Piaggio X10: eXtralusso!
di Edoardo Licciardello -
Sembra incredibile, ma proprio a Piaggio – il marchio più associato alla mobilità urbana e agli scooter in tutto il mondo, fin da quel 1946 in cui nacque la Vespa – mancava da qualche tempo un GT di alto livello, una proposta capace di tenere alto il nome del marchio di Pontedera dopo X8 ed X9. Una lacuna imperdonabile, soprattutto in un segmento tanto importante, che ha scatenato una reazione di grande spessore da parte di Piaggio. Reazione i cui frutti non si sono fatti attendere: signore e signori, eccovi l’X10.
Che la casa toscana ha scelto di presentare alla stampa a Parigi, ovvero dove i propri prodotti sono maggiormente apprezzati e considerati.
DOWNSIZING
Ad un prezzo tutto sommato contenuto (servono 4.570 euro per il 125, 5.580 per la versione Executive, 5.890 euro e 6.900 per il 350, 7.700 per il 500, disponibile solo nella declinazione più prestigiosa) Piaggio propone quindi un mezzo diretto specificamente al commuting urbano delle grandi metropoli, portando nel mercato delle due ruote il concetto – tanto in auge negli ultimi periodi nel settore auto – di downsizing. Se è vero che la cilindrata 125, su un mezzo dimensionalmente importante come questo, serve solo ad aprire le porte a chi non dispone della patente A, è altrettanto interessante notare come non servano i cavalli del 500 per avere un mezzo valido e divertente. Non è un caso che il protagonista di questa presentazione parigina sia il 350, proposta che Piaggio si immagina come la più equilibrata ed importante per l’X10.

Il monocilindrico da 330cc (già visto in realtà sul Beverly 350) viene messo a confronto con la concorrenza da 400cc, e la cosa la dice lunga sulla fiducia che in Piaggio nutrono rispetto alle prestazioni. A fronte di un consumo relativamente ridotto – 29km/l nel ciclo misto il valore dichiarato – le prestazioni sono decisamente interessanti: 140km/h effettivi, 400 metri in meno di 18” grazie ad una potenza massima di 33,3cv a 8250 giri e 32,3Nm duemila giri sotto. Notevole anche la dotazione elettronica: sulle versioni Executive, l’X10 offre il controllo di trazione ASR (attualmente esclusiva Piaggio) ed un ABS a tre canali capace di arrestare senza bloccaggi l’X10 in circa 30m da una velocità di 80km/h. Completa il quadro la modalità “Eco”, attivabile in qualunque momento con un comando a slitta sul manubrio, che dovrebbe ridurre i consumi attivando una mappatura alternativa.
CICLISTICA SOLIDA E MODERNA
Il telaio è un solido doppia culla in acciaio, su cui montano una forcella tradizionale ed un doppio ammortizzatore regolabile nel precarico. Tocco di classe sul 500: la proposta più prestigiosa offre infatti sul lato destro un monoammortizzatore con regolazione elettrica del precarico. Intelligente ed anticonvenzionale l'accoppiata dei cerchi a 5 razze: un 15” all’anteriore, con pneumatico 120/70, in grado di dare precisione e direzionalità, e un 13” al posteriore calzante un 150/70.
L'impianto frenante conta su un doppio disco da 280 mm all’anteriore e disco singolo da 240 mm al posteriore, attivabili in contemporanea dal sistema di frenata combinata che può contare su una valvola ripartitrice in grado di calibrare la pressione sulle diverse pinze. La leva destra agisce su una sola delle pinze anteriori, mentre con la sinistra si azionano contemporaneamente l’altra pinza anteriore e quella posteriore.

ERGONOMIA E FINITURE AL TOP
Ergonomia al top: la sella è a soli 760 mm da terra, la pedana ampia e lunga, e nei vani portaoggetti potrete farci stare la casa. Quello sottosella ospita due caschi integrali (qualche difficoltà con gli apribili o con proposte molto sportive e dotate di appendici aerodinamiche molto pronunciate) grazie ad un volume di 52 litri; sul 500 la capienza si riduce un po', fino a limitare l'ospitalità ad un un integrale e un jet. Tre gli spazi ricavati dietro lo scudo, di cui uno dotato di presa 12V e USB per caricare telefoni o lettori MP3. Apertura sella e serbatoio (da 15 litri, per inciso, che dovrebbe garantire autonomie attorno ai 400km) si comandano elettricamente, anche se sono presenti le "alternative" manuali.
Chicca non da poco la retroilluminazione dei blocchetti a manubrio; la strumentazione è davvero completa ed elegante, con due strumenti analogici circolari ai lati di un display digitale che propone tutte le informazioni fornite dal computer di bordo (consumo, parziali, temperatura, carica batteria, orologio, temperatura motore, livello benzina, velocità massima raggiunta e poi abbiamo perso il conto…). Completa anche la gamma colori, che può contare su bianco, blu, grigio, marrone e nero.
PARIGI: COUTURE PIAGGIO
Ci è bastato il transfer dall’aeroporto all’albergo per osservare, qui a Parigi, una specie di defilé dell’intera collezione Piaggio. Al di là della sbalorditiva popolarità dell’MP3, qui un vero e proprio fenomeno di moda, il marchio di Pontedera è rappresentato in maniera incredibile nella capitale francese. Due chiacchiere con i PR della casa e scopriamo che negli ultimi due anni, Piaggio ha saputo vincere l’incredibile nazionalismo francese piazzandosi saldamente al primo posto nelle vendite di settore, precedendo MBK/Yamaha (erede del francesissimo Motobécane) e Peugeot. Vedete voi…
AMMIRATISSIMO
La linea è più che gradevole, filante e raffinata, ma dev’essere anche in parte per la popolarità del marchio che l’X10 risulta ammiratissimo per le strade parigine, su cui si è svolta la nostra prova. Iniziamo con lo spezzare una lancia robustissima a favore della nuova ammiraglia toscana: le finiture sono eccellenti. Sedendosi in sella si ha la stessa impressione che lasciano le berline tedesche di alto livello: dovunque si giri lo sguardo, qualunque dettaglio si tocchi, la qualità percepita è elevatissima, anche negli apri/chiudi dei (tanti) vani a disposizione. I comandi al manubrio, e la “batteria” di pulsanti per i servizi elettrici hanno un bellissimo effetto “click” al tocco, il cruscotto è completo, pulito e reattivo. Le plastiche sono curate, l’effetto alluminio del manubrio è davvero bello, e anche qui c’è l’innesto del freno di stazionamento controllato dalla stampella laterale. Tocco di classe, lo schienalino del pilota è spostabile per dividersi la sella con il passeggero nella maniera migliore. Insomma, Executive di nome e di fatto.

Ci mettiamo in marcia. Prendere le misure all'X10 richiede solo qualche minuto: l’interasse è davvero consistente, ma lo si sente solo quando si vuole svoltare da fermi o fare inversioni – l’avantreno è un po’ lontano, e serve un piccolo atto di fede per non mettere il piede a terra. Una volta in movimento, però, la stabilità è davvero notevole, e le doti dinamiche – riportiamo pari pari dagli appunti presi a caldo durante la prova – fanno pensare più ad Aprilia che non a Piaggio, complice anche la possibilità di assumere una posizione dei piedi relativamente arretrata. E’ necessario solo fare l’abitudine, da motociclisti, ad una risposta dei freni un po’ attenuata nel mordente iniziale. Un comportamento voluto per non mettere in crisi nessuno, e che non penalizza comunque più di tanto visto che poi la potenza arriva, e in abbondanza, senza che sia necessario strizzare le leve.
MOTORE: DOLCE E PROGRESSIVO
Il 350 non impressiona nello spunto da fermo – la massa da mettere in movimento è tanta, e si sente – ma si rivela in compenso di una dolcezza esemplare nell’erogazione. Si può spalancare dal parzializzato e ricevere sempre una risposta lineare e priva di buchi, soprattutto per merito della trasmissione in bagno d’olio che stempera qualunque bruschezza possa annidarsi in qualsivoglia degli organi responsabili di trasformare la potenza in spinta propulsiva. Basta un po’ di esperienza in materia per restare piacevolmente colpiti dalla prontezza con cui la lancetta del contagiri schizza attorno ai 7000 giri, lasciando che la trasmissione… trasmetta la coppia alla ruota posteriore senza un sussulto.
ELETTRONICA RAFFINATA
E se anche le richieste risultassero eccessive per il grip disponibile – situazione in cui ci siamo trovati spesso, sul pavé parigino ancora umido per la pioggia delle ore precedenti – entra in azione l’elettronica, sotto forma dell’antipattinamento. L’impressione è che l’ASR sia tarato in maniera un po’ cautelativa, e che quindi intervenga (tagliando percettibilmente la potenza) anche quando forse non ce ne sarebbe proprio necessità, ma meglio così: non si compra un X10 per lottare contro il cronometro, e meglio un “taglio” di più che uno di meno. Al contrario, non abbiamo riscontrato alcun intervento dell’ABS nonostante qualche momento interessante causato dalla particolare interpretazione transalpina delle rotatorie, in cui ha precedenza chi entra rispetto a chi è già in transito. Se dobbiamo essere sinceri, non siamo riusciti a percepire alcuna differenza fra la modalità Eco e quella normale, ma ci fidiamo delle dichiarazioni dei tecnici, che parlano di un 3/4% di consumi in meno…

Non abbiamo avuto opportunità di provare l’X10 in situazioni realmente caratterizzabili come “veloce”, ma anche sulle arterie a grande scorrimento di Parigi qualche estemporaneo allungo ha messo in mostra ottime doti di stabilità e tenuta di strada in curva. Peccato solo che alla meravigliosa forcella – per capacità di copiare le asperità e compostezza nella guida brillante – faccia da contraltare una sospensione posteriore un po’ secca nella risposta, che penalizza un po’ quando il fondo si fa irregolare. Intendiamoci, comunque: si tratta di una lamentela che deriva dal fatto che… diversamente, la sistemazione in sella non è mai meno che eccellente.
ALLORA?
L’X10 convince davvero. Basta una presa di contatto neanche troppo approfondita per apprezzarne finiture del massimo livello, ma anche doti dinamiche degne di ben altre proposte. E ve lo diciamo con la sicurezza di chi, per una volta, ha provato un mezzo prima che la conferenza stampa potesse innescare particolari attenzioni verso determinati aspetti del suddetto mezzo. Ve lo assicuriamo: l’X10 è uno scooter riuscitissimo. Andatelo a vedere, ma soprattutto toccatelo con mano – resterete innamorati.

Ci sono davvero poche "macchie" da iscrivere a verbale per il nuovo top di gamma Piaggio, e tutte quante o rientranti nella sfera del soggettivo oppure legate ad una destinazione d’uso che probabilmente non interessa a chi sceglie un mezzo di questo tipo. Parliamo della vista posteriore, che non ci ha gratificato fino in fondo (ma c’è chi ha scomodato addirittura le berline Jaguar, dunque evidentemente si tratta di un problema nostro), e di una frenata un po’ troppo morbida nell’attacco, che a volte spiazza per una frazione di secondo chi si aspetta una risposta motociclistica. Ma la potenza poi arriva con grande progressività, e anzi, un comando del genere non mette mai in crisi nemmeno i neofiti sui (traditori) fondi cittadini.
Gli unici veri appunti stanno nella risposta della sospensione posteriore, un po’ troppo secca sulle asperità rispetto al sibaritico livello di comfort offerto altrimenti dal mezzo, e nello spunto che – pur prendendo atto del suo essere riferimento di categoria – appare un po’ appannato, soprattutto in un contesto cittadino dove è necessario spesso essere più che scattanti. Ma si tratta di peccati veniali, di peli nell’uovo, che peraltro dovrebbero venire risolti dal 500, più dotato di coppia e caratterizzato da una sospensione progressiva al posteriore. Insomma, mica vorrete lasciare che siano i francesi gli unici ad apprezzarlo?

CI E' PIACIUTO
Finiture, cura dettagli e qualità comandi e plancia
Risposta trasmissione, doti dinamiche
Dotazione elettronica
CI E' PIACIUTO... MENO
Linea zona posteriore
Frenata non prontissima
Risposta secca sospensione posteriore
ABBIGLIAMENTO
Casco: Shark Evoline 2
Giacca: Alpinestars Verona
Pantaloni: Alpinestars Axiom
Guanti: Alpinestars Drystar
FOTO: Milagro (Campelli, Martino, Maccabelli)
LA SCHEDA TECNICA
