Adiva 250. Da Benevento, lo scooter quattro stagioni.

di Carlo "Guerra" Martini

Adiva 250. Da Benevento, lo scooter quattro stagioni.


Sessanta chilometri, da un estremo all'altro della città, estate e inverno. Tutti i giorni, nelle ore di punta, con qualunque tempo. Il mezzo ideale per questo utilizzo deve muoversi agilmente nel traffico, proteggere il suo pilota dalle intemperie pur se non indossa capi tecnici, essere confortevole anche per l'eventuale passeggero, avere un'ottima capacità di carico. È preferibile inoltre che goda di un'autonomia a prova di sciopero dei benzinai e abbia un motore silenzioso, potente il giusto e parsimonioso.

Soltanto l'Adiva, sul mercato delle due ruote, ha tutti questi requisiti.

Partiamo dal primo. La disinvoltura dell'Adiva nei centri abitati è pressoché uguale a quella di un tradizionale scooter 250, e i diffusi timori su perdita di maneggevolezza e di stabilità a causa della presenza del tetto sono infondati. Il pregiudizio nacque ai tempi del BMW C1, prodotto alcuni anni fa dalla casa bavarese a Grugliasco (TO), presso gli stabilimenti ex – Bertone, che adesso ospitano le linee di assemblaggio delle nuove Maserati Quattroporte. BMW ebbe il coraggio di proporre un concetto nuovo, quello di uno scooter che garantisse buona sicurezza passiva e protezione dalle avversità meteorologiche, e a questo scopo avvolgeva il pilota, ancorato alla sella tramite inusuali cinture di sicurezza, con un telaio tubolare d'acciaio. Il pesante tetto spostava il baricentro a quote esageratamente alte e rendeva quindi i cambi di direzione poco agevoli. Per l'Adiva è differente. I suoi progettisti non hanno inseguito il miraggio di rendere il mezzo particolarmente protettivo nel malaugurato caso di incidente, ed il casco, che sul C1 era opzionale (unico caso in Italia tra i mezzi a due ruote), qui è obbligatorio come su qualunque altra moto. Il tetto dello scooter di Montesarchio è costituito da pannelli di leggera plastica, pieghevoli ed eventualmente smontabili, che non influiscono significativamente sulla distribuzione delle masse.

Il vero e al momento imbattibile punto di forza dell'Adiva è la possibilità di affrontare un diluvio e rimanere asciutti. Per tutta la durata del nostro test ci siamo imbattuti in pioggerelline noiose e violenti acquazzoni, ed è sufficiente azionare l’efficacissimo tergiparabrezza a due velocità per procedere con una disinvoltura ed una sicurezza ignote agli utenti di qualunque altro scooter o moto. Oltre al tetto, anche i deflettori laterali, aiutati dall’aria della corsa, deviano la pioggia lontano dal pilota e gli consentono di indossare tranquillamente un casco jet senza visiera. L’antipioggia serve solamente per evitare gli spruzzi dei veicoli che procedono nella corsia a fianco e passano su profonde pozzanghere, ma per lo stesso scopo può essere sufficiente la copertina dedicata e marchiata Adiva, fornita come optional.

Oltre ad essere asciutto, l’utente dell’Adiva è anche comodo. La posizione di guida è adattissima al tester di un metro e ottantaquattro, ma anche taglie più ridotte non hanno difficoltà a mettersi in sella e a poggiare saldamente al suolo entrambi i piedi. Il casco resta a distanza di sicurezza da parabrezza e tetto, e le frequenti capocciate sperimentate sul vecchio Adiva 150 (già collaudato da Motocorse per cinquemila chilometri) sono un ricordo senza nostalgia. La porzione di sella riservata al passeggero è più che sufficiente ed il comfort riservatogli non è molto diverso da quello delle più blasonate granturismo a sei cilindri. I più alti, però, toccano il tetto con il casco. La strumentazione è completa e ben visibile, anche se le grafiche potrebbero essere più accattivanti. Orologio, termometro dell’aria, contachilometri parziale e indicatore del livello del carburante con spia della riserva sono presenti, e non sono diffusi così universalmente nel mondo degli scooter da esser dati per scontati. Invece della spia di surriscaldamento del liquido di raffreddamento, sarebbe stata preferibile una lancetta analogica.

Sono presenti i vani per casse e autoradio, quindi chi vuol viaggiare a suon di musica è accontentato.

La capacità di trasporto di bagagli dell’Adiva è difficilmente eguagliabile. Il bauletto posteriore, la cui apertura è comandata dalla pressione e dalla contemporanea rotazione a destra della chiave nel blocchetto di accensione, offre più spazio di qualunque bauletto o sottosella degli scooter tradizionali. Se si vuole, ospita il tetto ripiegato, e rimangono ancora a disposizione alcune decine di litri di capacità. Se il tetto rimane in posizione di lavoro, due caschi integrali, borsoni, giacche ed effetti personali troveranno agevolmente sistemazione. La porzione anteriore della sella può essere sollevata con la pressione e la contemporanea rotazione a sinistra della chiave nel blocchetto di accensione. Sotto, troviamo la batteria e spazio sufficiente per accogliere agevolmente qualunque tipologia di casco jet. Inoltre i vani frontali (di cui l’inferiore sinistro dispone anche di presa a 12 volt) consentono di stipare oggetti (telefoni, guanti, cioccolatini, vasi di fiori) che rendono ancor più piacevole la permanenza a bordo.

Ulteriore gadget: le 4 bocchette riscaldanti, che grazie ad una ventola, azionabile con l’apposito pulsante sul manubrio, investono di aria calda il pilota.

Insomma, l’Adiva è il mezzo a due ruote più pratico del mercato per l’utilizzo da commuter urbano nelle quattro stagioni.

Dal punto di vista delle prestazioni, non ha complessi di inferiorità rispetto agli altri scooter della stessa cilindrata. Il motore montato sul nostro mezzo è un Piaggio Quasar 250. Ultimamente i fornitori di propulsori per Adiva sono cambiati e le versioni adesso in listino sono da 125 e da 200 centimetri cubici, provenienti dall’Oriente. Peccato, perché il Quasar è un ottimo motore italiano, silenzioso, potente il giusto e parsimonioso. Nonostante l’ampia sezione frontale, l’Adiva 250 viaggia ai 120 in autostrada senza fatica. Il serbatoio da 14 litri ed il consumo medio di 24 chilometri con un litro, aprendo il gas senza cognizione (la modalità on - off, sempre in voga tra gli scooteristi arrembanti), garantiscono autonomia di oltre 330 chilometri tra un pieno e l’altro. Sono percorrenze da Africa Twin (che però voleva dieci litri in più per fare la stessa strada).

Con le Pirelli Diablo Scooter nuove di zecca montate sul nostro esemplare, la sensazione di sicurezza in curva e in staccata è ottima. Le pieghe a sinistra sono parzialmente limitate dalla sporgenza del cavalletto centrale, a destra invece non si tocca se non esagerando. Le oscillazioni del manubrio, togliendo le mani dalle impugnature, sono completamente assenti in qualunque condizione di carico. Le misure degli pneumatici (140/70-14 e 120/40-14) sono sufficienti per affrontare le asperità dell’asfalto con confidenza. La frenata è integrale: con la leva di sinistra si agisce su uno dei due dischi anteriori e su quello posteriore, con la destra si aziona l’altro freno davanti.

Inconveniente riscontrato sul nostro modello: con il pieno di benzina, l’indicatore del livello del carburante impazzisce e la lancetta si muove velocemente da un estremo all’altro, mentre la spia della riserva lampeggia. Dopo una sessantina di chilometri il galleggiante rinsavisce e in seguito fornisce indicazioni affidabili. Tutto qui.

I manager Adiva sembrano un po' refrattari all'utilizzo di strumenti pubblicitari tradizionali (il 250 è uno dei pochi mezzi dei quali non si trovano test da parte delle nostre più blasonate concorrenti cartacee, inoltre le frequenti richieste d’informazioni ricevute ai semafori ci danno conferma della poca notorietà del marchio), ma brillano per inventiva e per la loro capacità di pensare autonomamente. Nessuna grande casa motociclistica propone scooter a tetto rigido con le caratteristiche dell’Adiva. Questo potrebbe intimidire qualunque imprenditore pavido, non i vertici di Montesarchio, che procedono dritti per la loro strada ed hanno di recente presentato, ma non ancora commercializzato, il 300 a tre ruote, in stile Piaggio MP3, con in più il tetto. In bocca al lupo!

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