Harley-Davidson Street Bob: Terapia d'urto

di Edoardo Licciardello

Harley-Davidson Street Bob: Terapia d''urto

E va bene, ve lo confessiamo, questa prova non era nata esattamente così. Tutto è nato dalla curiosità di provare due Harley molto diverse: volevamo capire come diverse declinazioni di concetti comunque nati dalla stessa filosofia potessero venire percepiti da chi, in effetti, su una Harley vera e propria – dimentichiamoci le Buell – non era mai salito. I modelli che avevamo proposto per questo test erano altri, per cui siamo stati leggermente spiazzati quando la PR della casa di Milwaukee ha “rilanciato” con le due Street Bob che vedete nella foto d’apertura di questo test.

C’è voluto poco perché la curiosità prendesse il posto dello straniamento.

In fondo volevamo provare una Harley, no? E allora tanto vale dimenticare preconcetti e fisime, e andare fino in fondo: assaggiare quanto forse di più lontano ci sia dalle moto che siamo abituati a provare. Perché no? In fondo, ormai di sportive, naked e maxienduro ne abbiamo provate in tutte le salse, mentre quando si parla delle moto di Milwaukee non distinguiamo un bobber da un chopper. Tanto vale capire com’è guidare un custom di quelli veri con una terapia d’urto…


Sappiamo che in molti ci copriranno di contumelie, ricordandoci come si chiama la testata per cui stiamo scrivendo, ma lo diciamo senza vergogna: quando siamo arrivati a ritirare le nostre due Dyna Street Bob – la versione di serie, se una Harley può mai essere definita “di serie”, e la Psychobilly – abbiamo passato un’oretta buona, a rimirarle e a gustare ogni particolare. C’è chi non lo capirà mai, ma è vero: ci sono le Harley-Davidson e tutte le altre moto, se si guarda il panorama motociclistico partendo da Milwaukee. Come loro non ce ne sono – potrete amarle oppure odiarle, ma difficilmente ne potrete negare l’unicità.

B-B-BAD TO THE BONE
La Dyna Street Bob è un inno al minimalismo. Essenziale fino all’inverosimile (vi sfidiamo a trovarci un qualunque fronzolo, di qualunque genere) è però ben lontana da qualunque concetto di povertà. La sella è bassissima – solo 655 i mm da terra – il serbatoio è un Fat Bob da 17,8 litri e il motore è il colossale Twin Cam 96, dalla cilindrata in pollici cubici (1584cc, per noi europei). Telaio e forcellone in acciaio, trasmissione finale a cinghia e cerchi – rigorosamente a raggi, e con un mozzo da esporre in un museo di arte moderna per quanto è bello – nelle dimensioni di 19 e 17”, con pneumatici Michelin Scorcher in misura 100/90 e 160/70. I freni contano su due dischi da 300mm all’anteriore e 292 al posteriore: vista la distribuzione dei pesi, la frenata sul posteriore è importante quanto se non più che sull’anteriore. Peso a vuoto? 290kg, per servirvi.

La strumentazione è limitata al tachimetro, alle spie e al display LCD multifunzione sul serbatoio, al centro dell’inserto goffrato, che replica la finitura su diverse componenti del motore. Ben nascosto – o meglio, integrato – l’indicatore del livello carburante nascosto all’interno del finto tappo del serbatoio a sinistra. Il blocchetto d’accensione è posto sul cannotto di sterzo.

I comandi sono i soliti Harley – bellissime leve e pedane, soprattutto nella versione Psychobilly – con blocchetti grossi, robusti ed intuitivi. Gli indicatori di direzione hanno pulsanti separati “alla tedesca”, con cancellazione automatica o attraverso pressione del pulsante corrispondente alla direzione.

PSYCHO-KILLER?
E qui finiscono le parti in comune. La Psychobilly, giunti a questo punto, inizia a prendere le distanze: è difficile definire la Street Bob standard come una moto posata e tranquilla, ma a fianco della cugina… allucinata, l’impressione è quella. La colorazione in marrone opaco ospita, sul serbatoio, un teschio sull’asso di picche – da sempre il simbolo della morte – e il logo H-D dipinto a mano. La sella, che resta monoposto, qui è montata su molle, il manubrio passa ad un Fat Ape da 16” – letteralmente al piano superiore – con relativa piastra sterzo, raccordi e cavi. I lampeggiatori hanno finitura fumé del cristallo, manopole e leve sono ben più corpose e gli specchietti passano dagli standard ad una coppia di Black Dome Billet “appesi” sotto al manubrio.

Sul motore spicca un tappo olio con display della temperatura LCD, e diversi coperchi per varie parti fra cui il filtro aria, con relativo kit centralina. La bulloneria è tutta cromata, e le pedane Tribal Black sono al limite anteriore del corpo veicolo. Lo scarico è con finitura nera opaca, invece che cromato come sulla Street Bob “base”. La targa, come buona tradizione, si sposta sul lato sinistro della moto.

ALL’ATTO PRATICO
Salire sulla Street Bob è quantomeno sconcertante, per chi è abituato a moto sportive o comunque convenzionali. La sella bassissima è comoda, ma le pedane sono decisamente avanzate, e il manubrio è una buona spanna più in alto da dove ci si aspetta di trovarlo. I sudori freddi iniziali, però, si dissolvono dopo qualche metro: il baricentro basso, l’incredibile dolcezza della trasmissione e il pulsare sornione del motore accompagnano per mano anche il meno pratico dei motociclisti in un processo di conoscenza che non si esaurisce certo in cinque minuti, ma che si rivela comunque molto meno farraginoso di quanto non ci si possa immaginare. Qualche lamentela va al posizionamento della chiave d’accensione, che di fatto non è possibile lasciare inserita a moto spenta, data la tendenza a sfilarsi e cadere a terra.

ONDA DI COPPIA
Una volta presa confidenza con la ciclistica e i comandi, si può iniziare ad accarezzare l’acceleratore: il contagiri manca, ma non è difficile intuire come la strabordante coppia (123Nm a 3125 giri) si traduca in un tiro da rimorchiatore non appena si ha lo spazio per sfruttare il motore. La spinta è vigorosa ma dolcissima, complice anche la già citata dolcezza della trasmissione a cinghia, e se si evita di insistere oltre il dovuto con le marce basse, si scopre guardando la lancetta del tachimetro che si fa anche tanta strada. Bisogna surfare sull’onda di coppia, farsi guidare dalle pulsazioni del motore – a proposito, le vibrazioni sono gradevolmente contenute, salvo che ai regimi più elevati, ma ci torneremo sopra dopo, salvo che in folle, al minimo, dove ci si gode un “ballo” del motore curioso ma piacevole – e tenere marce alte.

FRENATA MORBIDA
Quando si vanno a prendere in mano i freni si deve però fare i conti con una massa non semplice da gestire, e comandi giocoforza non troppo aggressivi per non mandare in crisi gomme e ciclistica – la distribuzione dei pesi, lo ripetiamo, è decisamente sbilanciata sul posteriore. Ne risulta una frenata “morbida”, non eccezionale per potenza ma progressiva e facilmente gestibile. Gli spazi d’arresto sono sicuramente proporzionati alle prestazioni della Street Bob, ma stare troppo vicini ai mezzi che vi precedono potrebbe trasformarsi in un’esperienza adrenalinica. Una piacevole sorpresa viene dalla stabilità in scalata: con tanta cilindrata unitaria ci si aspetterebbero reazioni inconsulte del retrotreno, ma complice – anche qui – la dolcezza della trasmissione a cinghia, la Bob perdona anche qualche intemperanza con il piede sinistro.

A SUO AGIO FUORI
In città, una volta prese le misure, la Street Bob non è affatto male: il peso è notevole, ma essendo tutto concentrato in basso si finisce per non avvertirlo neanche tanto, e la posizione di guida si metabolizza più rapidamente di quanto non si penserebbe. Essendo seduti molto in basso si ha scarsa visuale del traffico che vi precede, ma non è comunque la moto fatta per sgusciare fra le auto. E comunque, basta un colpo deciso sul clacson: la tromba squilla vigorosa, annunciando la vostra presenza oltre ogni ragionevole dubbio. In autostrada, grazie a quote “ben piantate” e all’erogazione elastica e morbida del motore le cose vanno altrettanto bene, a patto di non superare i 120 all’ora: oltre, le vibrazioni e la pressione aerodinamica, unita alla posizione di guida molto rilassata, causano qualche disagio e soprattutto un po’ di imprecisione dell’avantreno. Inutile girarci attorno, il palcoscenico migliore su cui far recitare la Street Bob è la statale, possibilmente mossa e panoramica – stretta o veloce non fa differenza – su cui godersi una guida rilassata ma gratificante e scoprire che, se non fosse per la scarsa luce a terra delle pedane, ci si può anche divertire.

PSYCOPATICA
Viene poi il momento di salire sulla sorella cattiva. La Psychobilly intimidisce un po’, soprattutto se come il sottoscritto non passate il metro e settantatre. Il manubrio è davvero alto e la sella, pur comoda e un po’ più alta della Street standard (le molle “regalano” qualche centimetro), vi obbliga a sedere molto avanti se volete raggiungere le pedane. Le manovre da fermo, finché non ci si fa l’abitudine, sono a dire poco impacciate ma, se avete un lato esibizionista, il vostro ego verrà blandito ad ogni uscita. In città, a qualunque semaforo o in qualunque sosta, vivrete l’effetto “uomo nudo in strada”: sguardi ammirati o vagamente stralunati da parte di chiunque vi incontri e un entusiasmo incredibile da parte dei bambini, i cui occhi brillano al vedere “la moto” per eccellenza dell’immaginario collettivo.

IN MOTO
Non stiamo a girarci attorno: la caratterizzazione estetica Psychobilly è meravigliosa ma impone grossi sacrifici in termini di guidabilità. Ci si abitua alla posizione di guida, e dopo un po’ si arriva addirittura a trovarla naturale (ma le braccia si indolenziscono un po’ troppo in fretta, se non siete alti due metri…) ma è indubbio che la Street Bob di serie risulti più efficace. Ma il punto è semplice: una Harley-Davidson non si misura per efficacia, secondo i parametri delle “altre” moto. Per usare le parole di un amico che ci ha aiutato nella realizzazione di questo servizio, sarebbe come valutare la Monna Lisa come tessuto per carta da parati: inappropriato e di cattivo gusto. Allora, basandosi sulle sensazioni pure, la Psychobilly è una moto a cui ci si affeziona in fretta, in modo virile, egocentrico ed un po’ esibizionista. Qualunque sacrificio diventa facilmente accettabile, perché una Harley-Davidson è, e deve essere, diversa da tutte le altre moto. Se allora non vogliamo davvero perdere tempo a girarci attorno, poche Harley sono più Harley della Psychobilly. Se non ne provate una non potete capire.

ALLORA?
L’abbiamo già detto nei paragrafi precedenti: le Harley in generale, e la Street Bob forse più delle altre, non vanno valutate secondo i comuni canoni motociclistici. E non prendeteci per ipocriti, o schiavi del marketing, se tiriamo in ballo parole come fascino, personalità, storia e carattere: basta avere una sensibilità un po’ più raffinata di uno scaricatore di porto di inizio 900 per percepire, dopo pochi chilometri, che quella che state guidando è una moto un po’ speciale. Se poi, come noi fortunati, viziati, giornalisti, riuscite a tenervela per un paio di settimane, il suo fascino vi si appiccica addosso, e faticate un po’ a staccarvene.

SPEGNERE IL CERVELLO, ACCENDERE LO STOMACO
Se valutate una Harley sulla carta, non troverete motivi per non comprare un’altra proposta “d’immagine” e vagamente retrò, che quasi sicuramente appare più efficiente ed efficace secondo i comuni canoni del motociclista moderno. Ma una Harley non si sceglie così, si sceglie con lo stomaco, sulla base delle sensazioni che suscita: date retta, mettete da parte i preconcetti, aprite la mente e provatene una, quella che vi sembra più affine a voi, alla data più comoda del Legend On Tour. Potreste scoprire un mondo. E potrebbe sembrarvi che, alla fine, i 13.900€ della Street Bob, o forse anche i quasi 23.000 della versione Psychobilly, non siano poi chissà che cifra…

Abbigliamento:
Giacca Alpinestars Verona Air
Pantaloni Alpinestars Axiom
Guanti Alpinestars Drystar
Stivali Forma Diablo
Casco Nolan N71 Classic

SCHEDA: HARLEY-DAVIDSON STREET BOB
Tipo motore: Bicilindrico a V di 45° Twin Cam 96, raffreddato ad aria, 2 valvole.
Alesaggio e corsa: 95,3 x 111,1 mm
Cilindrata totale: 1584 cc
Rapp. di compr.: 9,2:1
Potenza max: N.D.
Coppia max: 123Nm a 8125 giri/minuto
Alimentazione: Iniezione elettronica sequenziale
Accensione: Elettronica digitale
Avviamento: Elettrico
Cambio: 6 rapporti
Frizione: Multidisco in bagno d’olio antisaltellamento, comando idraulico servoassistito
Trasm. Primaria: Catena
Trasm. Secondaria: Cinghia elastica
Telaio: Monotrave in acciaio
Sosp. Anteriore: Forcella telescopica.
Sosp. Posteriore: Monoammortizzatore
Freno Anteriore: Disco da 300 mm, pinza a 4 pistoncini
Freno Posteriore: Disco da 292 mm
Pneumatici: Ant.: 100/90-19, post.: 160/70-17
Interasse: 1630 mm
Avancorsa: 119mm
Inclinazione cann: 29°
Peso: 290 kg a secco (305kg in ordine di marcia)
Serbatoio: 17,6L
Prezzo: 13.900 € Chiavi in mano* (kit Psychobilly: 8.918,27€ + montaggio)

* Il prezzo comprende trasporto, pre-consegna, immatricolazione, pieno di benzina, 12 mesi iscrizione H.O.G. che equivale anche ad 1 anno di soccorso stradale, 1 welcome kit (zaino, catalogo accessori, portachiavi, cordino)


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