, il grosso motore da 103 pollici cubici e il telaio Dyna mi guardano e sogghignano.

Poi gli occhi cadono sui i freni e noto i doppi dischi anteriori con ABS, ottimo!.  Anche la grossa marmittona, tripudio di cromature, fa la sua scena con un bel 2 in 1.

E’ una moto che piace, le sue sono linee classiche dall’inizio alla fine. Questa “nuova” Low Rider è ispirata agli anni ’70 con finiture di alto livello e si vedono perché in una moto del genere è tutto a vista. Anche il sedere vuole la sua parte, La sella è bella e confortevole e seduto mi ci trovo subito bene anche perché manubrio e sella sono regolabili.

Mi giro nella vetrina e mi guardo specchiato e noto le bellissime ruote massicce e cromate come non si vedono spesso, parliamo di una scultura da veri chopperisti, acciaio puro e cerchi a raggi, davanti i freni a disco a 4 pistoncini lavorano anche con l’ABS in modo quasi invisibile, senza alterarne quindi la “vista” a chi osserva; sulla posteriore la pinza è flottante a 2 pistoncini.

In sella

In sella ci se sente calamitati al terreno, il baricentro è bassissimo e i piedi appoggiano bene, appena accendo Il motore, 103 Pollici cubici, ovvero un 1690 cc, con una coppia di 126Nm, il rombo pervade lo spazio intorno. Manca un alloggiamento per i documenti, amen, non è la priorità per chi acquista un mezzo di questa caratura. Le vibrazioni ci sono tutte è quella sensazione che adoro in una moto perché ti fa capire che è viva!

Inserita la prima marcia della trasmissione Cruise Drive a sei rapporti molto efficace, sento il clock di conferma, un filo di gas e in un attimo le vibrazioni corpose diminuiscono fino a diventare un trottare di pistoni tipico delle bicilindriche. Il manubrio ampio offre molta agilità su una moto di queste dimensioni e, nonostante un peso di poco superiore ai 300kg e il passo lungo, nelle curve molto strette rimane comunque ben manovrabile, diventando anche agile appena la strada si fa meno tortuosa..

Tornando al motore questo offre un tiro in tutte le sue 6 marce che entrano una dopo l’altra senza problemi tanto che è utile avere un indicatore di marcia sul quadro strumenti, un po’ difficile da leggere se si usa un casco con mentoniera o integrale, il contagiri è oscurato mentre più visibile il tachimetro con il display digitale dove possiamo far apparire una alla volta le informazioni di interesse come ora, marcia inserita, contakm, percorrenza residua. C’è anche livello benzina analogico nel finto tappo a sinistra, comunque è un motore che si sente bene il contagiri non serve più di tanto. La casa dichiara oltre 18km con un litro di percorrenza.
Anche da fermo la posizione comoda e il baricentro basso semplificano le manovre da fermo. Anche se bello grosso il cavalletto sparisce sotto il carter quando tolto e da ritrovare non è semplice, ci vuole un po’ di pratica.

In movimento

In autostrada offre un comfort che mi ha sorpreso, l’aria ti arriva addosso ma io sono uno di quelli che va in moto per “respirare” altrimenti andrei in macchina; non andando a velocità eccessive da pista e a codice il vento resta piacevole.
In caso di necessità un colpo di gas e la DLR allunga in ogni marcia inserita senza tentennamenti, senza dubbio merito dell’iniezione sequenziale ESPFI.

Le ruote non sono immense, infatti al posteriore una 160 risulta stretta e davanti ancora più evidente con un 100, tutto questo si sente parecchio nel muovere la moto che trasmette molto le asperità del terreno come il cambio di corsia con quel maledetto “gradino” di asfaltatura sempre nascosto. Su pavé e dossi la DLR con la sua rigidità li ripercuote tutti sul pilota.

Apprezzabile il trasponder che consente di avere in sicurezza la moto parcheggiata e pronta a partire alla presenza del suo “possessore” che si limiterà a girare la manopola di accensione, dove prima era fatto con la chiave.  I comandi al manubrio offrono gli indicatori di direzione uno per lato con auto spegnimento dopo la curva quando lo sterzo torna in posizione, essendo i fari sempre accesi come vuole la legge da anni restano clacson abbaglianti e lampeggianti posti tutti a sinistra.

Bellissimo l’effetto di sera con le luci dei lampioni che scorrono letteralmente sulle cromature, ci sente molto Lorenzo Lamas in “Renegade”, il sorriso è d’obbligo, se poi si indossa anche una giacca come la nostra Harley-Davidson Triple Vent, l’immedesimazione è completa.

Concludendo

Come si può notare già dal colore inizia la filosofia HD, ovvero la personalizzazione del proprio gioiello da parte del cliente a conferma che comprare una moto di questo genere non è l’arrivo ma è l’inizio di un cammino pieno di tutto, dai motoraduni a tema, allo stile di vita al vestire agli accessori. E’ una di quelle moto che resta un investimento nel tempo e non perde facilmente valore anzi.





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