Moto Guzzi Norge e Stelvio 8v/NTX: la prova

In Prove moto

di Edoardo Licciardello, 09 aprile 2011
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Moto Guzzi Norge e Stelvio 8v/NTX: la prova


E' una splendida giornata, e sinceramente l'idea di guidare Norge e Stelvio sulle splendide strade toscane ci solletica parecchio. Del resto, di come sono fatte ve ne abbiamo già parlato ieri, dunque ora ci preme verificare come vadano. Partiamo con la Norge, allora, visto che il fresco del mattino si addice alla protezione promessa dalla maxicarenatura della GT di Moto Guzzi.

ERGONOMIA: QUASI PERFETTA
Partiamo regolando il parabrezza: alla massima estensione, il bordo è esattamente nel campo visivo del sottoscritto, poco più alto del metro e settanta. La regolazione elettrica funziona a meraviglia, peccato che però i comandi siano posizionati piuttosto lontani dai blocchetti, all'interno del manubrio, e che di fatto impongano di dover staccare almeno una mano dal manubrio per poterli azionare - di fatto, in movimento l'operazione non è agevolissima, così come leggere la parte alta del quadrante digitale del cruscotto, coperta dalla sagomatura della plastica di quello del tachimetro: l'eleganza della strumentazione si paga un po' in termini di chiarezza. Un'altra piccola nota stonata è la stampella laterale: soprattutto se non si hanno gambe da cestista, essendo molto avanzato risulta piuttosto scomodo da azionare. Ultima lamentela, prometto, va per la posizione delle pedane, piuttosto alte e sportive, quasi troppo per una GT, e per il cambio, un po' troppo aderente al motore e non sempre facile da azionare. Per il resto, tutto bene: la sella è comoda e accogliente, le sospensioni filtrano con dolcezza esemplare tutte le asperità, e il manubrio è posizionato alla perfezione. La carenatura protegge perfettamente, le vibrazioni sono contenute e, comunque, di bassa frequenza.

DINAMICA, SENZA SE O MA
Ma bando alle ciance: ci mettiamo in movimento, e Norge mette subito in mostra un'agilità insospettabile, vista la massa: l'ingresso in curva è seriamente paragonabile a quello di una maxinaked. C'è un po' d'inerzia, ma è più una sensazione che un reale limite, visto che basta una leggera pressione sui manubri per inserirsi in traiettoria. Dopo un certo angolo di piega emerge un larvato sottosterzo, forse caratteristico anche della gommatura - irreprensibile comunque per grip e comunicativa - ma basta lavorare un po' di freno posteriore per stringere correttamente la linea. Il motore spinge dolce e progressivo, al netto di qualche strappo ai bassi regimi nei rapporti lunghi, e la potenza, pur senza far gridare al miracolo, è più che sufficiente per divertirsi anche quando si alza il ritmo. Se invece si vuole trotterellare, è semplicemente perfetto: fluido quasi come un quattro cilindri, elastico come un tre, ma ricco di coppia come solo un grosso bicilindrico sa essere. A voler essere molto pignoli, la concorrenza teutonica offre un po' più di grinta, sotto, ma ripetiamo, se si vuole andare a spasso, è dolce e cremoso. Lodi sperticate merita la frizione: la leva è di burro, ma con un feeling assoluto.

RITMI DA SPORTIVA
Più avanti nella giornata siamo tornati in sella a Norge, quando il ritmo era decisamente euforico. In queste condizioni, la massa e la vocazione turistica delle sospensioni inizia a mostrare i limiti della GT Guzzi: si tocca presto sotto, e nei cambi di direzione emerge qualche ondeggiamento. Su consiglio di Gianluca Di Oto, che si è unito a noi per gustarsi una smanettata in compagnia, aumentiamo il precarico al retrotreno (il pomello del registro è facilmente accessibile estraendo il fianchetto sinistro, operazione da pochi secondi), e Norge cambia faccia. Diventa rigida, precisa e ricca di luce a terra più di quanto una GT abbia diritto ad essere, ma purtroppo servirebbe un po' più di tempo per lavorare anche sulla forcella. Perché adesso, in frenata, le scalate si fanno problematiche, e l'ABS inizia a farsi intrusivo sul retrotreno, causando qualche momento, per così dire, "interessante", soprattutto visto il fatto che la massa, pur nascosta, ma c'è. E si nota soprattutto in frenata: l'impianto, dolce e progressivo, fatica a fermare Norge quando si cerca… di tenere il passo di una Stelvio ben guidata.   Stiamo comunque parlando di ritmi che fanno parte solo marginalmente della destinazione d'uso della Moto Guzzi GT, sia chiaro: nell'uso turistico, senza pretendere di tenere passi da superpole, è pressoché perfetta. Al netto delle piccole sbavature citate all'inizio, la Norge è una granturismo di gran razza.




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