La misura, e con essa il senso che ne deriva, è una virtù che non tutti hanno e che spesso distingue i grandi uomini da quelli mediocri. Si può salire alla ribalta per gli eccessi o passare inosservati restando perennemente sottotono, ma è solo la misura che permette di durare a lungo raggiungendo un invidiabile equilibrio. Spesso i progettisti hanno seguito le prime due strade, proponendo costose moto adrenaliniche alla portata di pochi, oppure prodotti dignitosi e più abbordabili, che però riuscivano ad emozionare quanto un paracarro. Anche Yamaha, come del resto tutti i produttori del Sol Levante, è stata a volte presa da eccessi in entrambe le direzioni, ma con la FZ8 sembra avere centrato l’obiettivo. Dopo averla provata possiamo infatti dire che è la naked che mancava, almeno guardando ai listini della casa dei tre diapason. Kawasaki ha già la sua best seller Z750 e Suzuki si appresta a riaccendere la lotta con la GSR 750. Yamaha ha dalla sua una FZ6 e una FZ1 che coprono i due estremi e l’arrivo della FZ8 (con immancabile versione semi carenata denominata Fazer 8) le consente di accontentare veramente qualsiasi esigenza.
200 cc di differenza sembrano pochi, ma in realtà cambiano tantissimo il comportamento di una moto, regalando più coppia e tiro rispetto a un 600 senza però richiede l’esperienza di guida e la malizia necessarie per gestire una 1000. Se andiamo poi a guardare nel dettaglio ci accorgiamo di come la FZ8 di cavalli ne abbia veramente pochi in più della FZ6; ciò che cambia è proprio l’elasticità del motore e una ripresa decisamente più vigorosa. Non serve superare i 6.000 giri e cambiare marcia in continuazione per cercare le prestazioni, basta giocare con il gas e decidere se adottare una guida tranquilla, con possibilità di riprendere dalla sesta marcia anche da 1.500 giri, o se tirare le marce al limitatore per sfruttare le notevoli doti del nuovo 4 cilindri da 779 cc., derivato dal propulsore montato sulla R1 versione 2008.