Suzuki GSX 1250 FA Traveller. Sport tourer per tutti i giorni

In Prove moto

di Carlo "Guerra" Martini, 28 aprile 2011
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Suzuki GSX 1250 FA Traveller. Sport tourer per tutti i giorni



Càpita spesso, anzi quasi sempre, di affezionarsi alle moto che vengono date in prova dalle case costruttrici. Ognuna ha caratteristiche tali da renderla apprezzabile per qualche aspetto, ed ognuna ha una sua personalità, che la distingue dalle altre. Ma per il viaggiatore di lungo corso, che macina regolarmente centinaia di miglia su ogni tipo di percorso, la Suzuki GSX 1250 FA Traveller, concessa a Motocorse per un long test dalla Suzuki Italia di Robassomero (Torino), è una vera e propria manna dal cielo. Si fa molto in fretta ad apprezzarla. E molta fatica a separarcisi.

Una moto per uno stradista serio, attento alla sostanza. I colori disponibili per la 1250 sono grigio e nero, senza striscie colorate o scritte arrembanti da garzoncello. Un marchio sul serbatoio, ed il nome sui fianchetti. Nera è più fascinosa, sebbene molto sporchevole. La sua linea è particolarmente azzeccata nella vista di tre quarti anteriore. Il disegno del faro e della carena, ottimamente raccordati per fendere l'aria con facilità, le donano uno sguardo truce al punto giusto; non troppo bellicoso, ma neppure bovinamente pacifico. La pulizia delle forme del lato B è inevitabilmente compromessa dal massiccio codone e dal set di valigie montate come equipaggiamento standard. Benché i marchi di fabbrica del costruttore dei bauletti siano rigorosamente assenti, tutto fa pensare che si tratti di un eccellente prodotto italiano. Se fosse come penso, Suzuki non ha fatto bene. Ha fatto stra-bene. Capita spesso che modelli di altri costruttori che vogliono apparire prestigiosi siano dotati, soltanto a richiesta, di costosissimi bauletti realizzati ad hoc, e ciononostante di fattura tutt'altro che impeccabile, talvolta neppure impermeabili. Nell'intento di offrire una signora moto GT ad un prezzo ragionevolissimo, Suzuki ha saggiamente ritenuto di non dover riprogettare qualcosa di già esistente ed ottimamente funzionante. Il tris è apribile e smontabile con un'unica chiave. La capacità di carico è quindi ottima. Non contate però sul vano sottosella, che può ospitare soltanto l'esauriente dotazione di attrezzi. Nell'uso cittadino, l'asportazione delle valigie laterali consente alla Traveller un'eccellente capacità di divincolarsi nel traffico più tentacolare, aiutata in questo anche dall'ampio angolo di sterzo.

Durante la nostra prova, abbiamo approfittato della Traveller per tutte le nostre necessità. Lunghi attraversamenti cittadini, tratti extraurbani, viaggi in autostrada, mari e montagne.

Montato in sella, il tester di un metro e ottantaquattro si sente completamente a suo agio. L'assetto è a busto eretto, soltanto lievemente proteso in avanti. I polsi e gli avambracci non si affaticheranno, neanche dopo numerose ore consecutive in sella. Il cruscotto ha un design molto simile a quello della già nota Gladius, seppur con maggiori funzionalità; oltre alla dotazione obbligatoria di tachimetro digitale, contachilometri multipli e contagiri analogico, troviamo l'indicatore del livello carburante a barrette, il segnalatore della marcia inserita, caratteristica Suzuki sempre gradevole, ed una folcloristica lampadina bianca (lampeggiante o a luce fissa, a scelta) che ci informa sul raggiungimento del regime impostato come critico dal pilota, da 4500 giri al minuto in su. La procedura per la programmazione di questo segnalatore è semplice: si mantiene premuto un tasto sul cruscotto mentre si ruota la chiave di accensione da "off" a "on", e poi si regola il regime prescelto con l'altro tasto. Peccato che la spiegazione sul libretto di uso e manutenzione sia macchinosa e difficilmente comprensibile. Il traduttore reciti un Confiteor.

Che cosa manca perché la strumentazione sia perfetta? Il termometro del liquido di raffreddamento, che sarebbe piacevole poter consultare per sapere se il motore è già entrato in temperatura oppure si sta avvicinando alla fusione. Se questa deprecabile quanto improbabile eventualità si verificasse, verrebbe comunque segnalata dall'apposita icona a cristalli liquidi, presente sul display. Anche il termometro dell'aria esterna sarebbe gradito, perché grazie all'indicazione, più o meno approssimativa, della temperatura dell'ambiente, si concede al motociclista la possibilità, una volta sceso dalla sua cavalcatura, di intrattenere amici e conoscenti con interessanti informazioni, mai fuori moda, sui climi affrontati durante il viaggio.

I comandi al manubrio sono di buona fattura, posizionati secondo i canoni. Le leve della frizione a comando idraulico e del freno anteriore sono regolabili, tramite l'apposito registro, nella distanza dalle manopole. L'avviamento è immediato in ogni condizione termica. La frizione, modulabile, si aziona senza fatica. Il cambio, ben rodato da duemilacinquecento chilometri di uso misto, è morbido e preciso, e i lievi contrasti alla leva, percepibili a moto nuova, sono completamente scomparsi.




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