La più corsaiola fra le 600 smussa alcuni spigoli
Ci sono voluti nove anni, ma dopo la vittoria di Tecuhert nel 2000, la R6 - la più cattiva e corsaiola, a livello d'immagine, fra le 600 - è tornata in vetta al mondo grazie alle imprese di Cal Crutchlow, che con il titolo SS 2009 si è guadagnato... l'ingrato compito di non far troppo rimpiangere tal Ben Spies. Una vittoria sicuramente conquistata grazie a velocità e grinta del pilota britannico, ma anche alle doti della media Yamaha: la R6 ufficiale è apparsa, in diverse occasioni, la moto più veloce in pista.
E non bastassero gli exploit sul palcoscenico mondiale, basta osservare cosa succede nei campionati nazionali Supersport e STK: il marchio dei tre diapason è il più rappresentato su tutte queste griglie, e spesso il vincitore finale. A garanzia del fatto che la R6 è, se qualcuno avesse dubbi, la più “pronta gara” delle Supersport.
Ma torniamo alla moto stradale: apparentemente immutata, ha invece ricevuto qualche "ritocchino" per migliorarla un po' nell'unico, vero, suo punto debole - la coppia ai medi regimi - grazie ad una nuova mappatura per l'elettronica e un nuovo scarico, leggermente più lungo che sul modello 2009. I benefici nell'uso stradale sono evidenti; più facile da guidare e da sfruttare, permette di divertirsi anche a chi non ama la guida "duetempistica".
Ma sono benefici percettibili anche nell'uso in pista, come abbiamo verificato in una giornata in pista a Franciacorta, in cui abbiamo avuto la possibilità di esaminare la R6 da vicino e spremerla per bene su un tracciato tormentato ma con diversi allunghi – e qualche ripartenza da bassa velocità – che sembra fatto apposta per esaltare le caratteristiche della R6 nel suo ultimo modello. Leggete oltre, senza trascurare
la Photo Gallery che le abbiamo dedicato...