E va bene, ve lo confessiamo, questa prova non era nata esattamente così. Tutto è nato dalla curiosità di provare due Harley molto diverse: volevamo capire come diverse declinazioni di concetti comunque nati dalla stessa filosofia potessero venire percepiti da chi, in effetti, su una Harley vera e propria – dimentichiamoci le
Buell – non era mai salito. I modelli che avevamo proposto per questo test erano altri, per cui siamo stati leggermente spiazzati quando la PR della casa di Milwaukee ha “rilanciato” con le due Street Bob che vedete nella foto d’apertura di questo test.
C’è voluto poco perché la curiosità prendesse il posto dello straniamento. In fondo volevamo provare una Harley, no? E allora tanto vale dimenticare preconcetti e fisime, e andare fino in fondo: assaggiare quanto forse di più lontano ci sia dalle moto che siamo abituati a provare. Perché no? In fondo, ormai di sportive, naked e maxienduro ne abbiamo provate in tutte le salse, mentre quando si parla delle moto di Milwaukee non distinguiamo un bobber da un chopper. Tanto vale capire com’è guidare un custom di quelli veri con una terapia d’urto…
Sappiamo che in molti ci copriranno di contumelie, ricordandoci come si chiama la testata per cui stiamo scrivendo, ma lo diciamo senza vergogna: quando siamo arrivati a ritirare le nostre due Dyna Street Bob – la versione di serie, se una Harley può mai essere definita “di serie”, e la Psychobilly – abbiamo passato un’oretta buona, a rimirarle e a gustare ogni particolare. C’è chi non lo capirà mai, ma è vero: ci sono le Harley-Davidson e tutte le altre moto, se si guarda il panorama motociclistico partendo da Milwaukee. Come loro non ce ne sono – potrete amarle oppure odiarle, ma difficilmente ne potrete negare l’unicità.
B-B-BAD TO THE BONE
La Dyna Street Bob è un inno al minimalismo. Essenziale fino all’inverosimile (vi sfidiamo a trovarci un qualunque fronzolo, di qualunque genere) è però ben lontana da qualunque concetto di povertà. La sella è bassissima – solo 655 i mm da terra – il serbatoio è un Fat Bob da 17,8 litri e il motore è il colossale Twin Cam 96, dalla cilindrata in pollici cubici (1584cc, per noi europei). Telaio e forcellone in acciaio, trasmissione finale a cinghia e cerchi – rigorosamente a raggi, e con un mozzo da esporre in un museo di arte moderna per quanto è bello – nelle dimensioni di 19 e 17”, con pneumatici Michelin Scorcher in misura 100/90 e 160/70. I freni contano su due dischi da 300mm all’anteriore e 292 al posteriore: vista la distribuzione dei pesi, la frenata sul posteriore è importante quanto se non più che sull’anteriore. Peso a vuoto? 290kg, per servirvi.
La strumentazione è limitata al tachimetro, alle spie e al display LCD multifunzione sul serbatoio, al centro dell’inserto goffrato, che replica la finitura su diverse componenti del motore. Ben nascosto – o meglio, integrato – l’indicatore del livello carburante nascosto all’interno del finto tappo del serbatoio a sinistra. Il blocchetto d’accensione è posto sul cannotto di sterzo.
I comandi sono i soliti Harley – bellissime leve e pedane, soprattutto nella versione Psychobilly – con blocchetti grossi, robusti ed intuitivi. Gli indicatori di direzione hanno pulsanti separati “alla tedesca”, con cancellazione automatica o attraverso pressione del pulsante corrispondente alla direzione.
PSYCHO-KILLER?
E qui finiscono le parti in comune. La Psychobilly, giunti a questo punto, inizia a prendere le distanze: è difficile definire la Street Bob standard come una moto posata e tranquilla, ma a fianco della cugina… allucinata, l’impressione è quella. La colorazione in marrone opaco ospita, sul serbatoio, un teschio sull’asso di picche – da sempre il simbolo della morte – e il logo H-D dipinto a mano. La sella, che resta monoposto, qui è montata su molle, il manubrio passa ad un Fat Ape da 16” – letteralmente al piano superiore – con relativa piastra sterzo, raccordi e cavi. I lampeggiatori hanno finitura fumé del cristallo, manopole e leve sono ben più corpose e gli specchietti passano dagli standard ad una coppia di Black Dome Billet “appesi” sotto al manubrio.
Sul motore spicca un tappo olio con display della temperatura LCD, e diversi coperchi per varie parti fra cui il filtro aria, con relativo kit centralina. La bulloneria è tutta cromata, e le pedane Tribal Black sono al limite anteriore del corpo veicolo. Lo scarico è con finitura nera opaca, invece che cromato come sulla Street Bob “base”. La targa, come buona tradizione, si sposta sul lato sinistro della moto.