
Ovvero come Harley reinventa se stessa con un modello che guarda al futuro senza abbandonare le proprie origini
First look E' bassa, lunga e nera. Mi ricorda tanto le prime pubblicità di Carlo Talamo, il Vate, il profeta dell'Harley-Davidson in Italia, prematuramente scomparso ad ottobre 2002 in sella ad una delle moto che amava. Nella foto appariva una delle prime Night Train, anche lei tutta nera, come un giaguaro pronto a scattare nel buio. A distanza di oltre una decina d'anni da quelle immagini ecco davanti a me la V-Rod Muscle, ultima versione della famiglia VRSC.
La Muscle nasce tutta nera e cromature, plastica poca o nulla, di ferro ce n'è tanto e di buona qualità. Dai comandi al manubrio alle pedane agli splendidi gambali della forcella a steli rovesciati è tutto acciaio massiccio e ben cromato. Facendogli un giro intorno intuisci subito che è una Harley, la classe non è acqua, però vedi che c'è anche qualcosa di diverso da solito lì in mezzo al telaio: il radiatore... Cioè, in una H-D il radiatore non si era mai visto se non quello piccolino per l'olio. E a questo punto ti accorgi anche che il motore non ha poi tante alette su teste e cilindri. E c'è pure una pompa dell'acqua con tanto di tubazioni. Insomma è qualcosa di veramente diverso dal solito. Ma lo shoc per la presenza del radiatore è subito mitigato dai mille particolari che saltano all'occhio approfondendo lo sguardo oltre il nero. Abbiamo così degli splendidi specchietti con frecce a led integrate, e non sono una stampata di plastica, è metallo lavorato con cura e attenzione. Dopo specchietti non possiamo non notare il massiccio manubrio con cavi elettrici totalmente a scomparsa. E così anche tutto il resto della moto è una continua sorpresa di piccoli e grandi componenti rifiniti con cura e attenzione fino ad arrivare al bel fanale posteriore anche lui a led, integrato nel parafango posteriore con una linea curva a seguire quella del sottostante, carismatico, gommone da 240. La moto è bella e non poteva mancare una photogallery dedicata qui.
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