
La Brutale cambia. Solo sotto il vestito.
Pochi, probabilmente, si aspettavano che MV Agusta, pur con la partenza del designer Massimo Tamburini (o forse, ripensandoci, proprio per questo) rivedesse la splendida linea della Brutale quando, lo scorso autunno, ha lasciato trapelare la presentazione del nuovo modello. Un po’ perché, visti i tempi di progettazione, la matita che ha firmato la naked MV resta quella dell’ormai leggendario artefice dei migliori capolavori del motociclismo italiano, un po’ perché, seguendo una filosofia che da sempre ha fatto parte del DNA MV Agusta, è comunque possibile modificare profondamente il rendimento ciclistico e meccanico di una moto senza dover necessariamente andare a modificare troppo pesantemente la linea. Il paragone con Porsche e la sua 911 l’avrete già sentito fino alla nausea, ma perdonateci: è il più calzante che si possa fare.
Il risultato è davanti agli occhi di tutti: la nuova Brutale è… inconfondibilmente una Brutale, nelle linee e nell’indole. Lo potete vedere con i vostri occhi, e credeteci – fino a quando non avrete letto la sezione relativa alla descrizione dinamica – quando vi diciamo che, alla prima spalancata di gas, magari con un rapporto basso inserito, la sensazione di avere a che fare con una moto in cui c’è ancora molto del DNA della vecchia. Il bello è che si tratta quasi solo dei cromosomi “giusti”.
Reduci dall’inverno più brutto che motociclista ricordi negli ultimi anni, che ha fatto fallire già due tentativi di svolgere il nostro test, siamo finalmente riusciti a portare la supernaked MV sul circuito di Misano Adriatico in una splendida giornata primaverile, per metterla alla frusta nelle migliori condizioni. Leggete le nostre (entusiastiche) conclusioni, e, mi raccomando, approfittante delle restanti date del Brutale On Tour per toccare con mano anche voi…
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