Ducati Streetfighter 848: Less is More

In Prove moto

di Edoardo Licciardello, 29 settembre 2011
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Ducati Streetfighter 848: Less is More


Come è fatta ve l’abbiamo raccontato, grazie al nostro resoconto della conferenza stampa. Ora è il momento di raccontarvi come va, questa Streetfighter 848, grazie ad un test completo ed esaustivo, che si è snodato su un giro stradale di circa 90km – con tutte le situazioni tipicamente affrontate da chi guida una moto del genere – e da un pomeriggio in pista, presso l’Autodromo di Modena.

IN SELLA
La posizione di guida è decisamente più rilassata rispetto a quella della 1098: ferma restando la correlazione sella-pedane, il manubrio rialzato, sia pure con una piega spiovente alle estremità, riduce marcatamente il carico sui polsi. La sella è dura, ma ampia e tutto sommato accogliente, e il cruscotto, sia pure non troppo leggibile al colpo d’occhio, è elegante e gratificante allo sguardo. Permane una certa macchinosità nella gestione dei menu, seppur migliorata rispetto alle versioni precedenti. Ma la concorrenza, sia detto, non è messa meglio. Basta un tocco sul pulsante perché il Testastretta 11° prenda vita e giri regolare. La tonalità di scarico è inconfondibilmente Ducati, e la risposta all’acceleratore piacevolmente precisa e rotonda.

IN MARCIA
E’ ora di avviarci: al nostro gruppo tocca il giro stradale come apertura di giornata. Il percorso inizia su una superstrada di raccordo, dove si può apprezzare l’assenza di protezione aerodinamica che però, per qualche motivo, non risulta così penalizzante come sarebbe lecito attendersi. Sarà la posizione inserita nella moto, invece che sulla moto, sarà che la strumentazione deflette più aria del previsto, ma soprattutto sarà che il pigro ronfare del bicilindrico bolognese trae come sempre in inganno, fatto sta che ci troviamo a superare il limite di velocità autostradale nazionale senza accorgercene. Un tocco al freno, dalla risposta morbida ma precisa, e tutto torna sotto controllo. Giocare con l’acceleratore è gradevolissimo: si ritrova, sulla “piccola” 848, il carattere del 1200 che si trova sulla Multistrada. Lineare ai bassi come nessun altro twin di Borgo Panigale, vigoroso ai medi, grintoso agli alti, con una progressione che prende corpo e si stempera gradualmente senza mai prendere in contropiede.

IN PIEGA
Si inizia a salire, e iniziano le pieghe. La Streetfighter entra nel suo territorio di caccia: guidando disinvolti risponde bene, pur mostrando una sorta di vaghezza nella risposta delle sospensioni quando la conduzione non è decisa. Quando invece si comincia a fare sul serio, caricando forcella e mono, diventa affilata come un rasoio, complice probabilmente il 180/60 posteriore. Entra in curva svelta, a patto di non entrare troppo pinzati, anche senza guidare di corpo, poi scende fino all’inclinazione giusta e vi si ferma magicamente. A centro curva gira precisa, stringendo la curva come la 1098 non si sogna nemmeno di fare, e si prepara a spararvi fuori dall’altra parte con un motore dolce, pastoso e vigoroso allo stesso tempo. Finalmente si riesce ad agire sul freno con confidenza, tanto per la nuova geometria di sterzo, quanto per le nuove pastiglie e – forse – le pinze non monoblocco.

QUESTIONE DI FEELING
Sta proprio qui il segreto di questa Ducati Streetfighter 848: il feeling. Ci si sente sempre l’avantreno in mano, come sulle più riuscite creazioni di Borgo Panigale, non si va mai in affanno. Non ci si sente mai inadeguati, in ritardo sulla moto, come avviene in sella alla 1098, anche quando la concentrazione non è al massimo e si guida con qualche sbavatura. Al contrario, ci si sente sempre padroni della situazione. Sia chiaro, non stiamo parlando di qualità apprezzabili dal neofita appena sceso dallo scooterone: tutti questi discorsi vanno contestualizzati sull’utente tipo di questa moto. Che, secondo Ducati, ha passato i trent’anni, ha una certa esperienza, e sa gestire determinate prestazioni.

PORTATELA SUL PARI
L’unico limite della Streetfighter 848, come del resto di qualunque moto marcatamente sportiva, arriva quando il fondo si fa sconnesso. Su gobbe e buche, la naked Ducati salta e scalcia; d’altra parte, il compromesso fra coerenza dell’assetto e comodità, in questo caso, è per forza sbilanciato sul lato prestazionale. Ci sono frangenti in cui l’impressione è che la maggior parte dell’azione ammortizzante, per capirci, venga svolta dal pneumatico. Lodi e basta, invece, per il cambio: da sempre uno dei fiori all’occhiello Ducati, anche l’unità montata su questa “piccola” Streetfighter non sbaglia un colpo, è rapida e precisa e vanta una corsa piacevolmente contenuta.


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